Direttori italiani o stranieri? “Il vero problema è trattare un museo come una banca”. Il pensiero del conservatore Jean Clair sulle polemiche per le nomine

“Il problema è un altro. È un problema spirituale e culturale più ampio. Si stanno trasformando i musei in fondi bancari, in macchine finanziarie, hedge fund specializzati in speculazioni. Non abbiamo più idea di che cosa sia l’arte, di quale sia il suo compito”. Si disinteressa – ovviamente – della sterile polemica stranieri-italiani, Jean Clair, […]

Jean Clair
Jean Clair

Il problema è un altro. È un problema spirituale e culturale più ampio. Si stanno trasformando i musei in fondi bancari, in macchine finanziarie, hedge fund specializzati in speculazioni. Non abbiamo più idea di che cosa sia l’arte, di quale sia il suo compito”. Si disinteressa – ovviamente – della sterile polemica stranieri-italiani, Jean Clair, l’ex direttore del Centre Pompidou e del museo Picasso, e della Biennale di Venezia, che La Repubblica incontra proprio a Venezia e lo interroga sulla vicenda delle recenti nomine dei direttori dei musei italiani. “Scorrendo la lista dei nomi selezionati, mi pare che ci siano professionalità di rilievo. Conosco Sylvain Bellenger, che a Capodimonte farà un ottimo lavoro”.
Il fatto che molti dei prescelti siano stranieri è in sé un fatto positivo, se non fosse che dovranno operare dentro musei ridotti a macchine per incassare soldi”, specifica. Ma la questione Clair la legge piuttosto alla luce delle sue stranote posizioni conservatrici, espresse in tanti saggi, da Critica della modernità a L’inverno della cultura: “Un direttore di un museo deve per prima cosa essere un critico e uno storico dell’arte”. Irremovibile sull’intangibilità del sacro suolo museale: “L’idea del neo direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt, di dare in affitto delle stanze della galleria segna l’inizio della fine. O piuttosto la continuazione di una decadenza della quale lui stesso sarà il responsabile finale”. E sarcastico sul concetto di “valorizzazione”: “È un termine delle banche. Si valorizzano i soldi non le opere d’arte. Leggo che nei musei si apriranno ristoranti e bookshop. C’è bisogno di un manager?”. Ma per far funzionare il sistema museale servono soldi, dove trovarli?, chiede la giornalista. “Il costo per mantenere un museo è ridicolo rispetto a quello della sanità o dei trasporti”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.