A Bologna leoni e scimpanzè s’incontrano nella mostra di Pietro Pietra 

A 140 anni dalla nascita, l’artista è protagonista di una mostra nella sua città. Gli animali sono stati tra i suoi soggetti preferiti, ma non manca l’attenzione ai paesaggi e ai monumenti cittadini, per sviluppare nuove riflessioni sul rapporto tra essere umano e mondo animale

Pietro Pietra (Bologna, 1885 – 1956) ha rivolto dediche profonde alla città nella quale è nato e vissuto, attraverso un’attenta osservazione dei dettagli nascosti nei suoi scorci e una minuziosa resa realistica dei medesimi. È dalla precisione delle architetture, delle proporzioni e della prospettiva che si percepisce la paziente dedizione dell’artista verso il proprio lavoro e l’amore profondo che ne costituiva il motore. Attraverso questa propensione alla cura, Pietro Pietra è riuscito a dar vita a vedute emozionanti, cartoline di una Bologna che non c’è più, immortalata e donata all’eternità. 

Pietro Pietra, Vecchia Bologna. Mercato sotto il Nettuno, collezione privata, s.d. Courtesy Associazione Bologna per le Arti
Pietro Pietra, Vecchia Bologna. Mercato sotto il Nettuno, collezione privata, s.d. Courtesy Associazione Bologna per le Arti

La mostra di Pietro Pietra a Bologna 

Il pubblico che visiterà la mostra potrà uscirne arricchito e capace di perdersi tra le vie del capoluogo emiliano sovrapponendo al presente echi del passato. “Pietro Pietra (1885-1956). La forza del segno”, a cura di Daria Ortolani, è dedicata all’artista bolognese a 140 anni dalla sua nascita e per l’occasione sono state raccolte 82 opere originali, testimonianze dell’intensa e sensibile ricerca artistica condotta da Pietra e del suo profondo legame con la tradizione grafico-pittorica del tempo. Nelle opere dell’artista convivono osservazione dal vivo e rielaborazione mnemonica ed è proprio grazie a quest’ultima che trovano spazio aspetti narrativi, poetici e sognanti.

Pietro Pietra e l’empatia nei confronti del regno animale

Pietra amava osservare e rappresentare gli animali sia come protagonisti di ritratti dedicati, che come comparse nelle sue vedute cittadine. L’artista sapeva coglierli come individui unici, caratterizzati da una forte soggettività e non come anonimi rappresentanti di una specie. Pietro Pietra era in grado di ritrarre ciascun animale lasciandone trasparire i tratti distintivi della personalità. In questo modo, nelle sue opere, sguardi, pose e gesti diventano vettori di stati d’animo e lasciano al pubblico un margine di immaginazione per provare a intuire quali pensieri possano essere passati per la testa dei meravigliosi animali ritratti nel momento in cui l’artista si è trovato a osservarli. Attraverso un’indagine attenta, priva di pregiudizio ed emotivamente partecipata, l’artista è stato in grado di sintonizzarsi con l’intimità di creature tanto diverse dall’essere umano nel modo di comunicare e, allo stesso tempo, tanto simili a esso nell’anima.

Una vita dedicata all’arte 

Le opere in mostra raccontano un Pietro Pietra maestro nell’arte dell’incisione, ma anche grande sperimentatore, interessato allo studio di molteplici tecniche espressive: disegno, penne acquerellate, pittura e persino un gonfalone dipinto nel 1927 per l’Unione Campanari Bolognesi, gruppo ancora esistente oggi. Il gonfalone è conservato tuttora presso la sede dell’Unione, nel Campanile di San Petronio.

La formazione artistica di Pietro Pietra 

Nello spazio espositivo compare una sola opera non attribuita a Pietro Pietra: si tratta del Ritratto di Giulio Cesare Pietra (s.d.), padre dell’artista, realizzato da Giovanni Paolo Bedini. Giulio Cesare Pietra ebbe un ruolo fondamentale nella formazione artistica del figlio e, in questa sede, sembra osservarne con orgoglio paterno le opere raccolte in questa mostra commemorativa.

Letizia Tavoni 

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