Dal Guercino ritrovato alla fiaba rivisitata da Ugo Levita. L’Umbria si scopre barocca, ed i “segni” giungono da Foligno: e dalla fotogallery di Artribune

Il festival si intitola Segni Barocchi: e da ben 34 edizioni si propone di individuarli, questi segni, in una regione che nel “secolo d’oro” non è che sia stata propriamente centrale nelle dinamiche sociali e culturali, come l’Umbria. Missione dunque ancor più meritoria, quella che anche quest’anno affronta la rassegna di Foligno, strutturata con spettacoli […]

Il festival si intitola Segni Barocchi: e da ben 34 edizioni si propone di individuarli, questi segni, in una regione che nel “secolo d’oro” non è che sia stata propriamente centrale nelle dinamiche sociali e culturali, come l’Umbria. Missione dunque ancor più meritoria, quella che anche quest’anno affronta la rassegna di Foligno, strutturata con spettacoli musicali, teatrali, cinematografici, mostre e conferenze, accompagnati da feste in costume, giostre e giochi.
La sezione artistica, sempre molto pregnante, si apre quest’anno con uno degli artisti simbolo del Barocco, il Guercino, con la presentazione e l’inaugurazione del progetto espositivo dedicato a un capolavoro ritrovato, Giuseppe e la moglie di Putifarre. Il recente ritrovamento del dipinto ha consentito di riaprire il caso su un importante autografo dell’artista, nel 1631 eseguito per Francesco I d’Este, duca di Modena, e successivamente disperso. Il dipinto vanta un passaggio in Umbria, “giacché, presumibilmente donato a Laura Martinozzi in occasione delle nozze con Alfonso IV d’Este, questa dovette portarlo con sé, fra le Marche e l’Umbria, dopo essere stata esautorata dal figlio, Francesco II, dalla reggenza di Modena”.

Ugo Levita - La Bella e la Bestia, e altre Fiabe
Ugo Levita – La Bella e la Bestia, e altre Fiabe

Ed atmosfere affini a quelle barocche tornano anche giungendo all’arte contemporanea, con la mostra La Bella e la Bestia, e altre Fiabe, dell’artista napoletano – umbro di adozione – Ugo Levita, disposta al piano nobile del bellissimo Palazzo Trinci. Un artista nella cui arte visionaria e fantastica sono costanti i riferimenti – mediati dal Surrealismo – proprio con il Barocco, che in questa occasione rilegge e attualizza, ma in certi casi ribalta semanticamente – la famosa fiaba di Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont, meglio nota per l’adattamento della Disney. Entrambe le mostre seguono le sorti del festival, visitabili quindi fino al 21 settembre: qui intanto ci sono un po’ di immagini…

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.