Visite in cantiere: ecco come salire sulle impalcature per scoprire la chiesa di S. Silvestro e Martino a Roma durante i restauri

Sul Colle Oppio, la chiesa intitolata a Papa Silvestro I e a Martino di Tours è un’incredibile testimonianza della stratificazione storica e culturale di Roma. Nata su un oratorio domestico ricavato a propria volta in annessi delle Terme di Traiano, conserva affreschi, mosaici, stucchi. Ora si può accedere ai ponteggi di restauro della decorazione settecentesca

Nella Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, destinazione romana troppo poco conosciuta da scoprire passeggiando tra il Colle Oppio e l’Esquilino (siamo davanti ai giardini di Palazzo Brancaccio), i lavori di restauro sono iniziati l’autunno scorso, e si concluderanno entro la primavera, anche grazie a fondi stanziati attraverso il PNRR. A coordinare il cantiere – che vede all’opera la società Fabrica Conservazione e Restauro come soggetto vincitore della gara indetta dal Fondo Edifici di Culto – è la Soprintendenza Speciale di Roma, che gestisce un team nutrito di restauratori, storici dell’arte e archeologi, architetti e archivisti, paesaggisti all’opera ogni giorno sul patrimonio culturale di Roma. Attraverso la piattaforma online Cantieri Narranti, da qualche tempo a questa parte, la Soprintendenza comunica il valore del restauro e le sue regole permettendo al pubblico di scoprire in prima persona gli interventi in corso. Per fare dei cantieri luoghi di storie da scoprire, seguire e visitare, intercettando un trend che a Roma – ma il dato si conferma ampliando lo sguardo al territorio italiano – sta riscuotendo crescente successo.

Le visite al cantiere di restauro della Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti

E in questo contesto parte il ciclo di visite in cantiere nella Chiesa dei Santi Silvestro e Martino, con prenotazione online obbligatoria e accesso gratuito (alla prima data del 30 gennaio seguiranno altri appuntamenti, segnalati sulla piattaforma: i pochi posti disponibili si esauriscono sempre con rapidità). In situ, i restauratori sono all’opera per riportare alla piena leggibilità i dipinti murali, le tele, le decorazioni a stucco e gli apparati lignei dell’area absidale, fortemente danneggiati. E ai visitatori è concesso di accedere sui ponteggi (inerpicandosi fino a 14 metri di altezza, proprio sotto al soffitto cassettonato oggetto di restauro), muniti di caschetto, per osservare da una prospettiva molto ravvicinata gli interventi, accompagnati dal racconto dello staff. 

Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti
Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti. Il Concilio di Nicea

La lunga storia della chiesa sorta su un titulus romano. Da basilica paleocristiana a cantiere seicentesco

Con l’opportunità ulteriore di conoscere la storia di un edificio emblematico per comprendere la stratificazione storica e culturale della città, dalla Roma paleocristiana alla modernità.
Secondo la tradizione, la basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti sorse sul titulus Equitii, ovvero di Equizio, presbitero di Papa Silvestro I, che nel IV Secolo donò il terreno al pontefice. Ma le fonti attestano che la fondazione della chiesa sarebbe avvenuta durante il pontificato di Simmaco, che in effetti la ricostruì all’inizio del 500, sopraelevando la costruzione rispetto al primo oratorio, che divenne sotterraneo. Nel corso dei secoli, il luogo di culto è stato oggetto di ulteriori interventi – uno nel Cinquecento quando cardinale titolare della chiesa era Carlo Borromeo – fino al radicale rinnovamento strutturale avvenuto nel 1636 su impulso di Padre Filippini, a opera dell’architetto a pittore paesaggista Filippo Gagliardi. Un secolo dopo, tra il 1780 e il 1795, un ulteriore restauro portò alla realizzazione della decorazione del catino absidale iniziato da Antonio Cavallucci e portato a compimento da Giovanni Micocca. 

Sul Colle Oppio, dove oggi la chiesa si segnala per la sua bella facciata seicentesca a due ordini con cornicioni, finte nicchie e stucchi, il luogo di culto fu in origine dedicato a Maria santissima Gaudiam Christianorum, per poi assumere con Papa Simmaco, nel 509, l’intitolazione a San Martino di Tours e a Papa Silvestro. Affidato prima ai Benedettini e in seguito ai Canonici Regolari, nel 1299 il sito fu concesso da Bonifacio VIII ai Carmelitani con l’annesso convento fondato da Leone IV (anch’esso restaurato più volte nel corso dei secoli e tutt’ora gestito dall’Ordine, che qui amministra anche uno Studentato e un Centro Stampa).

La stratificazione storica e artistica nella Chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti

Nonostante i numerosi rifacimenti, però, la chiesa conserva ancora qualche elemento della basilica originale e sotto l’edificio attuale sono preservati i resti del titulus Equitii, raro esempio di chiesa domestica ricavata in annessi delle Terme di Traiano: scendendo negli ambienti sotterranei si scoprono antichi elementi architettonici e frammenti di mosaico che dialogano con lacerti di affreschi medievali. Uno di questi mosaici, parzialmente ricostruito in tempi recenti, raffigura La Vergine Maria con San Silvestro.
Mentre la cripta posto al presbiterio si deve all’intervento seicentesco di Gagliardi, quando al cantiere lavorarono anche il pittore paesaggista Gaspard Dughet, autore insieme a Francesco Grimaldi degli affreschi con Storie di Sant’EliaPaolo Naldini (allievo del Bernini, per le decorazioni in stucco), Jan Miel. Le colonne che scandiscono la suddivisione in tre navate, invece, sono probabilmente di recupero, in arrivo dalle vicine terme di Traiano. Nella chiesa è custodita, inoltre, un’immagine cinquecentesca della Madonna del Carmine (opera di Girolamo Massei) molto venerata: l’icona richiama ancora ogni anno molti fedeli in occasione della festa con processione del 16 luglio.
Ma tra le curiosità storiche legate alla chiesa dei Santi Silvestro e Martino c’è anche il ricordo dell’incontro tenuto qui da Silvestro in preparazione del Concilio di Nicea, prima assemblea dei vescovi della storia (in chiesa, un affresco di Galeazzo Leoncini lo ricorda). Era l’anno 324. Altre suggestioni vengono da due affreschi ancora visibili nella navata sinistra, realizzati da Gagliardi, che propongono l’aspetto delle Basiliche di San Pietro e di San Giovanni in Laterano durante il Medioevo fino alle trasformazioni rinascimentali e barocche del Cinque-Seicento.

Livia Montagnoli

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