Ecco come è successo che Gianfranco Maraniello è di nuovo direttore del Mambo. Anzi di tutti i Musei Bolognesi: a Vittorio Sgarbi piacendo. Storia travagliata di un rinnovo

Il nastro va riavvolto a qualche mese fa, quando la città di Bologna opta, giustamente, per ottimizzare i musei di sua proprietà e di raggrupparli sotto un unico cappello sopprimendo le precedenti “Istitutuzione Musei” e “Istituzione Galleria d’Arte Moderna” (la storica Gam che comprendeva Mambo, Villa delle Rose, Museo e Casa Morandi e Museo di […]

Gianfranco Maraniello

Il nastro va riavvolto a qualche mese fa, quando la città di Bologna opta, giustamente, per ottimizzare i musei di sua proprietà e di raggrupparli sotto un unico cappello sopprimendo le precedenti “Istitutuzione Musei” e “Istituzione Galleria d’Arte Moderna” (la storica Gam che comprendeva Mambo, Villa delle Rose, Museo e Casa Morandi e Museo di Ustica, diretti ormai da otto anni da Gianfranco Maraniello) e creando l’unica “Istituzione Bologna Musei”. Fin qui tutto bene. Il compito, abbastanza naturalmente, viene affidato a Maraniello che coordina trasformazioni, fusioni, unioni tutt’altro che semplici di due bilanci, due avanzi, due disavanzi, due governance, due sistemi gestionali e informatici. Le cose vanno in porto, nasce la nuova istituzione che dal 1 gennaio 2013 sussume le due precedenti: 13 musei in tutto, praticamente tutto il network museale che fa capo al Comune della città di Bologna.
A questo punto il primo piccolo colpo di scena. C’è una nuova istituzione e per trovare la persona più adatta a dirigerla non si può procedere per affidamento diretto, assegnando il compito a Maraniello stesso, ma si deve bandire un concorso aperto, questa l’opinione del responsabile del personale del Comune. Siamo tra luglio e agosto del 2013. Si crea la commissione (due dirigenti apicali dell’amministrazione felsinea coadiuvati dall’economista della cultura Michele Trimarchi) ed è subito polemica: secondo i rappresentanti della Lega Nord il concorso è aggiustato e la commissione è “bulgara”, messa su soltanto per ri-nominare Gianfranco Maraniello in maniera acritica. “Ma poi abbiamo il sindaco che si chiama ‘Merola’ e il direttore dei musei che si chiama ‘Maraniello’, vi sembrano nomi bolognesi questi qui?”, si fa scappare una consigliera comunale leghista. Sta di fatto che la Lega decide di nominare un perito di parte con l’incarico di sorbirsi tutti i colloqui con i potenziali direttori della nuova Istituzione (nove colloqui perché a nove ammonta la short list dei candidati scremata dai 35 che inizialmente avevano risposto al bando): questo perito accetta e risponde al nome di Vittorio Sgarbi.

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Nella giornata dei colloqui, qualche settimana fa, il caso ormai aveva assunto da una parte i contorni della farsa e dall’altro quelli del thriller con i quotidiani locali (sempre molto influenti a Bologna) scatenati per giorni e giorni. I candidati si avvicendano in un’aula piena di cronisti, cittadini, curiosi e politici. Con Sgarbi, perito in quota Lega, a sentirsi tutti i progetti dei nove candidati. Finiti gli incontri la stampa fa cerchio attorno a Sgarbi che, serenamente, indica in Maraniello il candidato ampiamente più preparato e adatto all’incarico in palio. “Si tratta di gran lunga della figura migliore, e poi secondo me con questa sua teoria dei musei radicati sul territorio è anche un po’ leghista”, scherza con i cronisti prendendo neppure troppo velatamente in giro il partito che lo aveva incaricato proprio per far fuori il candidato Maraniello.
La fine della storia è fatta di passaggi burocratici, fortunatamente meno mediatici. La commissione gira le carte al consiglio di amministrazione della nuova istituzione, il consiglio fa le sue deduzioni indicando al sindaco Virginio Merola le proprie preferenze e così Maraniello, verosimilmente nei prossimi giorni, dovrebbe essere nominato per altri 5 anni alla direzione (artistica e amministrativa) di una nuova mega istituzione con 110 dipendenti, 13 musei, costi di funzionamento per 8 milioni di euro. E ovviamente poco più che spiccioli per produrre arte e mostre, ma questa è un’altra storia.