Sì, viaggiare. A Venezia parte Orient Express, un ciclo di incontri negli studi della Bevilacqua La Masa. Per discutere del rapporto tra arte e dimensione del viaggio

Venezia, patria di Marco Polo, non poteva che essere il luogo migliore per ospitare una serie di appuntamenti pensati per indagare il valore del viaggio nella pratica artistica contemporanea. L’idea è di due giovani curatrici, Giada Pellicari ed Elisa Fantin, del collettivo Cake Away in residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa, decisi ad esplorare il […]

Mario Ciaramitaro, Brian Waits by the river, 2013

Venezia, patria di Marco Polo, non poteva che essere il luogo migliore per ospitare una serie di appuntamenti pensati per indagare il valore del viaggio nella pratica artistica contemporanea. L’idea è di due giovani curatrici, Giada Pellicari ed Elisa Fantin, del collettivo Cake Away in residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa, decisi ad esplorare il tema, invitando una serie di ospiti nel loro atelier, all’interno del Complesso SS. Cosma e Damiano, alla Giudecca, per il progetto Orient Express: il viaggio nello sviluppo della pratica artistica.
Tutti in carrozza, quindi. Si parte il 5 dicembre con Silvio Lorusso e Claudia Rossini, che parleranno di come andare lontano, rimanendo seduti alla propria scrivania – grazie al web -, per poi approfondire l’importanza delle residenze e dei workshop, con uno sguardo verso l’oriente, con Mario Ciaramitaro e Ryts Monet. Il 17 dicembre sarà il turno di Angela Vettese e Marco Tagliafierro, che esploreranno i mutamenti della geografia relazionata all’arte, mentre chiuderanno questo grand tour Driant Zeneli, il 16 gennaio, ed Elena Mazzi, con una testimonianza dell’importanza del viaggio nella loro pratica artistica, intesa come narrazione e insieme creazione di relazioni con le comunità.

–  Marta Cereda

www.cakeawayvenezia.tumblr.com

  • mario de maria

    E’ triste vedere così poco coraggio in persone così giovani. Le curatrici del progetto sono così propense al viaggio che hanno invitato i primi tre amici poppanti sotto casa che gli sono venuti in mente. Queste conferenze dovrebbero essere condotte in dialetto visto il provincialismo che le caratterizza. Non c’è ricerca né sincerità.