Il senso di DiCaprio per l’arte. Da Andreas Gursky ad Elizabeth Peyton, opere all’asta per la sua fondazione ambientalista. “Il mio nome? Lo devo a Leonardo da Vinci”

“Mio padre racconta che lui e mia madre erano in visita alla Galleria degli Uffizi, a Firenze, e si fermarono a guardare un dipinto di Leonardo da Vinci. Mia madre era incinta di me, e pare che io iniziai a calciare furiosamente: loro lo presero come un presagio”. Fu così che Leonardo DiCaprio si chiamò […]

Il ritratto di DiCaprio di Elizabeth Peyton, aggiudicato per 1 milione di dollari (© Elizabeth Peyton - Christie's)

Mio padre racconta che lui e mia madre erano in visita alla Galleria degli Uffizi, a Firenze, e si fermarono a guardare un dipinto di Leonardo da Vinci. Mia madre era incinta di me, e pare che io iniziai a calciare furiosamente: loro lo presero come un presagio”. Fu così che Leonardo DiCaprio si chiamò Leonardo: “Sono tornato agli Uffizi qualche tempo fa – commenta l’attore/regista -, ma non sono riuscito a capire a quale dipinto si riferissero”. Inizia prima di nascere, il legame di “the aviator” con le arti: e proseguirà intenso, su diverse strade, per tutta la vita. È lui a raccontarlo con un’intervista al Wall Street Journal, con lo spunto dell’asta organizzata con Christie’s il 13 maggio – titolo The 11th Hour – per raccogliere 15 milioni di dollari per la sua fondazione, che sostiene le cause ambientali.
Fu sempre il padre, a Los Angeles, a trascinarlo dentro l’artworld, facendogli conoscere – bambino – artisti come Robert Williams, Robert Crumb, e poi Ed Ruscha, Todd Schorr, Mark Ryden. “Poi fu a A New York che conobbi meglio l’opera di Andy Warhol, Basquiat, Francesco Clemente, Julian Schnabel, e iniziai a collezionare”. Una raccolta eclettica, ricca anche di reperti fossili (“Ho un paio di dinosauri predatori”), la sua primissima passione di bambino. Passione sfociata nella sensibilità all’ambiente, e nella fondazione a favore della quale organizza ora l’asta: per la quale ha chiesto a collezionisti e artisti di donare alcuni pezzi. Da affiancare a quelli che donerà lui stesso, come Ocean V di Andreas Gursky – stima 500mila dollari – e il ritratto fattogli da Elizabeth Peyton

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    Il dipinto di Leonardo da Vinci in questione è senz’altro L’Adorazione dei Magi, un artefatto artistico tra i più meravigliosi mai realizzati al mondo, nonostante si tratti di un lavoro in fase preparatoria, mai portato a termine.