Verso la Biennale: si chiama Kremlino, è un “progetto”. Luca Rossi affila le armi in vista della kermesse lagunare: e intanto raccoglie contributi. E anche fondi…

Chiunque frequenti la rete nell’area “arti visive”, di certo chi frequenta il commentario di Artribune, ne ha già sentito parlare fino allo sfinimento. Eppure i contorni del progetto, anche all’approssimarsi della realizzazione, restano indefiniti, generali ed aperti ai contributi. “Diversi progetti le cui coordinate spaziali e temporali attraverseranno l’evento Biennale, sia nei tempi che nei […]

Chiunque frequenti la rete nell’area “arti visive”, di certo chi frequenta il commentario di Artribune, ne ha già sentito parlare fino allo sfinimento. Eppure i contorni del progetto, anche all’approssimarsi della realizzazione, restano indefiniti, generali ed aperti ai contributi. “Diversi progetti le cui coordinate spaziali e temporali attraverseranno l’evento Biennale, sia nei tempi che nei luoghi”. Parliamo di Kremlino, “progetto” – definizione oltremodo ricorrente nelle note di presentazione – ideato e curato da Luca Rossi (nom de plume, virale e virtuale, dietro cui non è dato sapere chi si nasconda) e pensato in occasione della prossima Biennale Arti Visive di Venezia.
Nella realtà – si specifica – i progetti verranno contraddistinti dal colore arancione, mentre saranno tutti presentati e documentati sul blog Whitehouse”. Qualcosa è già in divenire, altri accadranno all’interno dei luoghi della Biennale, altri ancora continueranno dopo la Biennale stessa. Tema fondante? “La rinegoziazione dei propri bisogni come metodo di crescita e di reazione allo stato di crisi generalizzata”. Chiaro. Obbiettivi? Sviluppare nodi come “il ruolo della critica nella definizione dell’opera, la gestione della distanza dallo spazio espositivo, la gestione delle informazioni nella definizione dell’opera, il ruolo dello spettatore rispetto la rappresentazione, il rapporto tra immaginazione e conoscenza, il ruolo e la definizione odierna di museo”. Altri dettagli in loco: oppure sul blog Whitehouse, dove c’è anche una raccolta fondi attraverso il sistema di Paypal…

whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Mr. Standby

    il proggggetto sì sì sì…

    eddai, anche le parole contano!

    dici che nel 2013 la novità può arrivare da chi dà tanto peso alla parola più logora unta e fighetta degli ultimi vent’anni almeno?

    • yellowhouse

      CHE PALLE CHE FAI WHITEHOUSE !
      SEI PIU’ ANTIPATICO E SACCENTE DI TOPOLINO.
      Il problema è che per innescare un confronto devi esprimere qualcosa di interessante, un punto di vista, una tua personale verità.
      Ti posso garantire che quello che sei in grado di innescare tu è esclusivamente un’ORCHITE CRONICA. hai capito?
      il sorrisino fattelo allo specchio quando ti racconti tutte le tue ovvietà.

      • Joe

        A mio parere una mostra concepita a budget zero e senza prevedere un luogo definito (da quello che ho capito può avvenire ovunque, tipo flash mob) è qualcosa di interessante….quello che neanche Artribune ha capito, è che questo progetto vuole mettere in discussione l’idea stessa di progetto….ma questi sanno solo ripetere come un disco rotto il crowdfunding del padiglione italia, che per presentare 14 artisti nella solita mostrina, è passato da 600.000 euro a 778.000 euro….e poi dici i tagli alla cultura!

        • Joe Doe

          A mio parere una mostra concepita a budget zero e senza prevedere un luogo definito è una cosa molto poco interessante.
          Accade di continuo.
          Mostre senza budget e in luogo non deputati o inventati, nà roba vista e rivista, basta avere gli occhi aperti e conoscere un pò l’arte per vedere interventi nei bagni dei musei, in qualche incrocio stradale etc.
          mi sembra una minchiata totale quando viene fatta in maniera programmata e per la biennale.
          una sorta di non voglio essere ma farmi vedere, adolescenziale.
          praticamente il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno.

          • Joe

            Ormai si vedono interventi e cose ovunque.Non si tratta di cosa si propone, ma nello spirito e nel modo in cui si vedono le cose. Mostre e progetti a budget zero? In diversi luoghi? Non mi risultano…..se intendo le scritte “dio c’è” o simili…bhe allora raccogli questi interventi e fai tu una mostra! Tutto è arte? Come orientarsi??? Kremlino dice questo: non servono nuove cose o progetti, ma allenare uno spirito per vedere le cose…

            Penso che tu non abbia approfondito Kremlino. Nessuno vuole veramente approfondire, perchè c’è una platea di addetti ai lavori in sala, e poi fuori una mandria di pubblico-bue armato del testo mappa della biennale. Immagino he anche tu sia un artista o un curatore. O aspirante tali.

            Non c’è miglior cieco di chi non vuole vedere…

          • Joe Doe

            Joe o luca o whitehouse sei veramente un matusa e lo dimostra ciò che scrivi e ciò e ciò che consideri innovativo. infatti difendi un progetto iperbanale. se passassi un pò più tempo per strada e meno a farti le pipe all’inaugurazioni capiresti di ciò che parlo.

            Per la cronaca l’ultima volta che ho letto Dio c’è avevo 7 anni.
            io parlo di gruppi anonimi che lavorano con questa procedura da almeno un decennio.
            tipo liquidcat e molti altri.

            ps: non sono un artista non voglio fare mostre e neanche curare progetti ma mi fa veramente ridere questo covo di commenti idioti fatti da Poser che si credono nel 2013.

  • Luca Rossi non è anonimo, nessuno ha mai chiesto di incontrarlo, nessuno lo ha mai “invitato”. E non è che a lui interessi la cosa. La scelta del nome, non è per fuggire o nascondersi, in quanto non ce n’è motivo; Luca Rossi non ha mai scritto o fatto cose che necessitino di nascondersi. Sono gli utenti che deducono e impongono l’anonimato di Luca Rossi. La scelta del nome serve solo per ristabilire una distanza dallo spazio espositivo, dai rituali dell’arte e dai “professionisti dell’arte”. Da distante si vedono meglio le cose, soprattutto in Italia dove la cultura della famiglia tende a creare anche nel sistema dell’arte dei clan contrapposti e delle dinamiche legate alla raccomandazione. Luca Rossi prende le distanze, o meglio gestisce la distanza, facendo anche viaggi puntuali, ma come li potrebbe fare, senza preavviso, uno spettatore qualsiasi e non certo un artista. Ma Luca Rossi, in fondo, è un artista. O meglio, è un artista che ha fatto un passo indietro, e dietro c’era un burrone. E quindi Luca Rossi è diventato uno spettatore che precipita, e proprio come un uomo che precipita è attento e attivo nel cercare agganci e sbalzi che possano fermare, o almeno, rallentare la caduta. In fondo Luca Rossi non c’è, perchè sta precipitando è non è ancora caduto sul fondo. Se abbiamo una rappresentazione sempre più satura e una sovraproduzione di progetti, l’artista non può che fare un passo indietro, mettersi in pericolo, rischiare il suicidio. Fare l’artista oggi secondo rituali e regole convenzionali vuol dire fare il terrorista con barba e baffi, ti fermano subito. L’atto terroristico “idiota” definisce bene l’opera di Luca Rossi. Il progetto “I’m not Roberta” è molto significativo. L’opera avviene come un fatto giornalistico, descritta dal blog che agisce come un quotidiano e risponde alle cinque domande che descrivono il fatto giornalistico: cosa, chi, dove, quando, come e perchè. Le gestione delle informazioni, insieme alla gestione della distanza, determinano una natura non convenzionale del progetto, e quindi dell’opera. Non si tratta di una natura innovativa o avanguardista, perchè si tratta della natura delle cose che accadono nel nostro quotidiano privato e inteso come “cronaca pubblica”. L’aspetto interessante dell’opera di Rossi è la consapevolezza sulle natura dell’opera, e non la sua componente nuova e innovativa. Una natura determinabile da chiunque, armato di smartphone. Poi è ovvio che uno strumento può essere usato in tanti modi. Sicuramente il modo e l’atteggiamento di Luca Rossi discendono da un’argomentazione critica che, per quanto approssimativa e opinabile, è stata intessuta e coltivata quotidianamente da quattro anni a questa parte. Non solo. Spesso l’arte contemporanea si rivolge ad un pubblico che non c’è, e che è fatto dai soli addetti ai lavori (collezionisti compresi), loro amici, loro parenti e curiosi. Per tanto Luca Rossi contribuisce anche ad un progetto teso a ristabilire un nuovo rapporto con il pubblico che non deve educare, ma semplicemente interessare ed appassionare; trovare le ragioni ultime dell’arte, se no tanto vale seppellire l’arte, se non serve. Queste sono cose che nessun “professionista dell’arte” dirà mai, probabilmente. E il risultato è come se al cinema ci andassero solo attori, registi, costumisti, scenografi, sceneggiatori ecc ecc. Non ha molto senso. Per questo io dividerei l’opera di Rossi in tre anime: progetto, critica e pubblico. Tre anime che si fondono e si confondono sul blog, per poi assumere spesso contorni concreti nella realtà. Lavorando sulla natura dell’opera, Rossi suggerisce una nuova idea di artista e di museo, rinnova il linguaggio e in prospettiva potrebbe anche modificare il sistema. Il blog permette di non abbandonare mai l’opera, favorendo un confronto diretto e vitale con il pubblico e il collezionismo. Perchè l’opera di Luca Rossi è acquistabile e collezionabile, ma non è mai successo perchè non c’è mai stata questa esigenza. Ogni opera di Rossi vive ad uno stadio potenziale che può avere diversi livelli di “materializzazione”; consapevolmente rispetto al desiderio dello spettatore, all’opera come semplice appunto personale, e all’opera come dispositivo pronto ad essere violentato dalla fruizione più o meno superficiale del pubblico. La generosità di Luca Rossi non sta nell’artista nerd e frustrato che vuole diventare famoso, ma nello spettatore (ruolo realmente mancante!) che usa il blog e la scrittura come esercizio prima di tutto personale. Un lusso, un tempo che è denaro. In quanto la vera ricchezza oggi non è il denaro ma la possibilità di gestire il nostro tempo. E vale anche per il tempo speso (alle 2 di notte) per scrivere questo testo. 

    Inviato da iPhone

  • parole al vento2

    I nodi vengono finalmente al pettine e quello che si poneva come paladino dell’arte per difenderla dal vuoto e dal sistema si mostra finalmente come qualcuno che in realtà fa i propri interessi (sputtanando gli altri) e oggi anche cerca di guadagnarci. Bravi Bravi Bis

  • Non era facile dire tante stupidaggini in poche righe. Bravo/a.

    Primo, non sono mai stato paladino, ma ho cercato di fare una cosa normale, come stimolare un confronto critico sulle opere. Mai offeso o sputtanato nessuno. C’è la sindrome da Porta a Porta, ogni critica -anche argomentata-veien letta come sputtanamento…e poi si vede il livello qualitativo, la cosa migliore che facciamo è scimmiottare malamente il mainstream internazionale e recuperare arte povera e informale.
    A suo tempo ho anche rilevato dei giochini di potere, fisiologici ahimè in ogni sistema, ma soprattutto inutili vista la condizione dell’arte in italia. Mentre l’arte ha un primato potenziale su ogni altra disciplina.

    Secondo, che io voglia guadagnare mi fa ridere, anche se meriterei uno stipendio per questi quattro anni di lavoro quotidiano gratuito. Si tratta di 48 mesi, avrei diritto ad almeno 40-50.000 euro…ma invece continuo a lavorare gratuitamente e il mio crowdfunding è a 105 Euro mentre Kremlino ha un budget di ZERO euro. Pensiamo al Padiglione Italia che con 600.000 euro chiede ancora fondi per una mostra che costerà si e no 100.000 euro…ma forse neanche.
    Quindi parlare di “miei interessi” mi sembra giusto, in quanto calpestati. :)

  • alex

    Viene da ridere anche a me…quando uno esprime una visione critica delle cose, gli si dice che deve essere propositivo e FARE, quando questi FA gli si dice che mette in mezzo i suoi interessi….interessi che in questo caso mi sembrano ridicoli….

    Penso piuttosto al progetto veneziano di Yoox e Crepaccio, dove invece viene sfruttata la fame di visibilità di giovani artisti veneziani per un’operazione alla telemarket…dove ci sono interessi -assolutamente legittimi- ma lì sì veramente commerciali.

    E’ anche spiacevole questa notizia di Artribune, che sembra ironizzare sul progetto di Rossi….quando siamo bombardati di progetti. Forse sarebbe il caso non di ridicolizzare l’ennesimo progetto quanto sviluppare uno spirito critico capace di selezionarli e ordinarli.

  • Mr. Standby

    resta il fatto che il progggetto sì sì sì

  • parole al vento2

    Se si capisse qualcosa del progetto. Ho fatto vedere il sito a: mia nipote, mio padre (80 anni), mia nonna, un amico. Hanno tentato e si sono immediatamente annoiati e mi hanno guardato come se fossi rincoglionito. LR ti ho sentito parlare spesso di distanza con il pubblico ma non credo che questo metodo ti permetta di avvicinarti. Il discorso è tutto mentale e secondo me costruito per mettere in discussione l’arte in toto, anche quel poco di buono che ne era rimasto. Adesso continua pure a suonartela e curartela con tutti i tuoi pseudonimi e in bocca al lupo a spillare soldi con il crowd sourcing

  • ahahahaha, che bella platea. Si sono annoiati? Interessante, quindi bisogna farli divertire. Non so, proponi un cinema o una partita di calcio. O un gioco. Come se un medico ti facesse vedere delle analisi, o un ingegnere un progetto di un robot, o un giurista una legge….ti dovrebbero divertire???? L’arte è divertimento? Spesso diciamo “non capisco quest’opera di arte contemporanea”, sostenendo (se dico non capisco X presumo di capire una qualche Y) di capire tutto il resto, una casa, una famiglia, una persona, un lavoro…e se invece non si capisse niente? E se l’arte avesse solo il compito di farti capire che non capisci niente? Pongo solo delle domande.

    Io vedo i tuoi parenti come alunni delle elementari che vengono interessati e istruiti con esami universitari. Ma la materia è semplicemente il “vedere”. Ma non è colpa loro o tua, quanto di un sistema che considera l’arte materia secondaria, stupida, per narcisi e romantici. Un sistema che non offre opportunità per il pubblico, infatti non si può interessare ed educare il pubblico con le mostre!!! Questo è il gravissimo errore che si fa in italia per scimmiottare il sistema internazionale: Mambo, Madre, Maxxi, Museion sono cattedrali nel deserto, che propongo progetti facili e pessimi (luna park per adulti) proprio per andare incontro ai nostri “bambini delle elementari”…perchè ovviamente gli esami universitari non attaccano e annoiano…ed ecco il gonfiabile dell’Hangar Bicocca, la Cattelanata di turno, lo Stonhenge gonfiabile, il recupero sistematico di warhol e della POP ART……

    • Mr. Standby

      infatti siamo curiosi di vedere se il tuo “progetto” è o no un’opportunità per quello che chiami “il pubblico”

      le premesse per ora non ci sono
      kremlino con la k più l’accento sulla parola logora unta e fighetta “progetto” non depongono

  • alessandra

    Luca Rossi è Enrico Morsiani. Un artista che ha cercato di farsi luce attraverso altre strade non essendoci riuscito diversamente

    • Veramente Enrico Morsiani, prima di essere abbinato a Luca Rossi, aveva una buona galleria a Napoli, partecipava regolarmente a mostre e a residenze cool e interessanti. Due operatori milanesi, in un’inutile caccia alla streghe hanno messo in giro questo gossip, e improvvisamente Morsiani è stato eliminato dalla galleria (senza neanche un parola) e non ha più fatto una mostra. Questo mi sembra l’esempio di come sia grave la situazione in italia, come esista un clima bulgaro e censorio. Al di là del fatto del legame tra Rossi e Morsiani, che è del tutto irrilevante. Non ho mai offeso nessuno, quindi non si capisce questo clima da caccia alle streghe. Nel compiacimento e precarietà generali, l’italia è molto peggio della cina. Se non ti conformi al pensiero unico sei fuori. Vergogna.

      • Mr. Standby

        mica è un’offesa sostenere che la parola “progetto” è ormai logora unta e fighetta!!

        • su questo sono d’accordo, ma servono anche termini per capirsi. In ogni caso vallo a dire a persone che si prendono molto più sul serio e fanno “progetti” molto più pretenziosi, reiterando semplicemente lo stesso format.

  • Mr. Standby

    un conto è usare un termine per capirsi, un altro è imperniare su quel termine la propria proposta

    • Non abbiamo usato alcun termine, la notizia è stata riportata calcando senza motivo sulla parola progetto.

      KA
      Uff. Stampa Kremlino

  • Mr. Standby

    il contario dell’arte non è ciò che non è arte, ma ciò che è retorica

  • Enrico Morsiani non so chi sia, Luca Rossi lo stesso, insomma di cosa stiamo parlando?

    • aldo

      di tua zia…

  • Scusate,
    io ho perso ore in rete per cercare informazioni su questo benedetto progetto Kremlino e qualche cosa ho trovato, ma fondamentalmente non ci ho capito niente.
    Ho visitato il sito di Luca Rossi e dopo aver letto 4 righe perdo la pazienza.
    Se si vuole colmare la distanza tra pubblico-arte-artista bisognerebbe cominciare a parlare in modo chiaro, semplice e soprattutto sintetico.
    Ho letto nei precedenti commenti che Luca Rossi si è un po’ risentito di sapere che l’arte può anche annoiare se non si fa capire con immediatezza e ha dato la colpa al sistema che considera una materia di serie “b”.
    Faccio notare a Luca Rossi che l’arte per sua natura è un linguaggio universale e deve essere in grado di “comunicare” anche agli analfabeti, ignoranti, non addetti ai lavori, indipendentemente dal tipo di istruzione. Se l’arte non è in grado di “parlare” alla gente comune a cosa serve?
    L’arte che non sa comunicare non ha niente da dire di solito.

    • Helmut

      Anch’io non ho capito nulla. Poi, cosa c’entra l’arte?

  • Cara Chaty,

    Nel secondo post di whitehouse trovi tutti i link necessari e le spiegazioni.

    quì trovi una descrizione più dettagliata: http://whlr.blogspot.it/2013/04/about-kremlino.html

    KA
    Ufficio Stampa Kremlino

    • augusta

      cioè fatemi capire….. state dicendo che il fustigatore dell’arte autoreferenziale e astrusa ora presenta in modo autoreferenziale e astruso una mostra – la sua – che si annuncia autoreferenziale e astrusa???
      nooooooo……
      aiuto!!!

    • Helmut

      Tutto ciò non ha senso! Lo volete capire o no?

  • Se ci fosse un minimo di attenzione sarebbe chiaro a tutti che Kremlino, come retrospettiva (2012), nascono dopo anni di lavoro e di “mostre”. Io credo che non esista un’arte giusta e un’arte sbagliata, esiste solo consapevolezza critica rispetto all’opera. Mentre l’opera è sempre in quarto o quinto piano.

    Kremlino non è una mostra convenzionale con oggetti dentro una stanza, ma nasce da un presupposto molto semplice: le opere esistono anche perchè vengono semplicemente immaginate, o raccontate. E a volte queste opere sono meglio delle opere “dal vero”. Ma cosa significa opera “da vero”? Ma esitono anche a opere a cavallo tra immaginazione e realtà, e qundo la realtà è, a sua volta, immaginata? Einstein diceva che l’immaginazione ha un primato sulla conoscenza? Cosa sighifica opera “dal vero”, cosa significa conoscere un’opera?

    Esiste oggi una forma di “opera” più ecologica rispetto la sovraproduzione dilagante di progetti e di opere? Questa ecologia può nascere da un ruolo diverso da quello dell’artista convenzionale? Proviamo a fare un gioco: proporre l’opera mantenendo la distanza dallo spazio espositivo, proprio oggi, quando i tempi e le distanze sono annullati, anche solo da una mail istantanea. Anche su questo si focalizza Kremlino, come anche altri progetti a partire dal 2009, come I’m not Roberta e molti altri.

    Kremlino comprende 15 progetti-opere. Ma chi ci crede? Chi decide di approfondire le cose?

    • CARMELO BENE

      HAhHAHAHAHHAHA SONO 50 COMMENTI SOLO DI WHITEHOUSE CHE PARLA CON WHITEHOUSE E LUCA ROSSI E ORA ABBIAMO ANCHE ALTMANN.
      SUBLIME IDIOZIA!

      • Helmut

        C.B. salvaci

  • Kremlino non è una mostra convenzionale con opere e oggetti dentro una stanza. Questo non per volere essere originali a tutti i costi, ma perchè, oggi più di ieri, le opere vengono prima di tutto immaginate, o raccontate, ancora prima che esperite dal vero. Einstein diceva che l’immaginazione è più importante della conoscenza. Che la conoscenza è limitata. Mi chiedo: cosa significa conoscere un’opera? Immaginarla? Vederla “dal vero”? I fatti del telegiornale o del quotidiano, noi li immaginiamo eppure li consideriamo “veri” e crediamo di conoscerli. Spesso invece diciamo di “non capire” un’opera d’arte contemporanea. Dando per scontato di capire altre cose (se uno dice di non capire una cosa, ovviamente presuppone di capirne altre). E se invece l’opera d’arte fosse solo una spia luminosa, che ci dice che non capiamo anche le altre cose che invece crediamo di capire?

    Al momento Kremlino conta 15 progetti: http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html

    • anni di lavoro per creare questi progetti? perfavore. Enrico Rossi hai criticato per tanto tempo le opere degli altri e tu sai che il bello di un critico è che poi non si scontra realmente con gli artisti ma ne ricama il contenuto. ma ora tu sei un artista ed accettale le critiche perchè sono deboli le tue opere. mi chiederai perchè son deboli? risponditi da solo perchè lo sai. buona fortuna

  • augusta

    avvabbè

  • parole al vento2

    Ma che palle!!! Esattamente come previsto: Se la cantano e se la suonano da soli

  • Ok, lr iniziamo a parlare dei progetti. Prendiamo, per es., “la processione di carletto”. Perchè hai ritenuto interessante questo progetto? Di camminate, “artistiche” ne abbiamo viste tante, dagli anni sessanta fino ai giorni nostri (cfr. Andreotta Calò, su cui se non ricordo male non ti eri espresso con entusiasmo). Da sito e facebook non riesco ad ottenere molte informaizoni. Dicci dove si cela l’aspetto che trovi interessante in questa nuova processione?

    • Una camminata a dorso di asino per l’italia (senza tanti cavilli retorici) ci sembra un buon modo di riflettere sulla distanza, come componete su cui essere consapevoli. Essere consapevoli della distanza tra le cose, significa esserlo sulla propria posizione. Non cerchiamo arte giusta e innovativa perchè non esiste, cerchiamo progetti consapevoli. Il tema della distanza attraverso tutti i 15 progetti di Kremlino: http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html

      KA

      • Alcuni dubbi:
        – che significa essere consapevoli della distanza tra le cose? sapere che tra campobasso e il friuli ci sono tot km? Allora anche i ciclisti del giro d’italia sono consapevoli di questo, forse di più;
        – poichè non penso sia questo il concetto di distanza che ti interessa, bensì quello connesso al concetto di verità, come fai ad essere sicuro che chi propone il progetto sia effettivamente consapevole di questo concetto di distanza? Sicuramente ne avrete parlato nel confronto alla base di Kremlino, però dal sito questo non emerge, visto che si dice che sarebbe “l’ultima occasione per fotografare e filmare una realtà ancora intatta così come le conoscono i nostri nonni, prima che inevitabilmente il progresso cambi tutto”; ciò comportando che a loro sembra interessare più una realtà delle cose più che la distanza tra loro artisti e queste cose;
        – pur ammettendo la consapevolezza di questi promotori della processione della distanza tra le cose, da questo non scaturisce necessariamente la “consapevolezza” sulla propria posizione, o sbaglio? o forse non ho capito cosa intendi
        – l’arte ha sempre avuto a che fare con la distanza tra l’artista e le cose (mondo): banalizzando, vedi la crisi della rappresentazione, vedi anche il ready made che, pur cercando di ridurre questa distanza, in realtà la mantiene o la amplifica (è orinatoio o fontana?) (è come il concetto di limite in matematica: ci si avvicina ma non si raggiunge mai); l’arte si è quindi richiusa su se stessa cercando di analizzare se stessa, ammettendo quindi l’impossibilità di colmare questa distanza.
        Ora se l’insegnamento che ci fornisce la storia dell’arte è la presenza incancellabile di questa distanza, il tuo voler insistere su questo concetto non mi sembra che porti molto lontano (quanti di noi vedendo le notizie al tg credono veramente che siano “vere” e non manipolate? basta assistere ad un evento che viene poi citato al tg per rendersi conto di questo).
        L’obiettivo dell’arte è sì quello di essere consapevoli di questa distanza, cercando però di fare di tutto per annullarla, pur sapendo che ciò, almeno oggi, non è proprio possibile. E questo tentativo di annullare questa distanza è quello che, sulla base di quello che so del progetto, io leggo nelle intenzioni di chi propone questa processione. Ma questo tentativo – che apprezzo nella sua modestia – non differisce però da una normale passeggiata a dorso d’asino (come quella che ho fatto la scorsa estate sui monti sibillini). E’ quindi un ready-made per me spettatore. Invece, visto che questo mondo non lo conosceremo mai fino in fondo, l’unica cosa possibile è sperimentarne tutte le alternative, gli scenari possibili (per chi conosce la statistica un parallelo sono le “simulazione montecarlo”). Come dici tu, citando Einstein, immaginazione vs consocenza.

        • Non si tratta di conoscere quanti KM tra due punti ma di farne esperienza. Come non si tratta di pretendere di conoscere leggendo il giornale, ma andando sul posto. Con la processione di Carletto i protagonisti decidono di farlo, di fare questa esperienza. Non si tratta di avanguardia e innovazione, ma di un tempo di decompressione e riflessione.

          Il titolo è “l’infimo inizio”.

          “L’infimo è l’impercettibile inizio del movimento, il primo segno visibile di ciò che è fausto. L’uomo di valore non appena vede l’infimo passa all’azione, senza attendere la fine della giornata” (Confucio, Classico dei Mutamenti)

          Ma rispetto alla distanza non c’è un giudizio di valore, perchè una distanza tra te e le cose ci sarà sempre. Si tratta di gestire la distanza. Dentro a kremlino, ma anche retrospettiva, trovi molti esempi di questo.

          KA
          uff. stampa kremlino

          • dogsitter

            Solo un asino cavalcato da un’asino, che non sopporta e il Molise quando è in Molise ma se lo vende con struggente commozione quando è sul suo “presunto” palcoscenico dell’arte.

      • Helmut

        Stronzate.

  • Carissimi, non è vero che ce la cantiamo e ce la suoniamo: il progetto Kremlino è aperto a tutti, da più di un anno. Abbiamo cercato di comunicarlo in tutti i modi, e stanno partecipando molti operatori esterni a whitehouse. Abbiamo anche fatto una conferenza stampa via skype. E dialogato e discusso su tutti i progetti pervenuti, e lo stiamo ancora facendo. Non esiste mostra in italia o all’estero che offere questo confronto aperto: solitamente o TUTTI dentro (Padiglione Sgarbi, Prima mostra di Family Business) o SELEZIONE tacita e imperscrutabile (Padiglione Italia di Pietromarchi). Una selezione serve, ma noi la facciamo dialogando rispetto ai contenuti.

    Kari Altmann
    ufficio stampa kremlino
    http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino.html

  • augusta

    lo facevano battisti e mogol cinquant’anni fa!

    ah, scusate: era a dorso di cavallo, non di asino
    scusate

  • parole al vento2

    Quando all’università l’esposizione grafica di un progetto (o la descrizione testuale) non è in grado di arrivare immediatamente al docente e ai compagni di corso, lo studente viene messo in croce perchè ha fallito nella comunicabilità del suo lavoro. Solo uno studente arrogante/che si arrampica sugli specchi spingerebbe la sua comunicazione sull’assunto che: sì il progetto non è un progetto e voi non riuscite a capire perchè siete prevenuti. Volevo solo sottolineare che nonostante il tentativo maldestro di salvataggio il brutto voto se lo prende lo stesso.
    Tengo inoltre a precisare che per quanto detto da LR in anni di sfinimenti di balle: la mostra non è importante, l’idea che si concretizza nella realtà in modo casuale e inaspettato sì. Per questo mi permetto di scrivere anche se questo Cremlino con la K non è ancora iniziato. Lo faccio perchè so già che per coerenza (ALMENO QUELLA) non ci saranno foto a posteriori dell’evento e probabilmente non ci sarà neanche l’evento.

    • Sono d’accordo.
      La comunicabilità è inesistente.
      Kremlino è un progetto fumoso e abbastanza inconsistente.
      Mi sembra una perdita di tempo parlarne e andare a cercare informazioni.
      E’ pura “fuffa”.

  • Parole al vento, lei si vuole ingannare. Kremlino è con la K, come si presenta in alcuni libri e film, è pregiudiziale anche in questo.

    Il progetto è già ON AIR, e può vedere le foto di alcuni progetti già in atto, mentre altri lo saranno in futuro: http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html

    Non c’è niente da capire, ma solo da guardare senza pregiudizi. Sembra che l’arte sia una forma di religione, dai SACERDOTI Gioni o Pietromarchi CREDIAMO a tutto…dal Sig. Rossi qualsiasi NO….attenzione…per il Sig. Rossi qualsiasi siamo noi!

    • parole al vento2

      Potresti anche aggiungere: non c’è niente da guardare oltre che da capire.
      E un consiglio: il non condividere il vostro approccio (nella forma e nei modi) non significa esserlo con le Sacerdotesse

  • Rimango dell’idea che la proposta della processione di Carletto non è molto diversa da esperienze simili degli anni 60 (vedi il viaggio in bicicletta di Nagasawa…) per cui non mi cambia la vita (è questo che cerco dall’arte; e poi una cavalcata a dorso d’asino piuttosto lunga l’ho già fatta, come dicevo sopra).
    Poi da una parte dici “non si tratta di pretendere di conoscere leggendo il giornale, ma andando sul posto”, tentendo di ridurre al minimo questa distanza con le cose e poi come luca rossi invece fai di tutto per accrescerla. Non è contradditorio?
    Se ti invitassi a cena a casa mia, che faresti? manteresti la distanza o verresti?
    ma passiamo ad un altro lavoro: hotel sur la lune. Ho capito che tosatti vuole predisporre un telescopio con materiale di riciclo da mettere in un posto dove può essere utilizzato da persone in transito per vedere la luna, ma dopo 5 dei 12 minuti il video si blocca e non ho potuto vedere il resto. E’ voluto? E’ un modo di lasciare la distanza tra me spettatore e l’opera oopure è un disguido tecnico. Se e così la distanza a chi si riferisce? allla luna? insomma penso sia necessario fornire precisazioni.

    • CoDa: kremlino è fatto di 15 progetti. Penso che il video bloccato dipenda dal tuo computer o da you tube.

  • Mi sembra interessante questa pretesa universale sul’arte, come se il giurista o l’economista dovesse risolvere tutti i problemi del mondo e cambiare la vita alle persone. L’arte sperimenta e collauda modi e atteggiamenti che poi possono accarrezzare il nostro quotidiano senza che noi ce ne accorgiamo. Non mi sembra male. Se vuoi un cambio di vita più diretto, comprati un gratta e vinci!

  • diego

    a proposito di approccio sacerdotale, il testo di presentazione dell’evento per me è incomprensibile

    l’ho letto e riletto ma niente! e sono uno che all’università si è spolpato Heidegger!

    perché questa scelta?

  • ma perché il mio non appare?

  • Non è un viaggio ma una Processione. Le parole sono importanti.
    Nella processione la meta è il viaggio stesso.
    Mentre Nel viaggio risiede la volontà di coprire/colmare una distanza, nella Processione di Carletto al contrario è quella di viverla.
    Quindi Processione e non viaggio, anche perché il viaggio lo possono fare tutti, la Processione No.
    La processione è intesa come processo, o processo interiore, mai come una camminata (La processione di tutte le cose dall’Uno..Plotino), l’Uno infatti non crea liberamente le cose, ma crea sé liberamente come infinita potenza che deve espandersi infinitamente producendo l’altro da sé.
    La processione è una pratica ricorrente nella liturgia della cristianità ma anche in ritualità pagane. In alcune di esse è previsto da parte di alcuni fedeli delle prove di penitenza o sacrificio giungendo fino all’estasi: il soggetto conoscente diventa un tutt’uno con l’oggetto conosciuto.
    Chi conosce il mio operare sa cosa vuol dire “l’oggetto conosciuto”, mettere una distanza tra se e la cosa/l’opera, con la conseguente uscita dal primato della presenza.
    L’oggetto conosciuto della processione di carletto, certo può essere chiamato la distanza ma la distanza di cui si sta parlando è il Differire, cioè mettere una distanza tra se e la cosa, la seconda definizione di senso del concetto di Differance di Derrida.

    • dogsitter

      Solo un asino che cavalca un’asino, che non sopporta il Molise quando è in Molise ma se lo vende con struggente commozione quando è sul suo “presunto” palcoscenico dell’arte, può pensare di scomodare Derrida ed il concetto di Differance.

  • diego

    ah beh! allora viva il viaggio, che almeno lo possono fare tutti!

  • Ogni giudizio è ben accetto mai vi prego di entrare nel merito delle cose, se no non si capisce nulla. Kremlino conta 15 proposte, è semplicemente un contenitore. Che senso ha dire non mi piace una scatola? Dovreste prima guardare quello che c’è dentro. Quì potete trovare alcuni link utili: http://whlr.blogspot.it/2013/04/kremlino-press-conference.html

    Grazie
    KA
    Uff.S.K.

  • @ altmann/lr: chiedi agli altri di entrare nel merito delle e poi, riferendomi al mio ultimo post, non rispondi/risolvi la presunta contraddizione che evidenziavo. Inoltre x risponderti sul ruolo dell’arte nel cambiarmi la vita, non pensavo a sconvolgimenti quali la vittoria di molti soldi da un gratta&vinci (che non ho mai comprato) ma anche piccoli spostamenti dal mio modo di pensare/comprendere/esperire il mondo.
    @michele m: dici che “il soggetto conoscente diventa un tutt’uno con l’oggetto conosciuto” e poi identifichi l’oggetto conosciuto con il “mettere una distanza tra se e la cosa/l’opera, con la conseguente uscita dal primato della presenza”. Non è una contraddizione? In altre parole, aldilà delle citazioni derridiane, visto che a me piacciono le cose semplici xchè spesso dietro paroloni altisonanti di cela il vuoto, mi potresti spiegare meglio che cosa cerchi con questa processione, visto che per me non differisce da altri interventi artistici che ho citato sopra?

  • parole al vento2

    Bravo CoDa

  • parole al vento2

    Ho come la sensazione che con Kremlino e i suoi contenuti muore definitivamente l’arte concettuale. Non vorrei rischiare di darvi troppa importanza anche perchè per molti in realtà il concettuale ha già dato tutto e l’arte sta faticosamente cercando il punto da cui ripartire. Se volete scendo in dettagli e in argomentazioni ma nessuno le leggerebbe. Basti dire per farla breve che l’arte è fatta anche di altro. E’ sempre stata fatta di altro. Il concettuale nasceva per una necessità di sintesi. Il bisogno di arrivare all’osso. Gli artisti concettuali l’hanno trovato nell’idea. Altri come i minimalisti nella forma. L’elenco è lungo. Per me è nel rapporto tra spettatore e opera, nelle sensazioni/epifanie/spostamenti che l’incontro/scontro può causare. Mi interessa relativamente l’autore e la sua autocelebrazione. Non mi interessa se l’opera è un prodotto (se questo è il problema regaliamole LR così gli artisti vanno a lavorare! Umano come ragionamento). Questi progetti “innovativi” di Kremlino saranno anche interessanti per qualcuno ma personalmente non spostano la mia visione. Non sono quello che cerco (e che molti altri cercano). Di processioni ne ho fatte tante senza dirlo per esempio. Come ci sono altri che scalano le montagne tutti i fine settimana senza dover aspettare un artista che gli dia l’idea.

  • Ripeto, i progetti di Kremlino vivono su livelli che non sono innovativi ,ma che sono quelli che da sempre caratterizzano l’opera, come opera d’arte, come fatto di cronaca, come opere privata. Kremlino non è una processione, ma la processione è uno dei 15 progetti selezionati. Senza pretese di novità come valore assoluto. Vi invitiamo ad approfondire i 15 progetti, ma non possiamo, in questa sede entrare nel merito di ogni progetto; come se Gioni stesse su Artribune per giustificare ogni opera della sua Biennale, sarebbe noioso oltre che impossibile.

    grazie
    KA
    uff. stampa

    • – Eri tu che sopra avevi detto che ti sarebbe piaciuto parlare dei progetti di kremlino. A me non dispiace kremlino, lo sai, ma uno dei motivi è la dichiarata volonta di affrontare nella sostanza i lavori. Se ti ritiri smentisci uno dei punti fondamentali del progetto: un gran peccato!
      – bell’idea quella di discutere su artribune di tutti -uno per uno – i lavori scelti da gioni. Ci avvicineremmo all’idea di palazzo enciclopedico con maggior consapevolezza.
      – continui a non rispondermi sulla contraddizione di cui sopra. Un ufficio stampa che non risponde di solito viene letto come incapacità o paura ad affrontare la questione.

  • parole al vento2

    E anche vi paragonate a Gioni. Come se non vi facessero comodo tutti questi commenti. Ho letto gli altri progetti e sono operazioni tra loro analoghe per questo giustamente riunite nel cappello di Kremlino. Non una (non) Biennale ma una (non) mostra qualsiasi la vostra. Detto questo continuo per mia personale opinione a dissentire come avete fatto voi sul lavoro di quasi tutti negli ultimi anni praticando una (non) critica che difatto tendeva a sminuire il lavoro degli altri attraverso 4 o 5 categorie che secondo voi (non) vanno bene. Ecco io non sono allineato neanche con la vostra (non) nuova idea (se c’è)

    p.s. Inutile un ufficio stampa se per tutti il vostro progetto è legato a LucaRossi. Abbiamo letto tutti quello che ha scritto e dopo che gli è stato chiesto di fare e non solo criticare se ne esce con Kremlino. Non si può pensare che la gente dimentichi. Sopratutto perchè è passato troppo poco tempo

  • Mi sembrate molto prevenuti, non ci posso fare niente.
    Da quattro anni cerco di argomentare una critica senza alcuna pretesa di indicare un arte giusta o sbagliata, quanto di STIMOLARE un confronto sulle ragioni delle opere. E quindi una CONSAPEVOLEZZA CRITICA. Ancora oggi quasi totalmente inesistente. E quindi si finisce nella disillusione nichilista di Piero Golia che mette 60.000 euro di polvere d’oro in un cubo di cemento..

    ..senza un confronto critico vitale e capace (credo che molti operatori non siano in malafede ma semplicemente si improvvisano curatori o critici, senza essere capaci) ci si rifugia in VALORI SICURI: la storia, l’oro, le citazioni, il curriculum vitae. Da quattro anni propongo una tesi grezza e imperfetta, ma non esistono antitesi reali, e quindi sintesi migliori. Vi invito a confrontarvi sulle prime tre immagini-video che trovate su whitehouse, progetti selezionati per Kremlino. Vediamo.

  • parole al vento2

    Ma che cosa dobbiamo commentare?
    Il video dell’anziano a versailles con il loading che lo fa andare a scatti? 2.0 diresti tu.
    La foto della luce proiettata sul muro attraverso le finestre? David Lynch (solo per citare un nome a caso) nel dvd davidlynch.com ha fripreso i movimenti del sole sulle pareti per anni. E anche in Italia è stato fatto. Ricordo un padiglione sloveno alla galleria A+A che ha ricreato l’effeto in analogico.
    La foto (sgranata) di un segno/pelo su muro/lente? A ME NON SUGGERISCE NESSUNA NUOVA STRADA

    Tu sei quello che dice che non esistono sintesi migliori delle tue perchè nessuno ti porta antitesi reali sui blog (o sul tuo blog). Questo non significa che non esistano. Solo che tu non le conosci o che chi le ha non ha interesse ad attuare un dialogo con te.

    Ma analizziamo questo tuo commento perchè è indicativo:
    Mi sembrate molto prevenuti, non ci posso fare niente. SONO GLI ALTRI PREVENUTI E GLI ALTRI CHE NON CAPISCONO
    Da quattro anni cerco di argomentare una critica senza alcuna pretesa di indicare un arte giusta o sbagliata, quanto di STIMOLARE un confronto sulle ragioni delle opere (MA IL TUO STIMOLARE SI E’ SEMPRE ESPRESSO CON CRITICHE NON LOCALIZZATE E SUI SINGOLI LAVORI MA SEMPRE BASATE SU CATEGORIE CHE TU HAI CREATO E PROMOSSO COME VERITA’ E ASSIOMI DA CUI NON E’ POSSIBILE PRESCINDERE IN BASE AL TUO METODO DI ARGOMENTAZIONE). E quindi una CONSAPEVOLEZZA CRITICA. Ancora oggi quasi totalmente inesistente. E quindi si finisce nella disillusione nichilista di Piero Golia che mette 60.000 euro di polvere d’oro in un cubo di cemento..(SECONDO ME LA DISILLUSIONE NICHILISTA DI GOLIA E’ ALTRETTANTO LEGITTIMA DEL TUO PROGETTO, E RAPPRESENTA UN’ALTRA VISIONE DELLE COSE E PER FORTUNA NON E’ LUNICA POSSIBILE)

    ..senza un confronto critico vitale e capace (credo che molti operatori non siano in malafede ma semplicemente si improvvisano curatori o critici, senza essere capaci, (ECCO QUANDO DICI COSE VERE INFILATE NELLA DISCUSSIONE PER LEGITTIMARE IL DISCORSO IN TOTO)) ci si rifugia in VALORI SICURI: la storia, l’oro, le citazioni, il curriculum vitae (MA COME FAI A METTERE QUESTI PUNTI SULLO STESSO PIANO? COME FAI A PRETENDERE UNA VISIONE ASTORICA IN UN EPOCA DI CONTINUA RIDEFINIZIONE E RISCRITTURA DELLA MEMORIA? L’ORO E’ UN VALORE SICURO E QUINDI? LE CITAZIONI HANNO SEMPRE A CHE FARE CON LA MEMORIA E CON UN CERTO APPROCCIO ACCADEMICO ALLE COSE. UN SAGGIO SENZA BIBLIOGRAFIA E’ ACCETTABILE? PIUTOSTO PARLIAMO DELLA CITAZIONE COME MOTIVAZIONE A POSTERIORI; FATTA DA CHI NON HA REALI STRUMENTI CULTURALI E FORSE SAREBBE MEGLIO LASCIASSE PERDERE. LA CITAZIONE IN SE’ VISTA IN TERMINI NEGATIVI NON HA SENSO.). Da quattro anni propongo una tesi grezza e imperfetta, ma non esistono antitesi reali, e quindi sintesi migliori. Vi invito a confrontarvi sulle prime tre immagini-video che trovate su whitehouse, progetti selezionati per Kremlino. Vediamo. APPUNTO

    • blue

      PAROLE SANTE !

  • >>>rumors (da verifikare) riportano ke Kremlino di Luca Rossi inkluda la performance nude “Imponderabilia” rifatta da Germano Celant e Miuccia Prada.
    2001 Odissea nell’ospizio>>>

  • @parole al vento: non hai argomentato nulla. Nè il primo, nè il secondo e neanche il terzo. Poi questa ossessione per una “nuova strada”. Il punto è avere consapevolezza della strada di sempre.

    il progetto “…plays..” non ha certo la pretesa di essere la prima immagine di un raggio di sole che entra in una stanza. Che stupidaggine! Mi sembra interessante lasciare libera una parete, in attesa che un fascio di sole incontri la struttura del luogo. Se poi pensiamo che i raggi siano relazioni tra punti, capiamo che l’opera (uno standard) si determina quando le relazioni pubbliche e private incontrano un luogo. Ma è sempre stato così, da sempre e in ogni settore. Il punto è che nell’arte, senza capacità critica, l’opera sembra permanere di una materia fatta unicamente di luogo (place) e relazioni (rays). “……….plays…….”, soggetto e oggetto sono irrilevanti, se cattenal presenta degli sputi da gagosian le foto degli sputi si vendono eccome, sono di valore e “funzionano”. Ma cosa sto commentando? Quella stanza a Varsavia è vuota? Ecc ecc.

    Le mie categorie (giovani indiana jones, smart relativism, nichilismo, citazionismo, artigianato dell’arte contemporanea) sono mezzucci per reagire al vuoto. Sono stato a vedere il film “la grande bellezza”, e anche quì troviamo una disillusione nichilista (come l’opera di Golia) messa in piedi perchè non si è in grado di gestire il VUOTO. Chi ci prova è considerato subito naif, e deve subito essere ridimensionato. Questi è il Sig. Rossi qualsiasi, che DEVE essere mediocre per salvare e rassicurare la vostra (presunta, dico presunta) mediocrità.

    Vi invito a vedere meglio gli altri due interventi.

    LR

  • Parole al vento

    La mia provocazione ha funzionato. Senza didascalia quel’immagine funziona? Credo che tu non me la voglia mostrare come opera giusto? Quindi è un ennesima provocazione? L’immagine sintesi di un ragionamento a cui non si arriverà mai da soli, continuando a far sentire le persone ignoranti? Oppure ci credi veramente in questa cosa che l’arte e ovunque. Ma quella è la vita, il reale percepito. Se poi qualcuno vuole pensarlo come arte è libero di farlo. Infatti quel reale percepito è lo stimolo primario dell’arte da migliaia di anni anche se ha sempre fatto a gara con il mistico realizzato. Ma allora perché cercare questo dialogo? Perché provocare quelli che la pensano diversamente? Perché non lasciare in pace la gente? Quello che mi da fastidio di Kremlino e che è una macchina finalizzata solamente a dare fastidio alla solita gente dell’arte perché ne usa gli stessi codici. Come hai detto è la vostra reazione al VUOTO. Mi sembra che cadi nel tranello di molti che vivono la loro epoca come quella della grande svolta, della grande crisi, quell’epoca che verrà ricordata nelle canzoni dei trovatori. Vedi a cosa serve la storia? A ridimensionare il nostro ruolo in questa nostra realtà. Penso sia importante capire che c’è una realtà violenta di leoni e gazzelle (come alludi tu) ma anche tutta una serie di cose che ci fanno stare bene, che ci fanno sentire protagonisti dei giochi, che ci danno energia per tornare rafforzati nel nostro ambito sociale, e una di queste (per me almeno) è l’arte. Se tu veramente non mirassi a una tua vendetta personale. Se veramente non fossi segretamente arrabbiato con un sistema miope che non ti ha “riconosciuto”. Non saresti qui a combattere i mulini a vento e ti vedrei a fare il “santone” in uno dei tanti corsi per imparare a vivere.

  • parole al vento2

    Ora è chiaro il motivo per cui non riuscivo a capire il tuo vero trigger: Il tuo è un discorso autorenferenziale. L’arte che discute su sè stessa ha rotto il cazzo Luca, è il motivo principale per cui è avvenuto lo scollamento con il grande pubblico. E so che adesso tu mi dirai che non è così, che è tutto un fraintendimento, che in realtà vuoi mettere in discussione i codici del sistema bla bla bla. Quello che vedo io è che hai sbagliato il metodo e i modi e ora per te ormai è troppo tardi.
    L’unica soluzione? inventati Mario Bianchi e impara dagli errori, rivaluta il passato :)

  • parole al vento3

    Ora è chiaro il motivo per cui non riuscivo a capire il tuo vero trigger: Il tuo è un discorso autorenferenziale. Non se può più dell’arte che discute su sè stessa Luca (per dirlo educatamente), è il motivo principale per cui è avvenuto lo scollamento con il grande pubblico. E so che adesso tu mi dirai che non è così, che è tutto un fraintendimento, che in realtà vuoi mettere in discussione i codici del sistema bla bla bla. Quello che vedo io è che hai sbagliato il metodo e i modi e ora per te ormai è troppo tardi.
    L’unica soluzione? inventati Mario Bianchi e impara dagli errori, rivaluta il passato :)

  • >>>korrono voci incontrollabili ke Lady Gaga abbia posto precise condizioni per accettare di rifare alla Biennale “Imponderabilia” col critico Nico Stringa.
    Gaga vuole che lui smetta di tingersi i capelli di bianco

  • >>>rumors riportano ke Kremlino di Luca Rossi inkluda la performance “Imponderabilia” rifatta da Cacciari…
    Massimo sarà completamente nudo (sotto il Loden)

    • Cristiana Curti

      Però… questo, almeno, non avrebbe bisogno di ufficio stampa.

      P.S. sarai da quelle parti, vero Daniele?

      • >>hola Cristiana e tu ci sarai colà?
        Spero di farcela tra l’altro son okkupatissimo a preparare i moduli dsk-77-b per la mostra “Marino Faliero Byron – Marin Faliero Donizetti – Marin Falier Kos” al Ponte delle Latte. C’è 1 modulo da kompilare e senza modulo nada mostra! Yuk Yuk
        Al Ponte delle Latte c sarà 1 trailer e x il resto… kompilare prima il dsk-77-b!

        P.S. dov’eri disparuta?

        • Cristiana Curti

          Periodo tosto… comunque ci sarò, ma desidererei vedere anche ciò che accade al Ponte delle Latte, dove passo ogni tanto e occhieggio. Mi farai sapere (magari anche dal tuo sito o da cup3tin3 o altrove, indica indica) quando e come? Così arrivo per un saluto e un accordo futuro? Io abito in zona, peraltro. Siamo sempre stati vicinissimi e tu non lo sapevi… certo che Venezia è Venezia (grazie al cielo).

  • L’autoreferenzialità è inevitabile dal momento che non esiste un pubblico vero. L’importante è che sia manifesta e quindi disinnescata. È grave e pericolosa l’autoreferenzialità mascherata, fatta da 3-4 operatori, uno cura poi l’amico scrive su Vogue, l’altro compra l’opera dell’altro amico e il quarto amico applaude. È grave che alcuni operatori (direttori e curatori senior) ci godano nel mantenere a distanza il pubblico perchè lo temono.

    • Giorgio

      la scenetta è favolosa: quattro amici al bar dell’arte.

  • Ma che palle con Kremlino!
    Roba vecchia, già vista e sì, come scrive “Parole al Vento”, AUTOREFERENZIALE.
    Basta! non se ne può più di questi artisti che credono di poter creare capolavori, essere critici d’arte e “santoni” insegnandoci come vanno le cose a questo mondo.
    Caro Luca Rossi, l’arte e i veri artisti vanno in altre direzioni!
    Il vero protagonista della Biennale sarà Ai Weiwei, uno che con il suo talento e la sua vita ha veramente qualche cosa da dire.
    Guarda qui e impara: http://artpostblog.blogspot.it/2013/05/ai-weiwei-waiting-for-venice.html

  • L’immaginazione è il nostro ultimo santuario
    anonimo

    “Kremlino non è una mostra convenzionale e tradizionale; non per essere innovativi e originali, ma per cercare le RAGIONI, prima di cercare opere e oggetti dentro a un luogo. Ogni progetto di Kremlino permane ad uno stadio vitale e potenziale, tra realtà e immaginazione, tra materia e spirito. Spesso i progetti di Kremlino sono “stupidi” rispetto un dato sistema di riferimento. Come l’icona di loading che si manifesta quando il caricamento di un video si inceppa. L’installazione nei Giardini di Versailles è impietosa, e potremo parlarne. Forse il centro dell’opera è nell’argomentare l’opera. L’argomentazione può avvenire sempre, l’opera non viene mai abbandonata in un dato luogo. Il blog permette di mantenere sempre vive le ragioni dell’opera, anche se questo volesse dire criticare duramente l’opera. Il blog agisce “casa per casa”, senza limiti spaziali o temporali (sempre). Avviene una sorta di pop art più intima e personalizzata. Allo stesso tempo, molte proposte si possono manifestare nella realtà in termini più tradizionali e convenzionali, ma poi anche il racconto di un’immagine è reale.”

    Quì trovate i 15 progetti selezionati per ora: http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html

    KA
    Uff. Stampa Kremlino

  • Francesco

    Luca Rossi è l’Orsa polare del contemporaneo in Italia.

  • parole al vento3

    Francesco spero che stai scherzando

    • Francesco

      Il sommo Rossi è il sole nascente dell’arte contemporanea italiana e, in un prossimo futuro, europea.

      • parole al vento3

        Certo come no

        • Francesco

          L’opera di Rossi sancirà l’inizio di un nuovo Rinascimento artistico e umano.

  • Joe

    Io credo che Luca Rossi abbia avuto il grande merito di “dare fastidio”, di stimolare un confronto critico in un sistema italia paludoso e arido, dove la vera materia delle opere è fatta dalle pubbliche relazioni. Sono finiti gli anni 90, e l’epoca del Torno subito di Cattelan o delle cacatelle per terra dalla Galleria Zero. Vanno bene anche le cacatelle e va bene anche cattelan, ma perchè non cercare prima le ragioni di Cattelan e delle cacatelle? Che poi sono le ragioni di un Suv o del nuovo telefonino. Questo è il merito di Luca Rossi, direi che lui, con il suo lavoro, in questi quattro anni ha cercato di “allargare” l’elite del contemporaneo. E viene criticato e ostracizzato, è ovvio. Perchè c’è l’interesse a mantenere lontano il pubblico, per poter gonfiare di valore e di prezzo le opere a piacimento. Luca Rossi è autoreferenziale? Certo! Dal momento che non esiste un pubblico vero che segue l’arte contemporanea in italia. Come può non esserlo? Se in platea ci sono SOLO gli addetti ai lavoro che lui punzecchia?
    E io credo che sia una grande opportunità mancata. L’arte contemporanea in italia è una grande opportunità mancata…ed esistono coloro che hanno contribuito a mantenere questo vuoto con il pubblico. Alcuni fregandosene e andando all’estero, altri rimanendo avvinghiati al proprio orticello, altri ancora perchè incapaci o inconsapevoli…

  • parole al vento3

    Mah, perchè cambi pseudonimo quando puoi parlare sempre con lo stesso?
    Oppure veramente c’è chi ha imparato a memoria le stesse formule e le ripete a pappagallo?

    I meriti di avere tolto la polvere da sotto il tappeto glieli concedo. Da qui a delegittimare a priori l’arte prodotta nei contesti “punzecchiati” ce ne passa.

    A voi interessa fare un discorso politico di allontanamento dall’opera? Bene fatelo ma toglietevi di dosso l’arroganza (implicita) di affermare che quella è l’unica via praticabile, che tutti devono capire e concordare su questo metodo di lavoro, ecc.

    L’arte rimane anche un fatto privato di rapporto tra spettatore e opera (non di certificato) e se un pubblico più ampio si avvicinerà di nuovo all’arte lo farà sotto quest’ottica.

    E sulle RAGIONI: a me interessano poco. Sono convinta che non importano, non vanno chieste agli artisti e sono state inventati dagli storici da Vasari ai critici/curatori di oggi. Le ragioni dell’artista e della sua opera sono quelle che lo spettatore decide di percepire o meno. Lo spettatore si deve tornare a fidare delle sue intuizioni e lasciare perdere i discorsi puramente speculativi

  • blue

    Amen!

  • Ma pensa come sarebbe noioso se qualcuno volesse imporre delle formule! Mai voluto questo. E anche la verve critica è finalizzata a stimolare un confronto, e non a dire quale arte sia giusta e quale sbagliata. Non ne sarei in grado, la mia critica è grezza e cerca di argomentare come può (su questo puoi trovare articoli su artribune e su whitehouse trovi quelli usciti su flash art).

    Il confronto critico è dato anche dal’apertura a progettualità diverse, e invece oggi passa il messaggio (soprattutto ai giovani) che si DEVE seguire solo un tipo di artista. Questa chiusura è gravissima. E quindi tutti in giro per mercatini, nelle carceri, nelle centrali sovietiche o a scartabellare nella storia italiana e non solo (Gaillard, Dan Vo, Biscotti, Arena, Martini, Francesconi, Roccasalva, Di Massimo, Frigo). L’altro versante è il nichilismo: penso a Grimaldi che vuole devolvere tutto a Emergency ma continua a esporre ossessivamente presso la galleria Zero (mi chiedo, perchè non va a lavorare per Emergency?!), a Piero Golia che distribuisce oro…a quelli che fanno l’opera con l’umidità della stanza ecc ecc. Poi ci sono quelli che passano da un ‘idea a quell’altra, semmai ripiegati su intimismi tutti personali (lo smart relativism di Grilli, Bartolini, ecc ecc).

    Ma NON ho mai detto che questi artisti sono sbagliati o cattivi. Ho sempre e solo cercato di stimolare consapevolezza sul loro lavoro. Su quello che stanno facendo. Su quello che sta avvenendo.

    Se guardi la grande bellezza di sorrentino l’arte viene vista come materia tuttafuffa….ed è giusto, perchè in italia il migliore sistema è snob, spesso schiacciato da esterofilia e provincialismo; a questo sistema conviene mantenere lontano il pubblico e l’opera circondata da un NON DETTO…un po’ per incapacità, un po’ per pigrizia, un po’ per malafede…in questo modo gli italiani si sentono INTERNAZIONALI e invece sono solo complessati. E invece l’arte potrebbe essere un ‘opportunità meravigliosa e l’italia potrebbe giocare da late comers….ma come si fà se tutti inseguono la moda mainstream internazionale? E lo fanno per mancanza di coraggio ma anche per debolezza. Sto corrispondendo con Paolo Zani di queste cose. E anche normale che lui guardi cosa fanno all’estero….se non c’è un sistema curatoriale e critico attorno che sostiene e promuove adeguatamente…

  • parole al vento3

    Vedi quello che dici mi trova in accordo a grandi linee. Il punto che non condivido è quello sull’esterofilia perchè ho visioni nettamente diverse.

    Il livellamento stilistico di cui parli io lo ritrovo ovunque nel mondo così detto occidentale con le dovute piccole differenze: gli italiani sono i poveristi, i tedeschi gli archivisti (e chi va in Germania si lascia coinvolgere basta guardare tutti i lavori di Tacita Dean fatti a Berlino), i francesi gli eclettici (quelli che passano da un idea all’altra come dici tu). Sono apparse riviste d’arte, come il flash art su cui ti capita a volte di scrivere, che hanno giustamente tentato di mostrare e accostare tutto quello che succedeva nei sistemi (alti) dei paesi forti economicamente. Questo fenomeno omogeneizzante ha inevitabilmente lasciato i suoi segni e si può condividere o contestare a seconda delle ideologie che si decide di seguire. Dire però che avviene per una debolezza degli artisti è vero solo in parte. Il confronto (questa grande chimera che molti continuano a rifuggire, perchè tutti sono grandi geni a mamma sua) è uno strumento fondamentale di crescita per il proprio lavoro. Tutti i grandi artisti si sono alimentati dalla influenza reciproca e dalla scoperta di nuovi modi, di nuove tecniche.

    Quello che si è perso (e non è un problema solo nostro) è uno specifico italiano. Non trovo strano quindi che artisti si stiano interrogando e confrontando con la nostra storia e con i nostri metodi per ritrovare un identità originale che non esiste più e probabilmente non potrà più esistere a causa di un processo di globalizzazione che difficilmente ormai si potrà arrestare. Per questo vediamo artisti che guardano alla loro storia privata, artisti che ritornano ad affrontare tematiche legate alla materia (come in qualche modo facevano i “poveristi”), altri che si occupano e studiano l’arte in termini iconografici, solo per fare alcuni esempi.

    L’esterofilia del sistema che hai sottolineato e sei riuscito a scuotere ha sicuramente la responsabilità di non avere saputo vedere e valorizzare le nostre singolarità (per ragioni che conosci bene e hai già espresso a spizzichi e bocconi in passato). Questa responsabilità è gravissima. Gran parte degli operatori culturali (critici e storici in primis) hanno perso nella battaglia globale.

    Oggi c’è un fenomeno in più e molto più odioso. Il livellamento pop americano ha vinto sù tutto. E’ colorato, senza contenuti importanti (così i ricchi collezionisti si possono rilassare e non pensare alle loro responsabilità sociali), luccicante, e deriva da una interpretazione errata e tutta americana di Duchamp e delle avanguardie europee private della loro carica politica. I giovani artisti di oggi vogliono essere cool, vogliono cuccare le ragazze (perchè suonare la chitarra quando posso fare i dischi con un software?), fanno una scelta facile e non si interessano di altre questioni perchè preferiscono essere ricchi e famosi invece che poveri e morire soli nella sporcizia. Come biasimarli?

    E’ evidente che la storia va avanti. Tra qualche anno questo pop verrà soppiantato da altro e un giorno (si spera) ci saranno nuove ipotesi e magari un nuovo sistema. Questa che viviamo è una transizione.

    Quello che sei riuscito a fare (tu per primo perchè hai avuto la freddezza di sfruttare l’anonimato di un avatar nei blog e in Exibart) è stato svelare la natura del nostro sistema, che sottolineo non è assolutamente diversa dagli altri sistemi del mondo occidentale (dove tutti si lamentano ancora dei metodi di selezione, dove innumerevoli giovani si accalcano per diventare the next big THING).

    Quello che ci si poteva aspettare da te è la comprensione che: data la debolezza degli artisti in questa catena loro erano e sono la forza su cui fare leva. I tuoi progetti non solo hanno rigettato il sistema ma hanno rigettato la creatività dei singoli. Hai preteso una presa di posizione di abbondono e allontanamento dall’opera in un miraggio di superamento dell’arte attraverso l’immateriale e “concetti” che erano già stati un possibile sviluppo anche negli anni 60 e 70 e avevano già fallito nei confronti del”Sistema”.

    Quello di cui c’è bisogno è di operatori del sistema che la smettano di considerare gli artisti come carne da macello e che sappiano creare un dibattito concreto, che sappiano selezionare con gli occhi aperti, il cuore in mano, e una necessaria scaltrezza. Tu e i tuoi potevate già iniziare questa attività.

    Invece è come se ti avesse colto una sindrome di onnipotenza e hai sbagliato continuamente la comunicazione con la base (come dicono in tanti questa sera :). Kremlino lo puoi chiamare come vuoi ma non è un dibattito o uno stimolo, è diventata una provocazione autoreferenziale. Dispiace perchè sarebbe potuto essere qualcosa di diverso. Se tu iniziassi a confrontarti con gli artisti in privato invece che pretendere continuamente il dibattito pubblico. Avresti appreso le loro RAGIONI e ora quelle categorie provocatorie che usi sarebbero più complete e costruttive. Pensaci

  • alex

    giovani indiana jones crescono

  • Parole al Vanto

    Luca Rossi non dice nulla di straordinario, se non che l’opera vive anche e soprattutto in una dimensione mediata e immaginata. Questo avviene da sempre, ma in pochi ne hanno avuto consapevolezza. Rossi gioca “stupidamente” con tale consapevolezza. Fa anche una parodia. Sicuramente è l’artista più originale che si è visto in Italia negli ultimi 10 anni.

  • Kari Altmann

    Kremlino avverrà contemporaneamente in vari luoghi: casa vostra, Venezia e in alcune location sparse nel mondo.

    KA
    Uff. Stampa Kremlino

  • Dialogo sentito realmente l’altro pomeriggio, a casa di un mio amico:

    -Lui: Se ti accompagno a casa, me la dai..?
    -Lei (pensandoci un po): No, ma se vuoi…te la masterizzo!

    Ahahahahahaha

  • Gian Maria B

    Caspita Luca Rossi … questo progetto apparentemente ambizioso,
    ma tristemente debole e solo Zecca e Parassita della Biennale …
    è un’altro tuo ZERO, assoluto …
    E’ passato 1 anno non è rimasto che il NULLA.
    hahaha
    e il sito ? rimosso ?
    http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino-projects-2013.html
    http://kremlino.blogspot.it
    hahaha
    che pena…
    e con paypal ? Hai raccattato 50 euro di finanziamento?
    Ma Vai a lavorare che è meglio. Lavar piatti potrebbe migliorarti molto…
    altro che genitori foundation …