La curiosa storia del grattacielo di Chicago che raccoglie frammenti di oltre 150 edifici e monumenti del mondo
Le facciate della Tribune Tower, già sede del Chicago Tribune, sono un museo a cielo aperto grazie alla tradizione avviata all’inizio del Novecento dall’editore Robert McCormick. Ma come sono arrivati a Chicago frammenti di Pompei, delle Piramidi, della Grande Muraglia Cinese e persino della Luna?
La Basilica di San Pietro, la Città Proibita di Pechino, la Casa Bianca e il Muro di Berlino. Ma anche la Cattedrale di Notre Dame, le rovine di Pompei e persino un frammento di roccia prelevato sulla Luna. Tra gli edifici più iconici di Chicago, la Tribune Tower costruita in stile neogotico all’inizio della Magnificent Mile rivela una storia curiosa che ne accresce il valore storico e culturale.

Alle origini della Tribune Tower. Il grande concorso di architettura indetto dal Chicago Tribune
Inaugurato nel 1925 per accogliere gli uffici del Chicago Tribune, il grattacielo fu salutato all’epoca come una moderna ed efficiente invenzione architettonica. Fu Robert McCormick, proprietario dello storico quotidiano cittadino che nel 1922 già festeggiava i suoi primi 75 anni di attività, a indire un concorso internazionale che potesse sollecitare i migliori architetti e designer del tempo a progettare “l’edificio per uffici più bello al mondo”. In cambio, il progetto vincitore si sarebbe assicurato un premio in denaro di 50mila dollari: la sfida e il ricco compenso valsero più di 260 proposte, alcune delle quali firmate da professionisti già molto affermati e influenti come Walter Gropius, Bruno Taut, Adolf Loos, Eliel Saarinen. Per l’Italia, Saverio Dioguardi presentò un progetto ispirato all’Arco di Trionfo di Parigi. L’alto livello della competizione si sarebbe rivelato fondamentale per i successivi sviluppi dell’architettura moderna a Chicago e in tutti gli Stati Uniti: molti dei progetti scartati, pubblicati già nel ’23 dal Tribune perché ne restasse traccia, avrebbero direttamente ispirato gli architetti delle giovani generazioni alle prese con la progettazione di soluzioni innovative per nuovi grattacieli. Il vincitore designato fu, però, solo uno, o meglio un sodalizio; quello tra John Mead Howells e Raymond Hood, con uno dei progetti meno innovativi del lotto, ispirato al campanile medievale della Cattedrale di Rouen.
Per molti decenni la Tribune Tower restò il quartier generale del Chicago Tribune, accogliendo in tempi più recenti anche la sede cittadina della CNN e un’emittente radio. Fino al 2018, quando gli uffici dell’editore furono trasferiti, e il grattacielo convertito in condominio residenziale di lusso.
La collezione di frammenti storici della Tribune Tower. Il ruolo di Robert McCormick
Oltre le vicende più note agli amanti dell’architettura, però, anche dopo il cambio di destinazione d’uso, l’edificio ha conservato una caratteristica che rischia di passare inosservata a un occhio distratto. Le facciate del grattacielo accolgono, infatti, oltre 150 frammenti di edifici celebri, provenienti da tutto il mondo, che fanno della Tribune Tower un edificio “palinsesto” di secoli di storia dell’uomo alle prese con la progettazione architettonica. Fu McCormick ad avviare la raccolta, chiedendo ai corrispondenti del Tribune in Europa di riportare con sé frammenti di monumenti e significativi siti storici per preservarne la memoria e insieme glorificare il prestigio del giornale su scala internazionale. Inviato in Francia durante la Prima guerra mondiale, lo stesso McCormick, visitando la cattedrale di Ypres danneggiata dal conflitto, ne aveva riportato a casa un pezzetto. La sua collezione crebbe velocemente, grazie alle donazioni e ai reperti reperiti dai giornalisti del Tribune. Così, quando la Tribune Tower fu completata, si decise di incorporare i frammenti nelle facciate esterne dell’edificio, a un’altezza tale da poter essere apprezzate dai passanti, come spettacolo da offrire in sede di inaugurazione.

I frammenti storici della Tribune Tower. Come sono arrivati a Chicago?
Ogni frammento fu “etichettato” con il luogo d’origine e l’edificio di provenienza, e nei decenni a seguire la collezione continuò a crescere, anche tramite donazioni dirette di amministrazioni cittadine o istituzioni culturali (per quel che riguarda i frammenti più antichi, portati a Chicago dai corrispondenti dell’epoca, non è invece facile risalire alle circostanze che hanno permesso di acquisire pezzi di monumenti ed edifici tutelati). Così, tra gli arrivi più recenti figurano i mattoni provenienti dal Wrigley Field (il più antico stadio americano di baseball, che si trova proprio a Chicago), ma anche un pezzo di metallo del World Trade Center, fuso dall’attentato del 2001, e la roccia lunare che ha sostituito di recente il frammento prelevato sulla Luna durante la missione dell’Apollo 15, concesso in prestito dalla NASA.
Nel 1948, un articolo firmato dal reporter del Tribune John Menaugh, parlando della collezione di frammenti, già descriveva una raccolta di “pietre” provenienti da 43 Paesi del mondo. Qualche anno più tardi, nel ’52, un nuovo articolo celebrava l’arrivo di altri 16 frammenti definiti “battle stones”, perché acquistati al termine della Seconda guerra mondiale, in siti storici colpiti dal conflitto.
Per quel che riguarda la legittimità delle acquisizioni – che parte della dottrina moderna interpreta come spoliazioni non giustificate (qui un approfondimento) – l’archivio del Chicago Tribune aiuta a tracciare alcune curiose presenze: due piastrelle dell’antica Pompei, per esempio, furono donate da una privata cittadina, tal Otis Hann di Chicago; mentre una roccia proveniente dalla cava utilizzata per costruire il Partenone fu donata a McCormick dal capo della delegazione greca alla prima Fiera Internazionale degli Stati Uniti che si tenne a Chicago. I frammenti del soffitto della grotta della Natività di Betlemme, custoditi all’interno di un reliquiario, invece, sarebbero stati acquistati clandestinamente dal quotidiano nel 1949. Ma la maggior parte dei “reperti” è frutto di richieste, donazioni e contrattazioni legali, come il frammento della Casa Bianca ottenuto durante la ristrutturazione dell’edificio del 1950, o la porzione del Muro di Berlino arrivata a Chicago dopo il 1989.
Che altri tesori si possono ancora scoprire girando intorno all’edificio? Un frammento della Grande Muraglia, uno della piramide di Giza, una pietra del Taj Mahal… Il giro del mondo in 150 pietre parlanti.
Livia Montagnoli
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