Pure la Galleria Civica di Modena fa ricorso al crowdfunding: il web finanzia la mostra dedicata a Jamie Reid, grafico dei Pistols

Se a farlo è il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, icona dell’establishment dell’arte e dei potentati della cultura, l’operazione suona un pochino straniante. Se lo strumento finisce invece nelle mani di uno dei tanti pregevoli ma squattrinati musei che costellano la provincia italiana, e serve per di più a sostenere un progetto che affonda […]

i Sex Pistols ad Hyde Park nel 1977 - foto Janette Beckman

Se a farlo è il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, icona dell’establishment dell’arte e dei potentati della cultura, l’operazione suona un pochino straniante. Se lo strumento finisce invece nelle mani di uno dei tanti pregevoli ma squattrinati musei che costellano la provincia italiana, e serve per di più a sostenere un progetto che affonda le proprie radici nel popolare più spinto, si trova la quadratura del cerchio.
Al via nei giorni scorsi la campagna di crowdfunding con cui la Galleria Civica di Modena chiede di sostenere l’allestimento della mostra che a settembre celebrerà l’estro di Jamie Reid, l’eclettico grafico che si è occupato del lato visual della rivoluzione innescata dai Sex Pistols. Inventando lo strappo sulla Union Jack che è diventato icona della band di Sid Vicious e Johnny Rotten, firmando la cover giallo canarino di Never mind the bollocks e il lettering diventato simbolo della (anti)estetica propria del punk. Un evento che risponde con sagace ironia al tema proposto dal Festival Filosofia che si terrà sempre a settembre in città, e che annovera la mostra su Reid tra i propri eventi collaterali: trattando il concetto di “gloria”come non ragionare sulla fama effimera delle stelle del rock? E come evitare un pensiero al processo di smitizzazione dei simboli stessi del potere – dall’effige della regina Elisabetta alle banconote, fino naturalmente alla bandiera – proposto con incendiaria e virulenta aggressività dall’iconografia dei Pistols?
La richiesta da parte della galleria non è esosa: asticella fissata a cinquemila euro; le offerte suggerite vanno da un minimo di due a un massimo di centoventi euro (non si disdegnano contributi più generosi, ovviamente!), e prevedono a seconda dell’importo benefit a salire, passando dalla semplice menzione di ringraziamento sul sito del museo ai gadget della mostra – spille, trattandosi di punk, ma anche poster e cataloghi – fino ad un esemplare della pochette che i ragazzi del Deledda, istituto professionale della città, confezioneranno riciclando i banner pubblicitari della mostra stessa.
Per aderire alla campagna l’indirizzo giusto è: www.com-unity.it

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.