A Roma non ce la fanno a mantenere il Macro e il Palazzo delle Esposizioni, ma pensano ad un nuovo Museo della Fotografia. Presto il cantiere, domani un convegno a La Sapienza

Per carità, un convegno non si nega a nessuno, neppure al progetto più utopistico, ma qui si insiste visto che non è la prima volta che professori, direttori di museo e curatori si riuniscono a consesso per parlare della nascita del Museo della Fotografia di Roma. Un progetto nato qualche anno fa dalla mente dell’allora […]

Il padiglione 9d dell'Ex Mattatoio di Testaccio

Per carità, un convegno non si nega a nessuno, neppure al progetto più utopistico, ma qui si insiste visto che non è la prima volta che professori, direttori di museo e curatori si riuniscono a consesso per parlare della nascita del Museo della Fotografia di Roma. Un progetto nato qualche anno fa dalla mente dell’allora consigliere comunale (oggi parlamentare) Umberto Marroni, interessato alla fotografia anche per motivi personali e non solo amministrativi. Lo spazio – ne parlammo anche nel 2011 – dovrebbe essere quello di uno dei padiglioni dell’ex Mattatoio di Testaccio, la novità (che giustifica un nuovo convegno a due anni di distanza dal precedente?) è l’aggiudicazione della gara di oltre 3,5 milioni per il restauro dell’immobile. Insomma dovrebbero partire i lavori per realizzare questo museo. O per lo meno per realizzarne la scocca, l’involucro, il contenitore.
Il problema è che i musei, per chiamarsi così, hanno bisogno anche del contenuto. Ovvero di una programmazione (è un problema), di un budget (è un grosso problema), di uno staff (è un problema), di una collezione (è un grossissimo problema) e di una governance (e qui ci si può accordare). Oltre che di una serie di relazioni con gli altri musei parigrado a livello internazionale, relazioni che sembrano non mancare al futuro Museo della Fotografia di Roma che invita alla sua seconda presentazione (presso il Dipartimento di Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere e Filosofia) curatori della Maison Européenne de la Photographie di Parigi (macchina da decine di migliaia di pezzi di collezione e diversi milioni l’anno di budget), direttori del Nederlands Fotomuseum di Rotterdam o del Fotomuseum di Winterthur. Manca la bella e nuova Photographer’s Gallery di Londra, anch’essa in vita grazie a oltre dieci milioni di euro di finanziamento annuo.
Pare, insomma, che per fare un nuovo Museo di Fotografia occorra un budget significativo e una grande collezione di fotografia. Due cose che non solo non ci sono attualmente a Roma, ma che non ci saranno mai. E due cose, soprattutto il budget, che mancano anche a livello nazionale se è vero come è vero che il Mufoco (Museo della Fotografia Contemporanea) di Cinisello Balsamo – forte di 2 milioni di immagini, 28 fondi fotografici, 600 autori e 20mila volumi e riviste – si è ridotto a lanciare un appello per la sua stessa sopravvivenza. C’è insomma come al solito un problema di ruoli e di caselle. E di domande che dovrebbero stare a monte della progettualità. La prima domanda: serve un museo della fotografia a Roma? E se serve ed è già in programma da due anni perché, per esempio, le fotografie a Roma continuano ad essere acquisite dal Maxxi che, proprio in questi giorni, inaugura una bella mostra con gli scatti di Gabriele Basilico appena entrati nella sua raccolta? Tutti fanno tutto, insomma, ma nessuno lo fa a livello tale da poter competere globalmente.
Ma potrebbe essere pretattica, da parte dei promotori. Potrebbe essere una strategia ben calibrata: sparare alto con paroloni e progettoni (“Museo”…) per poi ottenere l’apertura un dipartimento fotografia del Macro. Che potrebbe essere anche ragionevole e sensato. Ammesso e  non concesso che alla fine del cantiere da 3,5 milioni il concetto stesso di Macro esista ancora…

– M. T.

Quale museo della fotografia per Roma?
Giovedì 28 novembre 2013 – ore 9
Sapienza, Università di Roma – Facoltà di Lettere e Filosofia
P. le Aldo Moro, 5 – Roma
www.dass.uniroma1.it

  • Selletti

    Non sarebbe intromissione se il Ministro Bray, una buona volta, si responsabilizzasse. Invece è un onnipresente compulsivo: presenzialista nei festival dove si parla molto e lavora poco, tutto questo si può evincere dal suo profilo FB che aggiorna meticolosamente, più volte al giorno (e di nuovo qualche volta sarà pure impegnato ad amministrare oltre che a presenziare dibattiti e sancire protocolli d’intesa con i propri “omologhi”? Cosa sono i protocolli d’intesa se non generici intenti, che durano nulla?). Tutto questo è atroce, perchè i responsabili non si dimettono riconsegnando simbolicamente le chiavi al Sindaco e Presidente della Provincia (Macro) e al ministro – se riescono a trovarlo tra una comparsata e l’altra – (Maxxi)? Non sarebbe più dignotoso metter con le spalle al muro gli amministratori che non amministrano?

  • Angelov

    Si dice: “Quando si apre una scuola, si chiude un carcere” ; ma quando si apre un museo, cosa si chiude?
    forse un manicomio? o una casa di tolleranza? o forse una porta in faccia alla povertà?

  • Zico

    paese strano l’Italia!

    nel paese della storia dell’arte il rapporto musei-cattedre di storia dell’arte nelle scuole superiori è di cento a zero – se non duecento a zero!

    si può fare cinquanta o cinquanta, o almeno settanta e trenta?

  • Zico

    *cinquanta E cinquanta

  • suzanne

    l’ennesimo proclama, l’ennesimo (progetto di) museo che mai si farà o forse si inizierà a fare e si abbandonerà, come il museo del giocattolo ad esempio….l’amministrazione capitolina dovrebbe pensare a far funzionare quelli esistenti che oggi sembra un’impresa quasi impossibile !!!

  • Allora, il progetto del Museo della Fotografia, promosso dal sottoscritto è all’interno del recupero dell’area dell’ex Mattatoio di Testaccio, da dedicare alla città delle arti. Un grande progetto cuturale per Roma varato con il piano d’assetto approvato dal consiglio comunale nel 2000. Il progetto è finanziato dalla legge nazionale per Roma Capitale per la ristrutturazione (fondi in conto capitale e non spesa corrente). Fare un nuovo museo della fotografia a Roma, il primo rispetto alle tante esperienze europee è un fatto positivo che dà speranza per il futuro e la cultura di Roma e del nostro paese in questo periodo difficile. Peraltro stiamo parlando di somme non eccessive rispetto al fatto che si stanno ristrutturando padiglioni pubblici di stupenda archeologia indualstriale. Per me è un fatto importante e positivo per chi ama la cultura e la fotografia. Fotografia peraltro che non è solo arte contemporanea.