Vaso cinese della dinastia Qing venduto all’asta Pandolfini a Firenze per 7,5 milioni di euro. È doppio record: l’opera più costosa mai venduta in asta, e la vendita più ricca di sempre in Italia

La notizia è di qualche giorno, fa, ma finora era stata rilanciata provalentemente dalla stampa locale, o da qualche sito specializzato in mercato dell’arte. Una singola serata ha frantumato tutti i record italiani in materia di aste d’arte: la vendita più ricca di sempre, con oltre 14 milioni di euro, e la singola operapiù costosa […]

Il vaso cinese della dinastia Qing venduto all’asta Pandolfini a Firenze per 7,5 milioni di euro

La notizia è di qualche giorno, fa, ma finora era stata rilanciata provalentemente dalla stampa locale, o da qualche sito specializzato in mercato dell’arte. Una singola serata ha frantumato tutti i record italiani in materia di aste d’arte: la vendita più ricca di sempre, con oltre 14 milioni di euro, e la singola operapiù costosa mai venduta in asta, con 7 milioni e 445mila euro. E a registrare questi risultati non è stata una delle grandi auction house che da sempre si spartiscono il mercato internazionale: ma la Pandolfini Casa d’Aste di Firenze, che con una vendita straordinaria celebrava i suoi novanta anni di presenza sul mercato nazionale ed internazionale dell’arte e dell’antiquariato.
Star indiscussa della serata, un vaso cinese della dinastia Qing, del XIX secolo: che partendo da una stima di 15mila euro – fissata sulla base delle richieste del vanditore, specificano da Pandolfini – l’ha moltiplicata per 500, finendo aggiudicato ad un anonimo collezionista cinese collegato online per quasi 7,5 milioni di euro. È alto 75 centimetri quando normalmente non superano i 40, motivano ora gli esperti questa straordinaria performance; ed è siglato con lo stemma dell’imperatore, onore che veniva concesso solo ai grandissimi artisti. Ma la serata, accennavamo, ha registrato anche il record della più ricca asta della storia in Italia: grazie fra l’altro a una tela di Alberto Burri proveniente dalle collezioni Jucker e D’Alessandro, venduta a oltre 850mila euro, e a un altro dipinto di J. J. Tissot, battuto a 954mila euro.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.