Monitor da Roma a New York. La galleria capitolina apre a gennaio uno spazio nel Lower East Side ai piedi del New Museum. Paola Capata ci spiega come e perché

Non è una novità, sebbene questa volta non si tratti di una fuga bensì di un momentaneo trasloco. Ma la tendenza è chiara: stufe di un mercato asfittico, di collezionisti lagnosi, di burocrazie e tassazione che farebbero passare la voglia di intraprendere a chiunque, le gallerie italiane più dinamiche cercano di spostarsi. O andando via […]

La futura location di Monitor a New York

Non è una novità, sebbene questa volta non si tratti di una fuga bensì di un momentaneo trasloco. Ma la tendenza è chiara: stufe di un mercato asfittico, di collezionisti lagnosi, di burocrazie e tassazione che farebbero passare la voglia di intraprendere a chiunque, le gallerie italiane più dinamiche cercano di spostarsi. O andando via dalle aree più in crisi (Co2 e Furini che scappano da Roma) o affacciandosi all’estero. E così Monitor, senza ombra di dubbio nella top five delle top galleries romane, apre a New York City. Nel Lower East Side, ça va sans dire, ovvero nel quartiere che negli ultimi tempi, rinverdendo i fasti di trent’anni fa, ha preso ad ospitare grappoli di gallerie creative, gallerie che guardano con occhio di sufficienza l’eccessiva commercializzazione che ormai caratterizza il distretto galleristico di Chelsea, sempre a New York.
In questo contesto a gennaio sbarcherà Monitor con uno spazio temporaneo all’angolo tra Rivington Street e la Bowery, tra i mille grossisti di articoli per ristoranti, la torre del New Museum e gallerie-simbolo di questo quartiere come Eleven Rivington. “Saranno solo quattro settimane” ci spiega Paola Capata “ma saranno quattro settimane di lavoro serratissimo. Lo spazio è piccolo, ma giusto, ci sarà un ufficio, ci saranno le opere di Francesco Arena e Claudio Verna, due artisti di generazioni differenti”. Una scelta precisa che avrà sarà sicuramente nata da una ponderazione. “Certamente. Arena è appena stato per 6 mesi a New York in virtù della vincita del Premio New York e in questo breve soggiorno, molti contatti sono stati presi e debbono essere seguiti e sviluppati. Francesco sarà fisicamente con me a New York ed insieme lavoreremo su una commissione per un collezionista privato e una serie di nuovi progetti. Riguardo a Claudio Verna, la sua ricerca è stata troppo spesso non sufficientemente sostenuta dal sistema italiano, mentre ha trovato recentemente, in seguito alla collaborazione con Monitor,  un grande interesse in quello americano. Interesse che con questa galleria andiamo a consolidare”.
Una specie di ambasciata in America insomma. Uno spazio che sembra pensato come trampolino di lancio o agenzia di accelerazione e sostegno per gli artisti e, in particolare, per gli artisti italiani. “Proprio così” conferma la gallerista “è mia intenzione dare visibilità agli straordinari artisti ‘nostrani’ con cui la galleria opera da sempre: Vascellari, Rä di Martino, Rovaldi, ZimmerFrei, De Luca. È per loro che ho pensato questo progetto e sono certa che a tempo debito darà i suoi risultati”. Una temporary gallery a Gennaio 2014, dunque, ma pronta a ripetersi nel futuro prossimo.

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  • Valentina Gasperini

    Sono pienamente d’accordo con la scelta della Capata.

  • marina urbach

    Ma…per che soltanto un mese?
    Si puo trovre una soluzione permanente….