A Faenza c’è una mostra sulla mitologica manifattura italiana Ginori

Arte, tecnica e impresa nella grande manifattura italiana: al MIC di Faenza una mostra racconta due secoli di sperimentazione, tra porcellana, scienza e industria

Un progetto che evita la celebrazione retorica e sceglie di entrare nei processi: quelli della materia, del lavoro, dell’invenzione. Il MIC di Faenza dedica alla Manifattura di Doccia la mostra Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, a cura di Oliva Rucellai e Rita Balleri. Sullo sfondo, la lunga storia di Ginori come laboratorio permanente del Made in Italy.

Il MIC di Faenza

Il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza è uno di quei luoghi in cui la storia dell’arte incontra la storia del fare. Fondato nel 1908 da Gaetano Ballardini, il MIC non è soltanto un museo di collezioni straordinarie, ma un’istituzione che ha costruito nel tempo un vero e proprio atlante della ceramica mondiale, attraversando epoche, culture e linguaggi. Oggi, sotto la direzione di Claudia Casali, il museo ha rafforzato il proprio profilo internazionale, lavorando su un’idea di ceramica come territorio di confine: tra arte e design, tra artigianato e industria, tra tradizione e sperimentazione. In questo quadro si inserisce Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, una mostra che sceglie consapevolmente di non raccontareGinori come un marchio da vetrina, ma come un organismo produttivocomplesso. Curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri, l’esposizione ricostruisceoltre un secolo e mezzo di storia della manifattura fondata nel 1737 da Carlo Ginori a Doccia, vicino Firenze, mettendo al centro il lavoro sullamateria, le soluzioni tecniche, le scelte formali e le ambizioni culturali chehanno accompagnato l’impresa.

Installation view: Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura
Installation view: Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura

La storia della Ginori

Il titolo non è decorativo. “Alchimia” rimanda a un’idea concreta di trasformazione: quella che avviene nei laboratori, nei forni, nelle prove di impasto e di smalto. La porcellana, prima di diventare oggetto, è una sfida fisica e chimica, un equilibrio instabile tra fragilità e resistenza, tra progetto e imprevisto. La mostra costruisce il proprio racconto proprio su questo crinale, alternando opere finite, modelli, varianti, prototipi e oggetti d’uso, per restituire l’immagine di una manifattura come spazio di ricerca continua, non come semplice fabbrica di forme eleganti. Ne emerge un ritratto lontano dalla retorica del “bello e basta”.
Ginori appare piuttosto come un laboratorio avanzato, capace di tenere insieme qualità artistica e visione produttiva, ambizione estetica e organizzazione industriale. Le grandi porcellane convivono con le testimonianze di una produzione pensata per la vita quotidiana, per la tavola, per gli interni, mostrando come il progetto culturale della manifattura sia sempre stato, in fondo, anche un progetto sociale e di mercato. Come sottolinea la direttrice Claudia Casali, Ginori è un nome che evoca eleganza, ma dietro quell’immagine si nasconde una storia fatta di tecnica, sperimentazione e tecnologia. È proprio questo livello, spesso invisibile al pubblico, che il MIC decide di portare in primo piano.

Mostra Ginori a Faenza. Il percorso espositivo

Le curatrici Rucellai e Balleri costruiscono così un percorso che invita a leggere gli oggetti come esiti di un processo, più che come icone isolate: ogni forma è il risultato di una catena di decisioni, competenze e tentativi. Il progetto nasce in collaborazione con la Fondazione Museo Ginori, che da anni lavora sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio storico della manifattura. Un ruolo decisivo, perché consente di tenere insieme dimensione museale, ricerca storica e riflessione sul presente, restituendo a Ginori la complessità di un caso culturale e industriale insieme. E il presente conta. Dopo le trasformazioni dell’Ottocento e del Novecento – dalla stagione Richard Ginori fino al contributo decisivo di figure come Gio Ponti – Ginori 1735 è oggi uno dei marchi simbolo del Made in Italy nelsegmento alto della porcellana e del design per la tavola e l’abitare. Opera in un mercato globale, con una forte vocazione all’export e una presenza consolidata nei mondi dell’hôtellerie, del lusso e del progetto d’interni. Al di là dei dati economici, ciò che colpisce è la continuità di un modello: investire su sapere tecnico, qualità produttiva e identità culturale come fattori strategici.

La relazione tra cultura e impresa in Ginori

In questo senso, Alchimia Ginori è anche una mostra sul rapporto tra cultura e impresa. Racconta come un sapere artigianale possa diventare struttura industriale senza perdere complessità, e come l’innovazione non sia una rottura, ma spesso una prosecuzione consapevole della tradizione. Il MIC di Faenza si conferma così non solo come museo di oggetti, ma come luogo in cui le storie della materia diventano storie di lavoro, di conoscenza e di trasformazione. È infatti il riferimento sia della scuola superiore che della facoltà di design a cui ha dato origine ma anche della rete di oltre sessanta laboratori ceramisti che ancora animano la economia locale.

Paolo Cuccia

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Paolo Cuccia

Paolo Cuccia

Laureato in Ingegneria presso l'Università Sapienza di Roma, ha conseguito un Master in Business Administration presso l'Università Bocconi di Milano. Dal 2008 è Presidente del Gruppo Gambero Rosso.  Nel 2011 ha fondato Artribune Srl, diventandone Presidente. Consigliere d'Amministrazione di Equalitas,…

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