I paesaggi della mente nelle opere di H.H. Lim da Casa Morra a Napoli

Le opere dell’artista malesiano residente a Roma sono dispositivi aperti tra rebus da svelare, segni e significati più o meno espliciti. Una mostra a Napoli le racconta in dialogo con la collezione di Giuseppe Morra

 “È ovvio che dagli artisti che stimi per un motivo o per l’altro un pugno nello stomaco è inevitabile, ma pare che rinforzerà la mente e ammorbidirà lo spirito”. Questa dichiarazione di H.H.Lim (Malesia, 1976) presa dalla serie di opere Pensieri in siesta esposte a Napoli a Casa Morra, ci dice già molto sul pensiero e l’attitudine dell’artista cinese/malese radicato da oltre trent’anni in Italia. 

H.H. Lim a Casa Morra a Napoli
H.H. Lim a Casa Morra a Napoli

H.H. Lim da Casa Morra 

Protagonista della mostra personale Un millesimo di secondo fa, curata da Giuseppe Morra e Antonello Tolve, in tutto il piano nobile dell’antico palazzo abitato in permanenza dalle opere di Hermann Nitsch, Allan Kaprow, Luca Maria Patella e Vettor Pisani che incontrano installazioni, pitture e sculture di H.H. Lim. Artista che “segnala l’incapacità di stazionare nel presente e di vivere sempre in un momento che scivola in un altrove, un altro tempo che è anche un altro spazio” come affermano i curatori della mostra. 

Un universo articolato che conduce in “paesaggi della mente” con opere che sono dispositivi aperti tra rebus da svelare, segni e significati più o meno espliciti affermando così un’idea dell’arte che si svela nel processo creativo. “Let the Journey be the Destination”, come nel titolo di un’opera esposta. “Io combino oggetti al mio modo di fare arte, ovvero a partire dal segno e dalle parole: cerco così di arrivare a un’altra dimensione, quella dell’ispirazione, che è la meta del mio viaggio”.  

La mostra di H.H. Lim a Napoli 

Come messaggi da decifrare, nei suoi quadri compaiono segmenti di testo, formule, giochi di parole, spiazzamenti visivi come nelle pale che girano sospese attraversando mobili ed elettrodomestici nella centrale installazione che da titolo alla mostra. Una poetica che si nutre di quotidiano e di memoria, di forza e di fragilità. Come pagine di un diario o dichiarazioni poetiche in “Testardo nella visione flessibile” (2025) ed “Emotional crisis” (2015) opera dedicata alla perdita della madre. Oltre la retorica dell’artista che si fa ponte tra cultura occidentale ed orientale, H.H.Lim è davvero un unicum, per l’originalità del linguaggio artistico e per il particolare modo di essere attivo nella comunità dell’arte. Emblematica la sua Edicola Notte, spazio espositivo indipendente con una vetrina in strada a Trastevere che per oltre 25 anni ha invitato artisti eccellenti di diverse generazioni a realizzare progetti inediti. Una lunga lista che include Alfredo Pirri, Felice Levini, Alberto Garutti, Maurizio Mochetti, Enzo Cucchi, Jimmie Durham, Emilio Prini, Fabio Mauri, sino ad Achille Bonito Oliva esposto come scultura vivente. 

L’esperienza di Edicola Notte 

Tutti hanno accolto questa chiamata all’arte travolti dall’entusiasmo di H.H. Lim, artista con gli artisti di cui vuole condividere il processo e la tensione creativa. Per lui: “il capolavoro è il percorso per arrivare all’opera”. Anche le sue opere implicano sempre l’attraversamento e la mostra di Napoli è articolata in sale tematiche che costruiscono una dinamica vitale, segnata da una continua contraddizione tra alto e basso, tra tensione spirituale e cruda materialità. Enigmi dell’esistenza in inevitabile contrasto con la ferocia umana. Non a caso in mostra è esposta una fragile carta velina accartocciata su cui è disegnato il volto fiero di una tigre.  

Paola Marino 

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