No Other Choice. Nel nuovo film di Park Chan-wook c’è l’illusione della responsabilità

Cronaca di un fallimento annunciato o responsabilità come alibi morale? Il nuovo film di Park Chan-wook è tra i più attesi del nuovo anno, destinato a contribuire ad un dibattito sociale e culturale che riguarda ognuno di noi

No Other Choice, il nuovo film di Park Chan-wook (Seoul, 1963), affonda lo sguardo nel cuore oscuro della rispettabilità borghese e nella violenza latente che si annida dietro l’idea di dovere. Un film, presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia e nelle sale italiane dal 1 gennaio 2026, che si muove tra commedia nera e tragedia morale, ma che rifiuta programmaticamente la separazione dei generi, scegliendo invece la continuità inquietante dell’esperienza umana.

“No Other Choice”. Ma di quale scelta si tratta?

Man-su è uno specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza. Ama il suo lavoro, la moglie Miri, i figli, la casa comprata con fatica. Può dirsi, senza ironia, soddisfatto: “Ho tutto”. Poi, senza preavviso, viene licenziato. “Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta”. Una frase che suona come una decapitazione simbolica. Man-su giura che entro tre mesi troverà un nuovo impiego per il bene della famiglia, ma il tempo si dilata: un anno di colloqui falliti, piccoli lavori umilianti, il rischio concreto di perdere ciò che ha costruito. Quando si presenta alla Moon Paper per consegnare il curriculum e viene pubblicamente mortificato, prende una decisione irreversibile: se non esiste un posto per lui, dovrà crearne uno.

“No Other Choice”, un film tra umorismo e critica sociale? Forse no

Park Chan-wook, il regista del film distribuito da Lucky Red, ha respinto l’idea di un equilibrio tra umorismo e critica sociale. “Non li ho mai pensati come due elementi distinti”, ha spiegato. “Per me sono un’unica entità”. Il film segue Man-su nel suo percorso psicologico con una prossimità quasi imbarazzante, chiedendo allo spettatore di condividere le sue motivazioni prima ancora di condannarne le azioni. La risata nasce dalla sua goffaggine, dalla sproporzione tra mezzi e ambizione, ma non cancella mai la compassione. Il riso convive con il disagio, senza offrirgli una via di fuga.

Nei panni del protagonista l’attore di Squid Game

Lee Byung-hun, conosciuto per la sua interpretazione in Squid Game, costruisce Man-su come una figura profondamente contraddittoria: affettuoso e autoritario, fragile e ostinato, convinto che il ruolo di capofamiglia legittimi ogni sacrificio. “Dovevo convincermi completamente delle sue motivazioni”, ha raccontato l’attore, “solo così potevo convincere il pubblico”. Il risultato è un personaggio che avvicina e respinge continuamente lo spettatore, in un movimento oscillatorio che è parte integrante del dispositivo morale del film.

Celebre la scena del confronto centrale, preparata con una precisione quasi ossessiva attraverso storyboard, prove e revisioni continue, ma lasciata aperta all’imprevedibilità dei corpi sul set. Park Chan-wook rivendica un cinema rigoroso, in cui nulla è casuale, ma in cui l’energia degli attori può ancora incrinare il piano. È in queste fratture che il film trova la sua verità più inquietante.

“No Other Choice”, una riflessione sul fare il proprio dovere

Tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake, No Other Choice se ne discosta soprattutto nel finale. “Ho capito subito questo personaggio”, confessa il regista. “Anch’io sono un uomo con una famiglia”. Ci sono voluti vent’anni per arrivare a questo film, ma il tempo gli ha dato una lucidità spietata: No Other Choice guarda il presente senza indulgenza, mostrando quanto sottile sia il confine tra l’uomo che “fa il suo dovere” e quello che, in nome di quel dovere, perde definitivamente se stesso.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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