Bologna Updates: intervista a Claudio Spadoni che traccia un primo bilancio di Arte Fiera 2015. “Impressioni ottime, tanto collezionismo internazionale”

“La cosa che ha sorpreso un po’ tutti è stata la grande presenza di collezionisti internazionali, europei ma anche americani. Che hanno concluso affari, anche per opere molto importanti”. Premette, con diplomazia, che ancora è presto per tratteggiare bilanci, che non è in possesso dei dati, e che potrebbe ancora succedere di tutto: ma non […]

La cosa che ha sorpreso un po’ tutti è stata la grande presenza di collezionisti internazionali, europei ma anche americani. Che hanno concluso affari, anche per opere molto importanti”. Premette, con diplomazia, che ancora è presto per tratteggiare bilanci, che non è in possesso dei dati, e che potrebbe ancora succedere di tutto: ma non si nega al microfono, Claudio Spadoni, condirettore – assieme a Giorgio Verzotti – di Arte Fiera, che chiude i battenti lunedì 26 gennaio a Bologna. Anche noi ovviamente attendiamo la conclusione per qualche riflessione: intanto, però, eccovi la breve intervista che comunque aiuta a trarre qualche indicazione…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • luca rossi

    Nouriel Roubini, esperto di economia che ha lavorato nella World Bank, nella Banca di Israele e che attualmente è insegnante di Economia alla NYU Stern School, durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos ha trattato un tema inaspettato per l’occasione. Il mercato dell’arte. Proprio per il suo grande interesse personale nel collezionismo, ha affermato, nel discorso poi riportato dal Financial Times, che i problemi sono all’ordine del giorno e che è necessaria una autoregolamentazione se si vuole evitare un controllo o regole esterne.
    ‹‹Che ci piaccia o no››, ha continuato Roubini, ‹‹l’arte è spesso usata come un mezzo per evadere le tasse, per riciclare denaro. È possibile acquistare un’opera per mezzo milione, impacchettarla e portarla all’estero, senza portare il passaporto. Moltissima gente sta usando l’arte per il riciclaggio di denaro… Anche se l’arte sembra che sia del tutto concentrata sulla bellezza, come ogni business nasconde molti lati oscuri. Dobbiamo correggere questo stato, o altrimenti il sistema sarà compromesso nel tempo››.
    Non che tutto questo sia una novità, ma la riflessione di Roubini è più profonda, e continua rintracciando le cause di questa decadenza del sistema nella manipolazione dei prezzi attraverso le garanzie offerte dai venditori e dalle case d’asta per le opere, nel commercio basato sulle indiscrezioni interne e che consente le offerte false, cosiddette chandelier bid, usate per far alzare i prezzi e dare la sensazione che l’opera in questione sia molto desiderata.
    La trasparenza tanto auspicata da molti lati, è spesso menzionata di passaggio da molti, ma il risultato di questo intervento lascia perplessi riguardo le possibili soluzioni, assenti persino nelle parole dello stimato economista

    • Marco Enrico Giacomelli

      Veramente inaspettato: tutti pensavano che al convegno “The Future of the Art World: Culture and Commerce in the 21st Century” Roubini parlasse di rugby o sneakers.