Le prime scoperte archeologiche del 2026. Tra relitti marini, acquedotti e affreschi romani

L’anno inizia nel segno di importanti ritrovamenti, in siti archeologici più o meno noti, dal Golfo di Napoli alla Sabina, passando per il Mar Ionio, con l’eccezionale sorpresa di una nave tardo imperiale inabissatasi con tutto il suo carico

Solo qualche settimana fa, da Fano, arrivava una notizia a lungo attesa: la Basilica progettata da Vitruvio, citata nelle fonti e mai ritrovata, era stata finalmente individuata sotto la pavimentazione di piazza Andrea Costa, nel centro della cittadina marchigiana. Una scoperta eccezionale per aprire l’anno dei ritrovamenti archeologici, che già si preannuncia denso di novità. Ecco una ricognizione delle più recenti.

Il relitto di una nave romana nel Mar Ionio

La scoperta del relitto di una grande nave romana al largo di Gallipoli
La scoperta del relitto di una grande nave romana al largo di Gallipoli

Ha custodito per più di 1500 anni un carico di 200 anfore destinate al trasporto di garum il relitto di una grande nave di età romana rinvenuta la scorsa estate sui fondali del Mar Ionio dai finanzieri del Roan di Bari, della sezione operativa di Gallipoli e del nucleo sommozzatori di Taranto. Solo ora, dopo le necessarie operazioni di recupero e di conservazione dei reperti coordinate con la Soprintendenza di Brindisi, Lecce e Taranto, si apprende di più: probabilmente databile al IV secolo d.C., la nave oneraria si inabissò al largo di Gallipoli con tutto il suo carico. La scoperta accidentale ha determinato, negli ultimi mesi, la necessità di sottoporre a monitoraggio l’area interessata per evitare saccheggi e preservare quanto ritrovato, e dunque la scelta di non far trapelare la notizia se non negli ultimi giorni. Saranno ora necessari 780mila euro per finanziare le operazioni di indagine archeologica e tutela del patrimonio sommerso che vedranno impegnate sia la Soprintendenza che la Guardia di finanza, con l’attivazione di una ricognizione sistematica e documentazione del relitto attraverso metodologie all’avanguardia per pianificare l’intervento di scavo archeologico subacqueo.

Un antico acquedotto pre-romano in Sabina

L'antico acquedotto della Villa dei Casoni. Photo Soprintendenza ABAP
L’antico acquedotto della Villa dei Casoni. Photo Soprintendenza ABAP

Si è concretizzato nell’ambito di una più ampia ricerca sul patrimonio ipogeo della Sabina, nell’Alto Lazio, la scoperta di un acquedotto romano riferibile alla Villa dei Casoni, nel territorio di Montopoli Sabina (provincia di Rieti). La villa di epoca repubblicana, articolata su terrazze digradanti con una sfarzoso giardino con ninfeo e piscina circolare, si approvvigionava d’acqua grazie all’acquedotto appena rinvenuto, la cui presenza era già stata segnalata alla fine del Settecento, insieme alla citazione della Fonte Varrone, che pure solo ora è stata rintracciata con certezza, insieme alle sorgenti che alimentavano il complesso. Grazie alla tecnologia LiDAR si procederà alla mappatura completa in 3D dell’intero sistema idraulico sotterraneo, costituito da una rete articolata di cunicoli scavati nel conglomerato naturale a circa 300 metri dalla villa. Un sistema, dicono gli esperti, che doveva essere in uso già prima della romanizzazione della Sabina, e che dunque sarà utile studiare per approfondire le conoscenze sugli insediamenti pre-romani nell’area. 

Gli affreschi di Villa Sora nel Parco archeologico di Ercolano

Villa Sora, Parco archeologico di Ercolano. Airone. Courtesy Ministero della Cultura
Villa Sora, Parco archeologico di Ercolano. Grifi. Courtesy Ministero della Cultura

Non smette di stupire la Campania Felix, inesauribile bacino di scoperte archeologiche. Nel Parco di Ercolano, gli ultimi rinvenimenti si concentrano a Villa Sora, nel Comune di Torre del Greco, dove la campagna avviata a novembre 2025 ha portato a scoprire il ricco apparato decorativo di un piccolo ambiente. Il patrimonio della villa marittima, tra le più sfarzose del Golfo di Napoli prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., si arricchisce dunque di nuovi frammenti pittorici, riferibili alle pareti e al soffitto della stanza oggetto di indagine, che aiutano a ricostruire un programma decorativo di grande raffinatezza. Le pareti, impostate su un fondo scuro scandito da fasce in rosso cinabro, erano animate da elementi figurativi, tra cui aironi disposti attorno a un candelabro dorato. Il soffitto, a fondo chiaro, era ornato da ghirlande, fregi e figure mitologiche: tra queste emergono grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale e la figura di un centauro in movimento.

Le visite alla Villa di Poppea a Torre Annunziata

Oplontis, la Villa di Poppea
Oplontis, la Villa di Poppea

A Torre Annunziata, intanto, proseguono le indagini archeologiche per ampliare gli scavi della Villa di Poppea, nel sito di Oplontis. E la dimora della seconda moglie di Nerone aprirà al pubblico dal 12 febbraio, ogni giovedì dalle 10.30 alle 12, per mostrare ai visitatori l’avanzamento della campagna in presa diretta. Il cantiere si concentra in queste settimane sugli affreschi del Salone della Maschera e del Pavone, per la loro messa in sicurezza. E dovrà chiarire alcuni aspetti relativi allo sviluppo del settore ovest della villa che costeggia il tratto urbano di Via dei sepolcri. Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana. Con la tecnica dei calchi è stato inoltre possibile recuperare le impronte di alberi che ornavano il giardino, raddoppiando il colonnato del porticato meridionale. E sono stati individuati anche quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti di una residenza a tutti gli effetti imperiale.

Le scoperte archeologiche nel mondo

La decorazione scultorea della tomba zapoteca scoperta al Cerro de la Cantera
La decorazione scultorea della tomba zapoteca scoperta al Cerro de la Cantera

Ornava con grande probabilità un monumento funerario la sfinge rinvenuta la scorsa estate nel sito dell’antica città romana di Caracara, in Spagna, dov’è oggi la città di Driebes (Guadalajara). Solo ora, i frammenti recuperati – che permettono di ricostruire gran parte del corpo dell’animale mitologico e la sua ala sinistra – sono stati svelati dopo il restauro che permetterà di esporli presto al Museo de Guadalajara.
Intanto arriva dal Messico la notizia del ritrovamento di una tomba reale intatta sulle alture del Cerro de la Cantera, nel comune di San Pablo Huitzo. La tomba risale al periodo zapoteco e data al 600 d.C.; riccamente decorata, presenta un gufo scolpito nella pietra a sancire l’ingresso nel regno dei morti, poi murali policromi in ottimo stato di conservazione a decorare le pareti della camera funeraria. In Messico si parla già del ritrovamento più rilevante degli ultimi dieci anni nel Paese.

Livia Montagnoli

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