Amazon entra nel mercato dell’arte online. La sezione Made in Italy cresce con una selezione di dipinti, sculture, fotografie: ma le garanzie qualitative?

Vendere arte online, ormai è provato, non è cosa facile. Ci sono i siti specialistici che si vanno rafforzando dopo partenze comunque incerte, e spesso affiancando la presenza in rete con progetti “terreni”, come nel caso di Artsy, partner di diverse fiera d’arte. Altre risorse che si muovono in questo terreno sempre minato sono le […]

Vendere arte online, ormai è provato, non è cosa facile. Ci sono i siti specialistici che si vanno rafforzando dopo partenze comunque incerte, e spesso affiancando la presenza in rete con progetti “terreni”, come nel caso di Artsy, partner di diverse fiera d’arte. Altre risorse che si muovono in questo terreno sempre minato sono le varie Auctionata, Paddle8, Artspace, Artuner, Artfinder. Poi ci sono siti di vendita generalisti, spesso anche giganti, che si lanciano nel settore, con altrettante se non maggiori difficoltà e incertezze: esemplare a proposito è la vicenda di eBay, che dopo alcune false partenze ha poi optato per condividere l’attività nientemeno che con Sotheby’s.
Ora a puntare sull’acceleratore della creatività è Amazon, con particolare riferimento all’Italia: annunciando di aver ampliato l’offerta della sezione Made in Italy – già inaugurata con una selezione di artigiani fiorentini – a “prodotti artistici italiani” (già, viene usata proprio la dicitura “prodotti”), dalla scultura alla pittura, alla stampa, alla fotografia. “Circa 700 opere di artisti italiani sono ora disponibili, attraverso il Marketplace di Amazon, per più di 304 milioni di clienti che vivono in tutto il mondo”.
Qual è il problema? Quello della selezione: quali garanzie di qualità, e con quali criteri, vengono offerte ai potenziali clienti? Poche, dal momento che il taglio del progetto pare improntato meramente all’aspetto commerciale: tanto che “alcuni artisti dispongono di una pagina dedicata che include una descrizione della loro storia e della loro attività, i video che consentono di conoscere nel dettaglio le tecniche di produzione e il catalogo delle opere disponibili su Amazon”. Il tutto, c’è da scommettere, dietro pagamento di una quota aggiuntiva al crescere di spazio e visibilità. La domanda quindi – in attesa di verificare lo sviluppo della sezione, e magari di ricrederci – è: perché un marchio forte come Amazon si butta all’avventura al buio in questo modo?

www.amazon.it/madeinitaly

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Io ci sto c’è la farà importante iniziare hip

  • Prodotti perché oggi l’arte non è un settore di largo consumo? ad esempio ogni fiera propone centinaia di manufatti che moltiplicati per le decine di fiere fanno una mare di prodotti artistici, qualcuno poi forse sarà anche un’opera d’arte…

    • artriste

      Ma quante opere vengono commercializzate oggi fra gallerie, fiere e ora anche questa marea di siti, c’è qualche dato ufficiale?