Il British Museum rimuove la parola “Palestina” dai suoi pannelli espositivi

A seguito delle pressioni di avvocati filo-israeliani, le menzioni del Paese hanno cominciato a scomparire dalle esposizioni dedicate all'antico Medio Oriente. Non è la prima volta che Israele usa l'archeologia e il turismo come strumento di riscrittura

I test sul pubblico hanno dimostrato che l’uso storico del termine Palestina… in alcune circostanze non è più significativo“: a dichiararlo è l’associazione UK Lawyers for Israel (UKLIF) in una lettera rivolta al direttore del British Museum, Nicholas Cullinan. Lettera che contiene una richiesta: rimuovere le menzioni del Paese dai pannelli informativi nelle esposizioni dedicate al Medio Oriente. Obbediente, il British Museum si è adeguato, e in questi giorni ha confermato di stare rivedendo e aggiornando pannelli e didascalie che contenevano il nome del Paese, sostituendolo.

Le pressioni israeliane sul British Museum

La lettera è piuttosto specifica. Gli avvocati hanno indicato come “storicamente inaccurati” i riferimenti alla costa orientale del Mediterraneo come “Palestina”, e le descrizioni di alcune persone come “di discendenza palestinese”, indicando come preferibili i nomi Canaan, regni di Israele e Giuda o Giudea. Il gruppo ha specificato anche che l’uso di un unico nome per migliaia di anni “cancella i cambiamenti storici e crea una falsa impressione di continuità“.

La riscrittura della storia palestinese al British Museum

Il British Museum, in questi giorni già al centro di una controversia mediatica per aver diffuso sui propri canali social delle immagini realizzate con l’Intelligenza Artificiale, si è quindi adeguato. Un esempio? Come riferito dal Telegraph, in un pannello la dicitura “discendenza palestinese” è stata modificata in “discendenza cananea”. Un asservimento che ha presto dato i suoi frutti: un portavoce dell’UKLIF ha detto di aver accolto con favore la disponibilità del British Museum a intervenire sulla terminologia.

La risposta palestinese alle modifiche del British Museum

In tutta risposta, il Palestinian Forum in Britain (PFB) ha espresso profonda preoccupazione per la comunità palestinese nel Regno Unito: “Consideriamo questo un preoccupante atto di cancellazione storica che contraddice le responsabilità professionali ed etiche del museo”, ha scritto al CdA del British. “Le istituzioni culturali non dovrebbero alterare il linguaggio storico o l’interpretazione pubblica a causa di pressioni politiche, in particolare quando ciò si traduce nell’emarginazione di un popolo già emarginato“, hanno aggiunto dal PFB, indicando come un intervento del genere rischi di legittimare la cancellazione della storia e dell’identità palestinesi.

La riscrittura della storia palestinese attraverso l’archeologia

Il controllo della narrazione storica e archeologica in ottica sionista è un obiettivo storico e fondativo di Israele. Nel 2018, un rapporto dell’Unione Europea trapelato al Guardian denunciava che Israele stava sviluppando siti archeologici e turistici per legittimare insediamenti illegali nei quartieri palestinesi di Gerusalemme. Secondo il rapporto, questi progetti venivano utilizzati “come strumento politico per modificare la narrazione storica e per sostenere, legittimare ed espandere gli insediamenti“.

Un processo tutt’altro che concluso, e che anzi viene portato a termine sempre più esplicitamente: tra il 2013 e il 2025, le autorità di occupazione israeliane hanno emesso 63 ordini militari rivolti a siti archeologici nella Cisgiordania occupata che hanno portato alla confisca o al passaggio sotto il controllo di Israele di oltre 1700 acri di terra palestinese. Queste misure fanno parte di una strategia più ampia e sistematica volta a consolidare e consolidare l’annessione della Cisgiordania che vediamo istituzionalizzare in questi giorni: ora come allora, gli strumenti prescelti per questa legittimazione sono l’archeologia, le infrastrutture turistiche e la gestione del patrimonio culturale.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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