Istanbul Updates: per una nuvola di parole chiave scaturite dalla Biennale. Tutte, o quasi, dedicate alla città di Istanbul. E viva la faccia

Molti, tra le varie sedi e lungo le strade di Istanbul affollate di operatori (moltissimi gli italiani, bene), non hanno mancato di criticare la cosa. Troppi artisti turchi e troppe tematiche turche alla Biennale di Istanbul. Ma se questo, invece, fosse un atout per consentire alle mille biennali del mondo di ritagliarsi e ricavarsi un […]

Molti, tra le varie sedi e lungo le strade di Istanbul affollate di operatori (moltissimi gli italiani, bene), non hanno mancato di criticare la cosa. Troppi artisti turchi e troppe tematiche turche alla Biennale di Istanbul. Ma se questo, invece, fosse un atout per consentire alle mille biennali del mondo di ritagliarsi e ricavarsi un ruolo che vada al di là di essere le sedi ennesime di una compagnia di giro sempre uguale a se stessa che girovaga senza sosta per il mondo? Se invece di vedere le stesse opere biennale dopo biennale non fosse un momento di dare una caratterizzazione territoriale alle biennali stesse a partire dal territorio in cui si svolgono?
E dunque ecco che la Biennale di Istanbul, guarda un pò, parla molto di Istanbul. Ne costituisce una nuova mappatura, una griglia di lettura, un punto di vista privilegiato come sono privilegiati quei punti di vista che si creano durante i momenti di cambiamento. Quali sono i temi? Tanti: l’immigrazione, l’emigrazione, il rapporto con le forze dell’ordine, Gezi Park, le infrastrutture, la videosorveglianza, l’integrazione, le costruzioni e la speculazione edilizia, le trasformazioni urbane, le minoranze etniche, lo spazio pubblico. Tutti (o quasi) temi che si potevano indagare ed approfondire mediante svariati dispositivi, Fulya Erdemci, curatrice della Biennale, ha scelto di utilizzare con grande forza e ricorsività il dispositivo-Istanbul servendosi con notevole abbondanza di artisti istanbulesi o comunque turchi. Forse per esorcizzare, in mostra, la scelta/imposizione che in extremis ha privato la Biennale degli spazi pubblici dove parte della mostra doveva essere originariamente allestita.
Provinciale parlare di se stessi? O ancor più provinciale organizzare una mostra internazionale a Istanbul ordinandola come se fosse a Melbourne, a San Francisco, a Osaka o chissà dove?

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  • Le opere si muovono con il contesto dove nascono. L’errore – l’ho capito andando in Cina – è pretendere di interpretarle solo dal proprio punto di vista, mancando di tenere in considerazione il contesto. Quello che sarebbe un dipinto banale a New York può invece essere un’opera fondamentale a Beirut. Perciò, non credo siano le opere a essere “provinciali”, o al contrario “internazionali”, ma i loro spettatori.