David Lynch prima di Twin Peaks è stato un gran pittore (e altro ancora)
A un anno dalla scomparsa è doveroso far luce sulla carriera precedente e parallela del grande regista che esordì come pittore, perché molto del suo cinema era presente nei suoi primi quadri
L’esordio al cinema di David Lynch (Missoula 1946 – Los Angeles 2025) è rappresentato da Eraserhead (1977), che gli costò 5 anni di lavorazione. Ma prima ancora di iniziare a scrivere, girare e montare il suo primo grande film, il futuro regista di Cuore Selvaggio (1990) e Dune (1984) studiava alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia. Qui inizia ad approcciarsi al mondo dell’arte sperimentale, coi primi cortometraggi ma anche con i primi quadri veri e propri; spesso le tre cose contemporaneamente. Nello stesso Eraserhead, d’altronde, la divisione tra le forme d’arte non è affatto netta. Lynch non si è mai limitato e ha sperimentato molte forme artistiche: dalla pittura alla scultura, dal cinema alla musica, dalla video-arte alle performance. Ma partiamo dall’inizio.
Il primo “cortometraggio” di David Lynch
Fresco di iscrizione nella prestigiosa accademia, nel 1967 David Lynch presenta ai suoi insegnanti quello che visto oggi sembra una previsione della sua produzione futura. Six Men Getting Sick (Six Times) (1967) è in uno spazio grigio tra un cortometraggio e un quadro. Ciò che lo spettatore vede sono sei teste che vomitano: i volti sono dipinti su una tela, così come delle forme che rappresentano forse il loro apparato digerente o forse la loro anima (spesso in Lynch non c’è troppo distinzione tra le due). Sulla tela sono proiettati molti elementi, come le mani delle figure, il vomito che riempie lo stomaco/anima per poi straripare dalla bocca e scritta “SICK”. L’unica figura diversa è la seconda da destra, che presenta una finta radiografia laddove le altre hanno la strana forma allegorica. Il corpo è rappresentato come un contenitore pieno di fluidi disgustosi pronto a esplodere, un topos di Lynch e dei suoi mondi. Queste immagini sono ripetute 4 volte con un accompagnamento sonoro cacofonico, che ricorda in tutto e per tutto Eraserhead e alcune atmosfere di Twin Peaks – Il ritorno (2017).

L’urlo in David Lynch come trasfigurazione e perdita dell’identità
Tra le immagini più iconiche dei film di David Lynch c’è sicuramente l’urlo di Laura Palmer in Twin Peaks (1990-91). Allo stesso modo, quel tipo di deformazione c’era già in Eraserhead e nella sua diabolica creatura. Lynch elabora questa immagine già nei primi anni di PAFA, con un’opera veramente espressiva come è Woman with Screaming Head (1966-67). L’influenza è ovviamente l’arte Francis Bacon, chiave di volta di tutto l’universo visivo lynchiano e simbolo di un dolore così forte da trasfigurare chi lo prova. La perdita dell’identità di questa donna urlante è già il cuore di una delle tematiche più care a Lynch. La divisione tra parte alta (nera) e parte bassa (bianca) rappresenta la divisione e l’equilibrio tra coscienza e subconscio, creando una schizofrenia visiva che rimanda chiaramente a una dissociazione (forse il motivo stesso dell’urlo). Infine, la bocca della donna è parzialmente coperta, come se fosse imbavagliata: una “cura” da manicomio o una volontà individuale di contenersi.

Il mondo là fuori
Se vi approcciate a Garden (1969) dal fuori verso dentro, la prima cosa che vedete è molto familiare se conoscete Twin Peaks: la linea zigrinata. Un classico intramontabile di David Lynch, qui teorizzato più di 20 anni prima della famosa Red Room. Continuiamo a entrare nel disegno: un palcoscenico che racchiude un paesaggio (il garden del titolo); anche la teatralità è un segno distintivo delle opere più lynchiane (Mulholland Drive (2001), Twin Peaks, Velluto Blu (1986)) e indica sempre un momento di astensione dalla realtà. La recitazione come alternativa alla vita, una delle chiavi di letture universali per i film di Lynch più difficili da capire. Più che un giardino, oltretutto, siamo davanti a un prato con sopra una forma aliena fluttuante piena di liquido nero e fili. Lynch vuole farci capire, ancora una volta, che ciò che riteniamo sicuro (come il giardino dietro casa) è un luogo di cui aver paura; l’inconscio, il sotterraneo, il nascosto, c’è sicuramente qualcosa di marcio anche nelle cose più rassicuranti.
L’importanza di capire i quadri di David Lynch
Voler capire il David Lynch pittore non è né esercizio di stile né un’operazione archeologica nata da un fan sfegatato; è qualcosa di necessario per risalire alle origini di immagini entrate di diritto nella storia del cinema e della cultura pop. Lynch è stato a tutti gli effetti uno degli artisti più influenti della storia, che ha lavorato in moltissimi campi e ha formato un’estetica – quella post-moderna – che oggi è in tutto ciò che vediamo.
Vasco Calabrese
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