Manifesta 11: le “joint venture” che mettono insieme artisti e professionisti spiegate in video

Era, forse, la sezione più ambiziosa del progetto curatoriale di Christian Jankowski. Mettere assieme artisti e professionisti in inedite collaborazioni sparpagliate per la città. Ecco alcune delle “nuove produzioni” in un video…

Manifesta 11 - Löwenbräukunst, Zurigo 2016
Manifesta 11 - Löwenbräukunst, Zurigo 2016

In questo periodo Zurigo è stata letteralmente invasa dalla presenza della biennale itinerante Manifesta 11. Oltre alla “Historical Exhibition” e al programma di performance al Cabaret Voltaire, il curatore Christian Jankowski ha progettato, come già riportato da Artribune, una ragnatela di “nuove produzioni” sparse per la città che rappresentano il risultato più concreto delle joint venture.
Si tratta delle collaborazioni (qui le trovate tutte) tra gli artisti e i professionisti della città coinvolti dalla mostra. Ma quella che era la sezione più attesa della mostra, si è di fatto rivelata quella più debole e di più difficile fruibilità, con alcune sedi irraggiungibili, con interventi – talvolta – addirittura “invisibili”. Non siamo infatti riusciti a trovare, ad esempio, quello di Ceal Floyer e quando abbiamo chiesto a chi si trovava nello spazio di aiutarci, non abbiamo ricevuto  risposte.

LUCI E OMBRE
Gli orari di apertura delle sedi differiscono di location in location, mentre in altri casi, una volta arrivati al luogo segnalato sulla mappa abbiamo scoperto che si trattava dello scenario di una performance che si era già svolta. Inoltre, molte opere sono del tutto speculari a quelle presenti all’Helmhaus o al Lowenbrau nella mostra tradizionale. Tuttavia, il lato positivo di questa mappatura è che ha permesso ai visitatori di scoprire luoghi inediti di Zurigo, altrimenti non frequentati in una visita di pochi giorni, così come di mettere in luce aspetti ignoti della vita sociale cittadina. È stato insomma possibile visitare un ospedale, una chiesa, un negozio di gioielleria, un ufficio turistico alla stazione centrale, l’università applicandosi in una caccia al tesoro tra negozi e palazzi.
È da segnalare – comunque – la bellezza e l’efficacia della comunicazione di Manifesta articolata in monumentali fumetti che, riprendendo il tema professionale della joint venture, raggiungono lo scopo di segnalare e indicare il percorso da seguire. Molti interventi sono risultati realmente affascinanti e riusciti, come quello di Jon Kesseler, nel negozio di un noto orologiaio o quello gourmet di John Arnold, che ha fatto dell’esperienza gastronomica partecipativa un modello di condivisione culturale. Decisamente deja vu, invece, l’intervento di Franz Erhard Walther che ha collaborato con professionisti del tessile per dotare lo staff di un albergo di lusso di divise d’artsta. Ne abbiamo filmati alcuni per farvi capire come funzionava il meccanismo.

http://m11.manifesta.org/

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  • Whitehouse Blog

    Questa storia degli artisti che collaborano con artigiani è una storia vecchia, ormai da 20-30 anni lo vediamo. Questa Manifesta aveva un NON TEMA, poche idee già note e confuse. E dire che si potrebbe fare meglio, basterebbe avere idee, ossia quello per cui il curatore-artista è stato pagato. Poi, certo, se non ci fossero contenuti (anche mediocri) come fare a vendere i banner qui intorno? Forse però con contenuti più interessanti i banner si potrebbero vendere anche a prezzo più alto.

  • Raskolnikowsky

    Gli autori potrebbero essere gli studenti della locale scuola media .
    Una sfilata di stupidaggini .