In un palazzo del ‘500 di Firenze c’è un boutique hotel disegnato da una artigiana calligrafa

Si chiama “Stella d’Italia” l’albergo ospitato in uno storico palazzo vasariano in Via Tornabuoni. Affreschi, stampe, opere d’arte e l’italianità diventano parte integrante del racconto visivo e concettuale dell’hotel

Ospitato in un palazzo cinquecentesco progettato da Giorgio Vasari, al civico 7 di Via Tornabuoni, a Firenze, Stella d’Italia non si presenta semplicemente come un boutique hotel, ma come uno spazio che attraverso il “sostare temporaneo” interroga l’idea di italianità. L’hotel è il nuovo progetto di Matteo Perduca, albergatore, ristoratore e direttore creativo che da anni opera anche come interior design, mettendo in dialogo la memoria storica e l’immaginario collettivo. Accanto a lui, la calligrafa e designer fiorentina Betty Soldi introduce una dimensione più intima e gestuale del segno, in cui parole e scrittura a mano diventano parte integrante del racconto visivo e concettuale dell’hotel.

Nasce il boutique hotel “Stella d’Italia” a Firenze

Già dimora della nobile famiglia Corsi e oggi sede del Circolo dell’Unione,il palazzo cinquecentesco diventa il primo soggetto del racconto. Gli affreschi settecenteschi convivono con frammenti riemersi dal passato, arredi recuperati e superfici lasciate volutamente imperfette. L’ingresso, dominato da un soffitto dipinto ispirato alle grottesche degli Uffizi, introduce subito il visitatore in un ambiente dove la citazione colta dialoga con una sottile irriverenza visiva, evitando qualsiasi forma di musealizzazione statica.

Scrittura, gesto e memoria: il contributo di Betty Soldi per “Stella d’Italia”

All’interno di questa stratificazione si innesta il lavoro di Betty Soldi, calligrafa, artista e creativa che da anni indaga il linguaggio della scrittura a mano come pratica espressiva e culturale. Dopo un lungo periodo a Londra, Soldi ha fondato il proprio studio a Firenze. La sua collaborazione con Stella d’Italia non si limita a un intervento decorativo, ma contribuisce a definire un ritmo più intimo e umano degli spazi, infatti “il carattere tipografico utilizzato dappertutto a Stella d’Italia è basato su quello originale di Giambattista Bodoni, creatore della tipografia moderna già nel ‘700”, spiega ad Artribune Betty Soldi. “È questa l’Italia, una eredità del passato che vive ancora nel presente per ispirare hic et nunc!”. Non a caso, Soldi è anche ideatrice delle Inksperiences, eventi che mixano elementi risalenti all’umanesimo rinascimentale e contemporaneità, trovando nella Stella d’Italia un ambiente adatto al loro svolgimento (organizzando ogni evento su misura per ogni cliente).

Stella d'Italia, Firenze. Photo Sofie Delauw
Stella d’Italia, Firenze. Photo Sofie Delauw

A ogni camera il proprio immaginario

“Il nome Stella d’Italia è in onore del più antico simbolo nazionale italiano”, ci racconta l’albergatore fiorentino Matteo Perduca“Ogni stanza è dedicata al tema dell’italianità, con tutti gli arredi e i dettagli decorativi trovati e progettati per raccontare la storia dell’Italia e la scoperta del vero spirito di Firenze”.Ogni stanza, dunque, funziona come una micro-narrazione autonoma, ciascuna costruita attorno a un immaginario specifico. Percorrendo le 24 stanze (di cui due suite) si passa dal cinema italiano degli Anni Cinquanta alla cartografia storica di Firenze, dal paesaggio marino al design modernista, in un allestimento in cui ogni elemento è scelto come segno, non come semplice decorazione. Oltre 500 opere – tra dipinti, stampe, libri incorniciati, tessuti e frammenti di affresco – costruiscono un percorso continuo che richiama più una pratica curatoriale che un progetto di interior design tradizionale, trasformando l’hotel in un museo diffuso e abitato.

Stella d'Italia, Firenze. Photo Sofie Delauw
Stella d’Italia, Firenze. Photo Sofie Delauw

Un boutique hotel come amplificatore di memorie e tradizioni

Anche gli spazi comuni rafforzano questa dimensione esperienziale. Il Salone della colazione, avvolto da affreschi bucolici settecenteschi, rievoca l’immaginario del Grand Tour, mentre il Bar Salone ospita una collezione di piatti del Buon Ricordo, oggetti popolari che diventano testimonianze di una memoria gastronomica e affettiva collettiva. Infine, la loggia panoramica, affacciata sui tetti di Firenze e sulle colline di Bellosguardo, apre l’esperienza alla città reale, fatta di stratificazioni, contraddizioni e tradizioni che resistono al tempo.

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