A Roma uno storico teatro cerca un nuovo gestore. La storia dell’ottocentesca Sala Umberto

Costruito in Via della Mercede nella seconda metà dell’Ottocento, l’edificio ha più volte cambiato destinazione d’uso: prima sala concerti, poi cinemofono, poi teatro del varietà e di nuovo cinema, fino a tornare stabilmente teatro dal 2002. A fine 2025 scade il contratto di locazione: Invimit cerca un nuovo gestore

La storia del Teatro Sala Umberto, nel centro di Roma a breve distanza da piazza di Spagna, inizia nella seconda metà dell’Ottocento. Edificato tra il 1867 e il 1871 su progetto di Andrea Busiri Vici e inaugurato come sala concerto – con le decorazioni dello scenografo Alessandro Bazzani – nel 1882, a seguito dell’intervento dell’architetto Giulio Podesti nel 1890 fu ampliato, alternando nel corso del Novecento attività teatrale, cinematografica (dal 1906 è Cinemofono) e di varietà. Nel 2002, è tornato stabilmente alla sua funzione teatrale, con la possibilità di accogliere fino a 250 spettatori (alla fine dell’Ottocento i posti erano 650) su una superficie di circa 2mila metri quadri.

Scade il contratto di locazione del Teatro Sala Umberto di Roma

Alla fine del 2025, però, scadrà il contratto di locazione di chi l’ha gestito per oltre vent’anni. E Invimit, società di gestione del risparmio detenuta dal Ministero dell’Economia e della Finanza che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e gestisce il Fondo Dante Comparto Convivio proprietario dello storico teatro, ha deciso di stipulare un nuovo accordo. La procedura matura nell’ambito di una più ampia operazione di rilancio di alcune proprietà situate in via della Mercede, e obbliga il futuro conduttore a rispettare il vincolo culturale e la destinazione d’uso della Sala Umberto, in quanto manufatto teatrale di pregio. Chi si aggiudicherà la gestione dovrà inoltre garantire gli oneri connessi alla tutela del bene. 

A Roma uno storico teatro cerca un nuovo gestore. La storia dell’ottocentesca Sala Umberto
Teatro Sala Umberto

Invimit cerca un nuovo gestore per la Sala Umberto

Al momento, Invimit, ha già ricevuto un’offerta pari alla corrispondenza di un canone annuo di 67.500 euro (oltre oneri per la locazione), ma accetterà ulteriori proposte migliorative fino alle 12 del 16 febbraio 2026, valutandole sulla base di criteri “di congruità economica e di compatibilità con il vincolo culturale vigente per attività di pubblico spettacolo”. La durata del futuro contratto sarà di 9 anni senza tacito rinnovo alla scadenza.
Nello specifico, il conduttore dovrà garantire “il pieno rispetto del vincolo culturale, delle autorizzazioni rilasciate, delle prescrizioni di sicurezza antincendio, delle condizioni di agibilità, della destinazione d’uso esclusivamente conforme al vincolo, degli obblighi connessi alla tutela del bene, degli obblighi economici contrattuali assunti e inerenti alla corretta custodia del bene”.

La storia del Teatro Sala Umberto

Nella sua storia, la Sala Umberto ha ospitato il debutto di Petrolini su un palcoscenico (il 25 maggio 1911) e si è distinta, tra gli Anni Dieci e Quaranta del Novecento come tempio del varietà e della “rivista italiana”. In occasione dell’Esposizione Universale per i 50 anni dall’Unità d’Italia, il teatro fu sottoposto a ulteriori modifiche a opera di Attilio Spaccarelli e Arnaldo Foschini, mentre una nuova ristrutturazione, nel 1928, dotò la sala di un ampio palcoscenico con boccascena di 12 metri e di moderne attrezzature per la proiezione di film. Ad assumere la direzione, allora, furono i fratelli Marino, già proprietari del Salone Margherita e grandi fautori del successo del varietà, tra vedette e sciantose.
Sul palco si sono avvicendati negli anni grandi protagonisti del teatro e del cinema: Raffaele Viviani, Nicola Maldacea, Totò, Aldo Fabrizi, i fratelli De Filippo, Anna Fougez, Odoardo Spadaro, i fratelli De Rege, Lydia Johnson, Riviera Five, Renato Rascel, Rossano Brazzi, i tre fratelli Bonos, Cuttica, Alfredo Bambi, i fratelli De Vico, Michele Galdieri, la compagnia Isa Lysette, Libero Bovio, Anna Magnani e Walter Chiari.
Dopo la trasformazione in cinema, tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, i lavori eseguiti all’inizio degli Anni Ottanta ripristinarono la funzione teatrale: la prima stagione del nuovo corso, diretta da Luigi Longobardi, fu inaugurata da Domenico Modugno, in scena con L’uomo che incontrò se stesso di Luigi Antonelli, con la regia di Edmo Fenoglio. Poi dal 1983 al 1991 la programmazione artistica fu assunta dall’ETI (Ente Teatrale Italiano), e nuovamente, dal ‘91 al 2001 la struttura tornò a essere un cinema – d’essai – con programmazione curata prima dall’Istituto Luce, poi da Medusa. 

Gli ultimi vent’anni della Sala Umberto

Quando riaprì come teatro, dopo l’ultimo cambio di destinazione d’uso, ad assumere la direzione artistica fu Alessandro Longobardi, che inaugurò la stagione con lo spettacolo di Maddalena Crippa Femmine fatali, ideato e diretto da Peter Stein.
Gli ultimi vent’anni sono stati contraddistinti anche da un’intensa attività di formazione con il Teatro Ragazzi diretto da Livia Clementi, e dall’apertura alla danza, al recital, ai concerti e alle sperimentazioni contemporanee. Nella fase più recente, invece, il cartellone ha spaziato prevalentemente tra la comicità e il teatro di prosa. Chi raccoglierà l’eredità di una delle “sale” più longeve di Roma?

Livia Montagnoli

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