Le etichette illustrate che parlano del mondo femminile attraverso il cibo. Il progetto di Matilde coltiva

Federica Albanese Ruffo è un’orticoltrice romana, che guida una piccola azienda nella Tuscia. Per i suoi prodotti trasformati ha coinvolto negli ultimi anni una serie di giovani illustratrici italiane: un progetto al femminile che vuole rompere tabù e stereotipi

Nella Tuscia viterbese – siamo nell’Alto Lazio, non lontano da Civita di Bagnoregio – Federica Albanese Ruffo ha dato vita, ormai diversi anni fa, a un’azienda orticola fondata su un’agricoltura organica rigenerativa.

Matilde coltiva e il lavoro sui prodotti dell’orto trasformati

Oggi, Matilde coltiva è una piccola realtà produttiva con 3 ettari di terra, che mette in pratica l’impegno nell’attivismo ecologico urbano di Federica, un passato da architetta e all’attivo diversi progetti incentrati sulla valorizzazione del selvatico, come Selvatica per Natura, una linea di trasformati misto orto e selvatico, fondata su una collaborazione tutta al femminile. Nell’ultimo anno è nato anche l’home restaurant di Matilde coltiva, che approfondisce e completa il lavoro sui prodotti trasformati, “un progetto nato per dare maggiore valore al fresco e veicolare attraverso il cibo anche altri temi che mi stanno a cuore. Il fresco non ha etichetta, spesso chi consuma non sa nemmeno da dove arrivi. Il trasformato può arrivare ovunque e porta la tua firma”.

Federica Albanese Ruffo. Photo Giulia Bersani
Federica Albanese Ruffo. Photo Giulia Bersani

Le etichette illustrate di Matilde coltiva: un progetto al femminile

Da qui, l’idea di ragionare sull’immagine e sulle sue potenzialità comunicative, che ha portato Federica a coinvolgere una serie di artiste indipendenti – tutte donne – per rappresentare attraverso un’illustrazione i prodotti venduti in barattolo della gamma Matilde coltiva. “Ho chiesto loro di intervenire con il proprio stile, interpretando liberamente i prodotti in questione e anche accentuando l’importanza di questa collaborazione tra donne, prendendo spunto per trattare temi considerati tabù o superare stereotipi connessi alla narrazione del mondo femminile”. Molte delle artiste coinvolte sono giovani ed emergenti, quasi tutte hanno individuato nella rappresentazione del corpo un tema centrale da esplorare. Negli ultimi anni il progetto ha coinvolto circa una quindicina di artiste italiane – “alcune le conoscevo, con altre siamo entrate in contatto via Instagram” – e una fotografa milanese, Giulia Bersani, anche lei focalizzata sulla rappresentazione del corpo.

Come superare i tabù e gli stereotipi legati al corpo femminile

E nel campionario di etichette illustrate di Matilde coltiva spiccano corpi imperfetti che contestano i canoni di bellezza imposti, corpi confortanti che “normalizzano l’imperfezione”; ma anche elementi più disturbanti, come peli pubici o sangue mestruale, accostati con un certo coraggio a prodotti alimentari: “I feedback sono stati contrastanti, diverse persone hanno comprato i prodotti proprio perché coinvolte da questa comunicazione, molte botteghe e negozi hanno scelto di sostenere questo progetto al femminile. Altri, però, non hanno comprato perché disturbati dalle etichette. Noi abbiamo scelto di toccare tanti argomenti legati all’essere donna, non certo con l’intenzione di provocare, ma per aprire uno spazio di confronto, anche – perché no – per fare bene a un mondo agricolo spesso troppo chiuso nel suo salotto. Un modo diverso di comunicare il cibo aiuta a coinvolgere chi non è del settore. In questi anni ho partecipato anche a eventi non strettamente legati al cibo, e tante ragazze mi hanno contattato per esprimere apprezzamento o per collaborare”. 

The Flowelers per Matilde Coltiva. Pesto. Photo Matias Biglieri
The Flowelers per Matilde Coltiva. Pesto. Photo Matias Biglieri

Le illustratrici di Matilde coltiva

Le etichette illustrano composte e confetture, pesti selvatici e la giardiniera della casa, cavallo di battaglia di Matilde coltiva, proposta in due varianti, tra cui quella “sovversiva”, fatta tutta di tuberi e radici, rappresentata da una donna nuda che si autodetermina: “Anche il discorso della nudità, in una società che non può fare a meno di sessualizzare il corpo femminile, dev’essere affrontato senza tabù”. Nel 2025 un calendario ha raccolto le illustrazioni realizzate finora, che in futuro potrebbero confluire anche in altri progetti svincolati dalle etichette, per esempio stampate su carta, in altre dimensioni, per essere esposte o collezionate, accompagnate dalle parole delle illustratrici. Tra i nomi già coinvolti: Francesca Ballerini, Alessandra Marianelli, Elena Lanci, Irene Ghilleri, Sofia Benelli, Marta Scalvi, The Flowelers, Labile, Rosita Uricchio.
In parallelo, nasceranno nuove collaborazioni e illustrazioni: “Negli ultimi tre anni ho collaborato con il Centro antiviolenza di Orvieto, e mi sono resa conto che attraverso il mio lavoro volevo e potevo raccontare altro. Si può valorizzare il nostro lavoro di donne, se ne può parlare senza essere aggressive. Per me produrre cibo in una certa maniera è politica. E anche questo percorso può contribuire”.

Livia Montagnoli

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