Venezia Updates: l’orrore della guerra in un documentario. Joshua Oppenheimer racconta ancora l’eccidio del popolo indoseniano, dal punto di vista dell’assassino

Il documentario di Joshua Oppenheimer, in concorso a Venezia 71, è il seguito di The Act of Killing. Nel primo si raccontava del genocidio indonesiano dal punto di vista degli assassini. In The Look of Silent c’è un faccia a faccia tra il fratello di una vittima e gli artefici dell’omicidio. Qualcuno sta misurando la […]

Il documentario di Joshua Oppenheimer, in concorso a Venezia 71, è il seguito di The Act of Killing. Nel primo si raccontava del genocidio indonesiano dal punto di vista degli assassini. In The Look of Silent c’è un faccia a faccia tra il fratello di una vittima e gli artefici dell’omicidio.
Qualcuno sta misurando la vista ad un vecchio. Vede bene il vecchio? Cosa vuole vedere? Dove vuole guardare? Un uomo che vende occhiali indaga. Due folli raccontano sghignazzando il suono del machete che recide un collo umano. Abbiamo di fronte una manica di efferati assassini a piede libero. Mutilazioni di genitali, violazioni del corpo d’ogni genere. Si può diventare pazzi e ritrovarsi a pregare in cima alle palme. Oppure bere il sangue delle vittime. Teste decapitate e corpi senza volto galleggiano in un fiume rosso di sangue. Gli ex soldati, ormai pieni di rughe, si fotografano vittoriosi: il pericolo del comunismo è ormai lontano. Più di un milione di vittime. Un “eroe” pensa di dover rimanere alla storia per aver ucciso 32 uomini e ha scritto un libro aggiungendo illustrazioni di propria mano affinché i posteri non dimentichino i suoi meriti. C’è chi non vuole vedere, né sentire. Il passato è passato. Meglio dimenticare.
Una realtà agghiacciante. L’assurda mancanza di rimorso degli uomini intervistati, il terrore del suono delle loro voci senz’anima, lo sguardo spettrale, fa somigliare questa pellicola più ad un film dell’orrore che a un documentario. La grazia, l’ironia e la bellezza di una madre decrepita che continua a piangere un figlio morto è l’unico attimo di respiro. Dopo il film un altro brutto pensiero serpeggia nella mente dello spettatore. Nel 1922 Robert Flaherty documentò la vita dell’eschimese Nanook, dei suoi stenti per sopravvivere al freddo e alla fame. Pochi anni dopo si venne a sapere che Nanook era morto proprio per questi motivi. Quale sarà il destino del venditore d’occhiali?

– Federica Polidoro

CONDIVIDI
Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • Mandarel

    Difficile non finire nell’orrido trattando una pagina così nera della storia indonesiana. Commovente.