Ludovico Bomben – Una figura continua a cercarmi

Informazioni Evento

Luogo
GALLERIA MICHELA RIZZO GMR
Galleria Michela Rizzo, Palazzo Palumbo Fossati, Fondamenta Narisi, Venezia, VE, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
28/02/2026

ore 12

Artisti
Ludovico Bomben
Generi
arte contemporanea, personale

La Galleria Michela Rizzo è lieta di presentare Una figura continua a cercarmi, mostra personale di Ludovico Bomben.

Comunicato stampa

La Galleria Michela Rizzo è lieta di presentare Una figura continua a cercarmi, mostra personale di Ludovico Bomben.

Ogni opera presentata da Ludovico Bomben in questa mostra necessita di un esercizio per arrivare a compimento, inteso come rapporto tra contesto e fruitore che si instaura attraverso le opere. Questo ovvio presupposto non dovrebbe prevalicare ogni spinta espressiva contenuta in essa ma, piuttosto, quello che sarà il risultato dell’esposizione si inscrive, per forza di cose, nella reciprocità aperta dall’artista.

La ricerca di Ludovico Bomben è da molti anni ben delineata; in essa emergono riferimenti espliciti all’iconologia e iconografia, alla combinazione tra tecniche e tecnicismi e al rigore formale in cui racchiude tutto ciò. Se, ad un primo sguardo superficiale si potrebbero licenziare come semplici esercizi formali, ebbene ogni opera presentata in questa personale induce a uno sforzo cognitivo, anche minimo, per dare compiutezza all’opera stessa. Questo non è da intendersi come una mancanza, è una precisa necessità: lasciare un margine di indeterminatezza alla compiutezza dell’opera.

Partendo dall’installazione che dà il titolo alla mostra, una figura continua a cercarmi, siamo in una stanza circondata da lettering applicato a muro in foglia d’oro. Dovremmo essere in grado di completare la lettura della frase solo scorrendo il nostro sguardo per tutto il perimetro, ma non riusciremo mai a interporci ad essa, nello spazio, per vedere la sua completezza. Così facendo, mentre memorizziamo il senso compiuto della frase, il riflesso della nostra figura si mescola in ogni parola scandita e scompare nel biancore del muro. Siamo forse noi quella figura?

Così come nella serie dell’opera Seme, un seme d’oro di 24 carati, l’avvicinamento estremo all’opera non basta per coglierne la fattezza. La sua compiutezza l’avremmo soltanto attraverso uno strumento che ne ingrandisca le sembianze. Forse questa è la prima volta che l’autore ci dona uno strumento per accedere all’accuratezza dell’opera.

Quel seme si completa all’interno di una confezione preposta a contenerne 100 esemplari, esigua quantità se comparata a quella dell’opera Sema, dove, immergendo le mani nel parallelepipedo nero, si può constatare una grande quantità di semi (veri).

In questo caso sembra esplicita la dicotomia tra un elemento vivo come il seme riposto all’interno di una scultura che potrebbe ricordare un feretro (Sèma è la pietra tombale). Queste tre opere - anche se ne includerei una quarta, Lacrime #1 e #2 - differiscono completamente da una più riconosciuta ricerca di Ludovico. In esse ho ritrovato maggiormente la completa attuazione tra l’indiscutibile capacità formale, la gestione dello spazio e l’azione non passiva del fruitore verso esse.

Il percorso della mostra si arricchisce con altre opere, come la serie di stampe Séma #1 in cui i neri profondi sono arricchiti da inserzioni in ottone specchiato e aprono all’illusione di archetipe geometrie. Queste sagome nere mutano la loro forma in relazione alla luce che le colpisce. Alcune loro geometrie alludono a solidi ben definiti, quasi rinominabili come rappresentazioni sintetiche di menhir. In questa serie di stampe, è lampante come la composizione si rifaccia all’etimologia del termine “sema” (come unità linguistica minima cit.) e le sue declinazioni tra semantica e segno.

Ludovico sembra fare passi a ritroso per recuperare l’essenzialità, riducendo al minimo l’estensione del segno a favore della forma.

Nella sala successiva, a parete, Pioggia d’oro, riporta all’accuratezza formale della serie Fendenti. Anche in questo caso l’installazione rimanda ad una forte iconografia, mescolando materia e forma, di un segno che ferisce, o di una pioggia che feconda.

Accanto, sopra un piedistallo, la materia della scultura si presta ad essere contenuto e contenitore di una esperienza. Lacrime #1 esclude ogni riferimento con l’esterno per trascinare la percezione ad un gesto riservato. La scultura in vetro suggerisce, e l’opera a parete la sottolinea, come una pratica emotiva possa diventare linguaggio e come una scultura possa essere oggetto per farne esperienza. Forme e materiali di essa, avvicinano il corpo ad una conoscenza non più di fruizione passiva ma attiva. Quest’opera, anche se appare così estranea dal resto dell’esposizione, suggerisce nuovamente come la percezione di noi nel contesto possa passare sia per una sorta di contemplazione verso l’altro, come da un'azione pratica di noi stessi.

Per questa personale di Ludovico Bomben ho dovuto affrontare uno strano equilibrio; la positiva sensazione che ogni opera mirasse a destabilizzare la prima impressione.

L’apparente presentimento di doversi muovere verso e dentro dall’opera per completarne il senso, che ogni forma potrebbe essere figura solo defilando lo sguardo, spostando il riflesso di noi verso essa.

Mi sono ritrovato a chiedermi (ed a dire allo stesso autore) per i nuovi lavori proposti in questa mostra, qual è questa figura? (che continua a cercarmi)

“Stai guardando a qualcosa che non vuoi ancora affrontare, a cui non hai ancora voglia di dare un nome. Ci stai girando intorno e continui a far girare tutti noi. Alle volte ci fai allontanare per guardare il tutto, altre volte ci fai avvicinare per obbligarci al particolare. Siamo noi lo strumento per commisurare le tue opere?”

Lasciando alle spalle la mostra, mi sembra che Ludovico abbia voluto scandire le possibilità che la scultura propone, per oltrepassare la sua utopia di mondo, spazio, luogo. Un linguaggio immediato fatto di iconiche chimere. Oggetti che possono essere segni o strumenti, immagini contenute senza scala o stanze dilatate dal riflesso. Qual è la miglior percezione di questa compiuta illusione? Siamo noi ad attraversare queste esperienze o sono loro a oltrepassare noi? L’opera di Ludovico è materia o idea?