Azerbaigian contemporaneo, ecco le immagini del nuovo centro culturale progettato da Zaha Hadid. Forme sinuose e spazi fluidi che non ignorano le forme islamiche

Un edificio fluido, che si discosta dalle architetture circostanti di matrice monumentale sovietica e si ispira ai pattern ornamentali e alle forme curve dell’architettura islamica. Zaha Hadid completa, dopo il concorso indetto nel 2007, l’Heydar Aliyev Center di Baku, capitale dell’Azerbaigian, destinato ad essere il principale centro culturale della nazione (a cui è dedicato un […]

Un edificio fluido, che si discosta dalle architetture circostanti di matrice monumentale sovietica e si ispira ai pattern ornamentali e alle forme curve dell’architettura islamica. Zaha Hadid completa, dopo il concorso indetto nel 2007, l’Heydar Aliyev Center di Baku, capitale dell’Azerbaigian, destinato ad essere il principale centro culturale della nazione (a cui è dedicato un ampio speciale su Artribune Magazine numero 16, non perdetelo). Un complesso che aspira “a esprimere la sensibilità della cultura azera e l’ottimismo di una nazione che guarda al futuro”, come ha commentato Saffet Kaya Bekiroglu, degli Zaha Hadid Architects. Fluido e continuo è anche il rapporto tra la piazza circostante e l’interno dell’edificio, che sfuma ogni distinzione tra esterno e interno, paesaggio e oggetto architettonico; la prima, accessibile a tutti come parte del tessuto urbano di Baku, avvolge il secondo e definisce una serie di spazi di accoglienza e distribuzione, attraverso ondulazioni, pieghe e biforcazioni.
Strutturalmente, il centro combina uno scheletro di cemento e un sistema reticolare che consentono l’articolazione di spazi ampi – tra cui un museo, una biblioteca e un auditorium da mille posti – che includono gli elementi verticali nelle facciate continue e nell’involucro. La lucida scocca esterna – in calcestruzzo e poliestere fibrorinforzati – asseconda la fluidità del design e la varietà di funzioni che accoglie; mentre l’uso del vetro semi riflettente altera, durante il giorno, l’aspetto dell’edificio a seconda dell’orario, e di notte si trasforma in fonte luminosa che rivela gli spazi interni. Le consuete linee fluide hadidiane esprimono, in questo caso, un’aderenza perfetta non solo al contesto topografico, ma anche agli stilemi architettonici islamici, rivelandone una riuscita interpretazione contemporanea. Nella gallery, immagini del’opera…

Marta Veltri

CONDIVIDI
Marta Veltri
Marta Veltri (Cosenza, 1983) si è laureata in architettura a Roma con una tesi sull'allestimento museale delle Terme di Caracalla. Subito dopo ha fatto parte del team che ha dato alla luce UNIRE, progetto vincitore dell'ultimo YAP (Young Architects Programs) MAXXI, sempre a Roma. Ha collaborato con studi d'architettura italiani e stranieri, approfondendo il complesso rapporto tra architettura, design, arte e fotografia. Negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo della comunicazione in ambito artistico e culturale. Dal 2012 scrive per Artribune.
  • giacomo

    A me sembra che, più che esprimere “un’aderenza perfetta non solo al contesto topografico, ma anche agli stilemi architettonici islamici” questo edificio esprime la solita ricerca autonomista di Schumacher in cui il parametricismo diventa uno stile. In quanto tale congelato.
    LA curva come stilema invece che espressione?

  • Non mi pare che le linee fluide esprimanano grande aderenza col contesto urbano, anzi direi che esprimono esattamente il contrario.

  • Pasquino

    E una parete dritta dove poter appendere un quadro?