È morto l’imprenditore Bruno Paneghini. Negli ultimi anni era tra i collezionisti d’arte più dinamici e attivi d’Italia

Nel rilevare l’ex cotonificio Venzaghi di Busto Arsizio per farne la sede della sua azienda, oggi tra i principlai player italiani nel settore dell’IT Consulting, Paneghini aveva concepito e realizzato il sogno di uno spazio di lavoro contaminato dall’arte, aperto a tutti, dove apprezzare una collezione di oltre 400 opere

È stato un infarto, nella prima mattinata di sabato 29 novembre, a stroncare Bruno Paneghini, classe 1964, che di anni ne aveva soli 61. Fondatore di Reti S.p.A., l’imprenditore lombardo aveva iniziato la sua carriera in Olivetti, prima di dedicarsi alla sua azienda, avviata nel 1994 e assurta tra i principali player italiani nel settore dell’IT Consulting, specializzata nei servizi di System Integration.

Bruno Paneghini e la cultura d’impresa nel Campus Reti

Un impegno mai disgiunto dalla grande passione per l’arte, che di Paneghini faceva uno dei più grandi collezionisti e mecenati italiani. A Busto Arsizio, città alle porte di Milano un tempo epicentro di una fiorente industria tessile, Paneghini amministrava un complesso di oltre 20mila metri quadri, dove accanto alla sua azienda aveva scelto di vivere con la sua famiglia ed esporre la collezione di arte moderna e contemporanea costituita con la moglie Ilenia. Il Campus Reti, come l’aveva ribattezzato, nato dal recupero di un ex cotonificio, è dunque oggi un luogo aperto alla città, frequentato dagli artisti e custode di una importante raccolta d’arte. Il merito si deve alla visione di Paneghini, che nell’ultimo decennio – parallelamente ai successi di Reti S.p.A. – aveva iniziato ad acquisire e recuperare i vecchi fabbricati del cotonificio Venzaghi, per farne spazi per il lavoro dall’impostazione ibrida, gestiti con le innovazioni della domotica e caratterizzati dalla vicinanza costante con le opere d’arte: nel Campus sono esposti circa due terzi della collezione di arte e design di famiglia (con opere per le quali è stata scelta una collocazione fissa e altre che invece sono oggetto di allestimenti a rotazione), si ospitano iniziative pubbliche nell’Auditorium adibito allo scopo, si studia e vengono organizzati corsi di formazione.

Campus Reti, edificio 3. Courtesy Reti SpA
Campus Reti, edificio 3. Courtesy Reti SpA

La Collezione Paneghini a Busto Arsizio

E la Collezione Paneghini, aperta al pubblico, riceve migliaia di visitatori all’anno. Nata nel 2010, la raccolta – che oggi conta più di 400 opere d’arte tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie – spazia dai decenni centrali del Novecento fino all’arte contemporanea dei giorni nostri, valorizzando tanto il lavoro di artisti storicizzati che la ricerca di talenti emergenti. La peculiare cornice architettonica e produttiva in cui oggi si inserisce la Collezione costituisce l’elemento che pone in stretto dialogo la produzione artistica e l’attività industriale: connessione rinsaldata dagli interventi dell’artista Jorrit Tornquist e dell’architetta Elena Ciapparelli.

Un imprenditore illuminato, tra innovazione e arte

Di sé, Paneghini sottolineava di credere in una cultura di impresa che potesse connettere, in una visione unica, diversi ambiti e settori eterogenei, occasione per offrire a tutti l’opportunità di entrare in contatto con la creatività, l’arte, l’innovazione.
Da maggio 2025, con Ilenia Paneghini e Nicolas Ballario, in partnership con Il Giornale dell’Arte, conduceva il podcast Reti dell’Arte, ciclo di racconti dedicati al rapporto tra arte e imprese, ispirato proprio all’esperienza del Campus Reti.
Da un anno era, inoltre, presidente della Fondazione ITS Incom, istituto tecnico superiore per le tecnologie dell’informazione.

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