L’ultimo lavoro in cassetta del duo formato da un musicista e una scultrice è nato sulle Azzorre
“Cabeços” è il titolo dell’ultimo tape del duo molom, il progetto musicale formato dal sound designer Alessandro Pedretti e dalla scultrice Milena Berta. Concepita durante una residenza artistica sulle isole Azzorre, l’audiocassetta fonde insieme silenzi, suoni organici e field recording. Li abbiamo intervistati
Cosa significa sperimentare musicalmente se non addentrarsi all’interno di sentieri ignoti e sorprendenti? Di questo ne sono pienamente convinti Alessandro Pedretti e Milena Berta, due artisti della bassa Val Camonica che hanno fatto dell’esplorazione a tutto tondo il fulcro della loro ricerca transdisciplinare. Attraverso il progetto musicale molom, il duo adotta infatti un modus operandi che implica concretamente una perlustrazione sia del campo delle arti visive, sia di aree geografiche ben specifiche.
Il nuovo album su cassetta dei molom
Emblema di questo approccio molto particolare è Cabeços, il loro ultimo lavoro discografico uscito lo scorso 1 dicembre su cassetta (in 40 copie) per l’etichetta nostrana Oceani Community. Realizzata nel 2024, in occasione di una residenza artistica sulle isole Azzorre, l’opera prende il nome dai caratteristici crateri vulcanici che formano il paesaggio dell’arcipelago fungendo, al contempo, da “metafora geologica per processi di trasformazione della materia” (come affermano Berta e Pedretti). Composto da undici tracce, Cabeços si avvale di strumenti vari – tra cui le opere scultoree di Milena Berta – per evocare tutta la forza vitale di quel territorio. A parlarcene meglio sono gli artisti stessi.
L’intervista ai molom
Partiamo dal nome del vostro progetto musicale. Cosa significa molom? Con quali intenzioni lo avete scelto?
AP: molom è l’acronimo di “musica organica legata all’osservazione del movimento”. Il nome del nostro duo rappresenta a pieno la ricerca che unisce, in una pratica multidisciplinare, le potenzialità della materia e la sound art. All’interno di molom confluiscono performance site-specific, progetti di valorizzazione territoriale e laboratori partecipativi accomunati da temi quali la memoria, la trasformazione, e l’ascolto come pratica collettiva e situata.
Il vostro non è un duo propriamente tipico, infatti venite da due percorsi artistici diversi. Raccontateci della vostra formazione individuale e di quando avete capito che le vostre pratiche avrebbero potuto funzionare bene insieme.
MB: Io sono scultrice e artista visiva laureata all’Accademia Santa Giulia di Brescia, e il materiale che prediligo è la pietra. Il mio focus è creare forme plastiche che tendono allo scioglimento e al movimento.
AP: Io invece sono musicista, sound designer e compositore. Ciò che mi ha sempre interessato approfondire è la transmedialità nel mondo dell’arte, e da quando ho conosciuto Milena è venuto naturale fondere i nostri campi d’indagine, sperimentando costantemente varie forme di linguaggio.
In che modo gli interventi scultorei di Milena si inseriscono all’interno di ciò che producete musicalmente? Qual è la loro funzione?
AP: Nella performance Frammenti di una matrice pronta ad esplodere interveniamo su pietre ritenute scarto di lavorazione, non utili alla produzione commerciale. Per noi questi elementi hanno ancora un grande potenziale da esprimere. La pietra viene frammentata durante la performance e i residui diventano strumenti di produzione sia sonora che visiva.
Nell’ottobre del 2024 avete preso parte a una residenza artistica sulle isole Azzorre. Lì avete avuto modo di concentrarvi sulla produzione dell’ultimo disco confrontandovi direttamente con la natura del luogo. Cosa significa lavorare così a stretto contatto con quel tipo di energie?
MB: Nel mese di residenza presso AvistaVulcão, la pratica principale è stata ascoltare il territorio. Abbiamo fatto una minuziosa raccolta di campioni sonori in vari crateri, all’interno di grotte scavate dalla lava, sulle rive dell’oceano, e collaborato con maestranze del luogo. Biologicamente, ci siamo proprio sincronizzati con i cambiamenti della terra, infatti lo ricordiamo ancora come un periodo di vita molto dilatato ma allo stesso tempo fugace. Solo nel 1958 è emerso dall’Oceano Atlantico il Vulcano del Capelinhos e la nostra abitazione era a poche centinaia di metri da quel luogo.
“Cabeços” è il frutto dell’esperienza alle Azzorre. Raccontateci la sua genesi.
AP: La prima restituzione performativa della ricerca è stata nell’ottobre 2024 a Faial, e pochi mesi dopo Oceani Community ci ha contattati per valutare insieme una pubblicazione. Per la realizzazione della tape abbiamo deciso di creare brevi composizioni. Il lato A contiene una rielaborazione dei suoni in chiave elettroacustica, mentre per il lato B abbiamo optato per mantenere dei field recording puri, un approccio quindi più documentaristico.
Ascoltando l’album si ha letteralmente la sensazione di ritrovarsi all’interno di paesaggi silenziosi, ma al contempo brulicanti di vita. È corretto pensare alla vostra ricerca come a un allontanamento fisiologico dall’attuale sovrabbondanza di stimoli e di strumenti ipertecnologici?
AP: La natura, e soprattutto le specie endemiche delle Azzorre, ci ha permesso un distanziamento inedito. Per esempio, durante una giornata di nebbia ci trovavamo nel Cabeço dos Trinta e, prima ancora di aprire gli zaini e predisporre il kit di registrazione, abbiamo notato quanto quel luogo non consentiva a nessun altro suono di penetrare. Nella sua pienezza, è stata l’esperienza più vicina in assoluto del silenzio che abbiamo provato in vita nostra.
Avete qualche data dal vivo in calendario? Progetti per il futuro?
MB: A febbraio saremo in Friuli per la residenza artistica Materiis, un’iniziativa che favorisce l’incontro tra l’arte e il patrimonio enogastronomico e artigianale del territorio della Carnia. Parallelamente saremo impegnati con Populus, un percorso artistico sugli ecosistemi del fiume Po per l’Università di Parma. Invece, con il progetto Sottobosco, nato in collaborazione con la Via Decia (Val di Scalve, provincia di Bergamo), faremo una live performance alla Fabbrica del Vapore a Milano per Connecting Cultures.
AP: Prossimamente uscirà anche una pubblicazione audio di materiale inedito registrato in una contrada abbandonata in Valmalenco (So) per Setola di Maiale con Alt[r]o Festival.
Valerio Veneruso
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