Fulco Pratesi – L’Arte della Natura
Dipinti e taccuini di Fulco Pratesi.
Comunicato stampa
La mostra “L’Arte della Natura, dipinti e taccuini di Fulco Pratesi”, promossa dal Vicepresidente della Camera Giorgio Mulè per ricordare Fulco Pratesi ad un anno dalla sua scomparsa, patrocinata da Italia Nostra e WWF Italia, è a cura di Francesco Petretti, Francesco Pratesi e Alessandra Fenizi con la collaborazione di Alfonso Mongiu ed Emanuele Martinez.
Fulco Pratesi (1934-2025) è stato una figura rara e poliedrica: architetto, naturalista, giornalista, deputato, pittore e scrittore. Fin da giovane imparò ad andare “sul campo”, a osservare e disegnare dal vero. Per lui la matita e l’acquerello non erano solo strumenti d’arte, ma modi per studiare, capire, proteggere. Quando abbandonò la caccia conservò ciò che essa gli aveva insegnato di più prezioso: leggere le tracce, cogliere i segni minimi della vita, ascoltare la natura con occhi allenati. La mostra ripercorre la sua vita e il suo impegno attraverso i dipinti e i taccuini naturalistici testimoni di passione, visione e studio costante. Per la prima volta verranno esposte al pubblico alcune delle opere originali che hanno segnato il suo percorso artistico e quell’amore per la natura che lo portò, nel 1966, esattamente 60 anni fa, a fondare il WWF Italia.
«La conoscenza nasce sul campo»: questo era il messaggio che Fulco amava trasmettere anche attraverso i suoi “pennelli da viaggio”. Un insegnamento ancora attuale, non solo per gli “addetti ai lavori” ma per tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla natura per ammirarne la bellezza, proteggerla e consegnarla intatta alle generazioni future.
Attraverso una selezione dei suoi diari e taccuini naturalistici, delle tavole che accompagnavano la rivista da lui diretta «L’Orsa» e dei quadri che arredavano la sua abitazione, la mostra ripercorre i principali temi che hanno contraddistinto l’impegno artistico, di studio e di attivismo di Pratesi: La palude, Il mare, I clandestini in città, La campagna, Gli incontri immaginari, I viaggi nel mondo di Fulco oltre ad alcune delle principali Campagne del WWF Italia dedicate al Cervo sardo, Al lupo, Al Grande Albero e Gli animali “cattivi” da riabilitare.
I taccuini da campo e i diari di Pratesi sono, nello specifico, i documenti da cui prende avvio il racconto visivo e intimo dell’intera esposizione. Animali e piante venivano rapidamente annotati a matita ed acquerello, accompagnati ai margini da brevi note esplicative, per essere poi riportati in bella, nel diario, una volta rientrato a casa. Dalle sue emozioni visive prendevano poi forma le tavole o i quadri su piante e animali, che spesso si trasformavano in campagne di sensibilizzazione del WWF, anche attraverso articoli o interventi televisivi.
Riprendendo la tradizione dei diari naturalistici dell’illustratrice inglese Edith Holden (1871-1920), Fulco Pratesi ha realizzato con metodo, dal 1981 fino a poche settimane prima della sua scomparsa, 28 tra taccuini e diari naturalistici. In queste opere emerge con chiarezza come il “micro” e il “macro” della natura siano profondamente intrecciati, così come lo sono passione, arte, scienza, educazione e attivismo. Elementi che, nel percorso di Fulco, convergono in un’unica e coerente visione della natura.
Completano l’esposizione due teche dedicate, rispettivamente, all’attività parlamentare di Pratesi, svolta tra il 1992 e il 1994, e a due eventi che hanno segnato la sua vita. Il primo è l’incontro, all’età di diciassette anni, con Fabrizia de Ferrariis Salzano, che sposerà nel 1960, e con la quale crescerà quattro figli e condividerà passioni e battaglie ambientaliste. Il secondo è l’esperienza decisiva della visione di un’orsa, con i suoi piccoli, durante una battuta di caccia in Turchia nel 1966, episodio che lo porterà ad abbandonare il fucile e ad intraprendere quel percorso che darà inizio al suo impegno in difesa della natura.
Tutti i documenti e le opere esposti in mostra sono stati messi a disposizione dalla famiglia Pratesi, non solo come testimonianza del percorso personale di Fulco, ma anche come espressione di una memoria familiare condivisa.
Un particolare ringraziamento a: Giorgio Mulè e Francesca Scopelliti