Gerhard Richter alla Beyeler: ampia fotogallery dalla preview della mostra che a Basilea indaga serie e cicli dell’artista. Per la regia di Obrist

Prendi uno dei migliori artisti del nostro tempo, quello che potrebbe tranquillamente passare come il curatore e critico d’arte più interessante della sua generazione e mettili insieme in uno spazio espositivo unico. È come avere Pep Guardiola che allena Messi al Camp Nou: ricordate come è andata a finire, vero? Non si tratta nemmeno più […]

Gehrard Richter in mostra alla Fondation Beyeler

Prendi uno dei migliori artisti del nostro tempo, quello che potrebbe tranquillamente passare come il curatore e critico d’arte più interessante della sua generazione e mettili insieme in uno spazio espositivo unico. È come avere Pep Guardiola che allena Messi al Camp Nou: ricordate come è andata a finire, vero? Non si tratta nemmeno più di Serie A, siamo direttamente ai piani alti della Champions League, là dove molti possono solamente sognare di arrivare. Vince su tutti i fronti la retrospettiva che la Fondation Beyeler dedica a Gerhard Richter, portato a Basilea da un certo Hans Ulrich Obrist: al lavoro con il maestro in nome di quella vecchia ed eterna amicizia che ha visto il pittore accogliere nel suo studio il critico, rampollo di una famiglia dei suoi primi e più appassionati collezionisti, poco più che adolescente. Un legame personalissimo quello tra i due, cementato nel corso degli anni, che si traduce in una mostra che si smarca dai temi antologici e celebrativi di quella andata in scena solo tre anni fa alla Tate Modern in occasione degli ottant’anni dell’artista. L’attenzione si punta sui cicli e le serie di Richter, tessendo un racconto che parte dalla metà degli Anni Cinquanta e arriva fino ai giorni nostri, offrendo una visuale inedita per un percorso unico. Il tutto nella cornice di uno spazio sfruttato in tutta la sua coreografia: da sindrome di Stendhal il corridoio che accoglie l’infilata degli Strip, pattern cromatici lineari che inquadrano in fondo alla sala successiva la vetrata che dà sul giardino, giocando con i cromatismi delle foglie. In attesa di recensione e video cominciate a farvi la bocca con questa fotogallery…

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • angelov

    L’artista più grande al mondo, il pittore che ha percorso tutte le strade ed esplorato tutti i territori dell’immagine e della visione, il più accreditato, il più rispettato, il più completo ed acclamato, il più giustamente valutato; che ha trascorso la più parte della vita senza togliere le mani dai pennelli, o muoversi di un passo dal suo studio-santuario ma che, per quella regola ferrea e spietata che si applica a tutte le cose, e che attribuisce una manchevolezza anche a ciò che appare perfetto, può per questo sembrare essere apparentemente privo di uno stile unitario, o filo conduttore che percorra tutte le sue opere, ad eccezione della sua preziosa firma?