Inaugurata la grande mostra su Bernini e sui Barberini a Roma
Dopo il successo di Caravaggio, le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma approfondiscono il rapporto tra Bernini e Maffeo Barberini, scopritore e promotore del celebre scultore italiano. Le prime immagini
“Huomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina e per la gloria di Roma a portar luce al secolo”. Queste furono le parole scelte da Maffeo Barberini – eletto papa con il nome di Urbano VIII nel 1623 – per descrivere Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680), di cui intuì le potenzialità artistiche ancor prima dell’elezione al soglio pontificio.
Un rapporto di amicizia e di committenza su cui ruota Bernini e i Barberini, la nuova mostra ospitata alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, visitabile fino al 14 giugno.
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La mostra “Bernini e i Barberini” alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma
A cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, il progetto espositivo si inserisce in perfetta continuità con la grande mostra dedicata a Caravaggio, esplorando sotto una nuova lente il ruolo decisivo di Maffeo Barberini nell’arte della Roma del Seicento.
Il percorso si compone di sei sezioni e parte dagli esordi dell’artista nella bottega del padre, di cui è esempio il San Sebastiano (oggi in Francia), che segna uno spartiacque decisivo per la posa naturale con cui è rappresentato il santo e per il coinvolgimento diretto dello spettatore.
Questa nuova concezione della scultura anticipa il linguaggio barocco, prima ancora che in architettura e in pittura.
Proprio queste ultime pratiche vengono indagate in sezioni dedicate, come quella riservata al cantiere della Basilica di San Pietro (di cui ricorre il XIVesimo anniversario della consacrazione) e al celebre Baldacchino, commissionato a un Bernini poco più che venticinquenne. Nel corso della sua lunga carriera, l’artista si fa portavoce del primato universale della Chiesa di Roma, ma la mostra restituisce anche la libertà creativa di Bernini, con una sezione dedicata a opere realizzate per diletto e sperimentazione, come il celebre busto di Costanza Bonarelli (unico ritratto scultoreo realizzato senza committente) e altri raramente esposti, come quello di Thomas Baker.
Nella stessa sezione trovano spazio anche alcuni dipinti attribuiti a Bernini, in dialogo con Andrea Sacchi. Sebbene sia difficile distinguerli a un primo sguardo, abituando l’occhio si evince nelle opere dello scultore una profondità di sguardo da cui traspare una resa emotiva e psicologia (firma distintiva di Bernini), la stessa che ritroviamo nel ritratto pittorico di Urbano VIII a lui attribuito e nei numerosi busti in marmo e bronzo.

Bernini e l’immagine di Urbano VIII a Roma
“Gian Lorenzo Bernini plasma l’immagine di Urbano VIII, mostrando l’importanza che il pontefice attribuiva alle immagini e al loro valore propagandistico”. Così la curatrice della mostra, Maurizia Cicconi, introduce la parte della mostra dedicata ai busti in marmo e bronzo raffiguranti Urbano VIII.
Un valore propagandistico che passa attraverso il materiale e attraverso i nove busti provenienti da musei e collezioni internazionali, qui riuniti per la prima volta. Il confronto tra le diverse tipologie – dal pontefice a capo scoperto con piviale ai busti con abiti clericali – offre l’opportunità di seguire l’evoluzione di una formula ritrattistica destinata a diventare canonica. Assistiamo così alla trasformazione del volto di Urbano VIII in immagine assoluta del potere spirituale e temporale, con una resa psicologica di intensa efficacia.

Bernini e la pittura: cosa emerge da questa ricerca meno nota? Parola al curatore Andrea Bacchi
“Esaminando il rapporto di Bernini con Urbano VIII, uno degli aspetti forse meno noti al pubblico, ma non per questo meno interessanti, è quello dell’attività pittorica di Bernini. È proprio Urbano VIII che, volendo fare di lui il Michelangelo del suo secolo, ne estende l’attività non più soltanto alla scultura, ma anche all’architettura, alla decorazione di San Pietro e alla pittura”, spiega il curatore Andrea Bacchi ad Artribune. “Bernini, in questo ambito, risponderà solo in parte alle attese di Urbano VIII, che ne voleva fare anche un grande decoratore capace di dipingere vasti cicli di affreschi. La sua attività si limiterà soprattutto a piccoli dipinti e studi di teste, dove troviamo una sorta di controparte e integrazione della sua attività di sommo ritrattista nel marmo. È qui che dimostra una libertà di sguardo che, forse, nelle opere più ufficiali era meno semplice esplicitare”
Valentina Muzi
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