Intervista allo stilista Sabato De Sarno che dopo Gucci riparte da Napoli. Con un libro 

“Napoli Infinita” è la lettera d’amore alla città e al suo essere una molteplicità di cose. Lo stilista riparte da questo progetto editoriale e visivo dopo l’esperienza come direttore creativo di Gucci. Ne abbiamo parlato con lui 

Come definire una città che esiste da 2500 anni? Infinita, mutevole, eclettica, stupefacente. È Napoli, quale altro luogo se non lei. Sotto i riflettori da mesi ormai, per la sua bellezza incontrovertibile, la storia millenaria, i tanti volti da scoprire. Proprio da qui, dal capoluogo campano, che riparte lo stilista Sabato De Sarno dopo l’esperienza come direttore creativo di Gucci dal 2023 al 2025, facendo del mezzo fotografico il proprio linguaggio. Per lui, nato in provincia, ma che ha vissuto Napoli da bambino e ragazzo, è questo il posto che può accogliere il suo bisogno di esprimersi attraverso altri campi dell’arte.

Il progetto “Napoli Infinita” di Sabato De Sarno

Infatti, in occasione del palinsesto J’Adore Napoli 2500 per celebrare l’anniversario della città, nss edicola e la casa editrice Cratèra hanno presentato “Napoli Infinita”, un progetto editoriale e visivo ideato da Sabato De Sarno. “Napoli è radice e contraddizione, invenzione e memoria. È un luogo che trattiene e allo stesso tempo lascia andare”, dice per motivare un racconto polifonico, stratificato e aperto che supera gli stereotipi per cogliere l’autenticità. Artisti napoletani, tutti attivi oggi e legati al territorio per scelta o per origine, hanno preso parte al volume: dalla musicista La Niña al regista Edgardo Pistone, dal duo artistico Bianco-Valente all’artista Fabrizio Vatieri, fino ai fotografi Ciro Battiloro ed Eleonora D’Angelo. È il loro modo di invitare a guardare Napoli con occhi nuovi, attraverso il potere delle immagini e anche delle parole.

Ne risulta il ritratto di “una città che ti chiede di prendere posizione, perché è reale, piena, porosa. Vive in una continua tensione. E forse il mio rapporto con Napoli comincia proprio da questo, dal fatto che non si concede mai a essere neutrale”, confida De Sarno. “Quando fai questo tipo di progetto, si tende a mettere le cornici a qualcosa. Io ho voluto fare proprio l’opposto: ho chiamato Napoli ‘infinita’ perché all’infinito non puoi mettere una cornice. Mentre tu la stai guardando, già cambia”. Meglio raccontare la città come un luogo che costringe a mettersi in dubbio. “Non come un’icona da cartolina, ma come una realtà viva, quindi contraddittoria e in movimento”.

I talenti di “Napoli Infinita”

Eppure non è un libro di nomi associati a Napoli, né un esercizio di stile fine a sé stesso. La selezione di talenti autentici, e per nulla scontati, deriva da una consapevolezza non di poco conto: ascoltare e chiedere aiuto, nel momento in cui non si vive più la città da ormai 25 anni, come De Sarno che si è trasferito da giovane a Milano. “Ho scelto persone che hanno una prospettiva interessante nel loro lavoro. Alcune le conoscevo e altre no, questo disordine lo vedi anche nel libro. Quando ho provato a decidere la sequenza — artisti prima? fotografi?— mi sono reso conto che sarebbe stato contro lo spirito di Napoli”. Voleva mantenere il ritmo della città, così sfogli il libro e trovi una poesia, poi un servizio fotografico, poi un’opera, poi una lettera.

Il significato del progetto “Napoli Infinita” di Sabato De Sarno

Ad affascinare del progetto “Napoli Infinita” è che De Sarno non ha chiesto ai talenti di fare un lavoro su Napoli, bensì di contribuire — come in una conversazione libera — all’iniziativa che ne racconta liberamente le sue notevoli identità. A stupire è che, nonostante la carriera in prestigiosi marchi di moda, quali Valentino e Gucci, non si sia neanche posto la domanda su quale ruolo avrebbe ricoperto. “Sono una persona a cui piace stare in mezzo alle cose, facilitare il dialogo, mettere insieme linguaggi diversi senza uniformarli”, dice. “Credo di aver avuto più ruoli: direttore creativo quando ho costruito l’ossatura del progetto; curatore quando ho scelto contesti e relazioni; mediatore perché ho lasciato che gli artisti si esprimessero liberamente”. A Sabato piace l’idea di essere un ponte, come questi libri che sanno raccontare vari aspetti di una città. Come “Napoli Infinita”, che racconta una piccola parte perché Napoli è stratificata. “Sfogliando il volume trovi cose diversissime. Infatti, parlo spesso di polifonia, non di coro. Il coro canta la stessa canzone, con un’unica voce; la polifonia invece accoglie differenze, a volte contrasti”. Mentre selezionava le immagini, una fotografa gli ha detto “non so se questa è una bella foto, però è una foto vera”. È in quel momento che ammette di aver capito la direzione giusta: non cercare la rappresentazione, ma la frizione.

Giulio Solfrizzi

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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