Gira gira, vince sempre Zaha Hadid. Va al Riverside Museum di Glasgow, progettato dall’angloirachena con Buro Happold, il premio per il Museo Europeo dell’Anno

È il Riverside Museum di Glasgow, dedicato alla cultura del trasporto e del viaggio, il vincitore dell’edizione 2013 del premio per il Museo Europeo dell’Anno, celebrata nella cittadina di Tongeren in Belgio. Il premio è stato assegnato per la capacità dimostrata dall’istituzione britannica, calata in un nuovo contenitore costruito dagli studi Zaha Hadid e Buro […]

Il Riverside Museum, a Glasgow, progettato da Zaha Hadid
Il Riverside Museum, a Glasgow, progettato da Zaha Hadid

È il Riverside Museum di Glasgow, dedicato alla cultura del trasporto e del viaggio, il vincitore dell’edizione 2013 del premio per il Museo Europeo dell’Anno, celebrata nella cittadina di Tongeren in Belgio. Il premio è stato assegnato per la capacità dimostrata dall’istituzione britannica, calata in un nuovo contenitore costruito dagli studi Zaha Hadid e Buro Happold – quest’ultimo autore fra l’altro del Ponte della Musica a Roma -, di mettere in collegamento una collezione specializzata negli strumenti di trasporto con le esigenze e i desideri della comunità sociale.
A Tongeren sono stati premiati altri musei, come il museo comunale di Batalha in Portogallo, per la capacità di configurarsi quale “museo per tutti”. Tra istituzioni enormi (il museo di Liverpool ha vinto il premio del Consiglio d’Europa) e microscopiche, come il museo di bambole di Tolosa in Spagna, o il museo del Gruyère a Bulle in Svizzera, le giornate di Tongeren sono state l’occasione per un confronto serrato tra concezioni e realizzazioni del museo molto diverse tra di loro, importanti per lo sviluppo di una realtà la cui importanza sociale e civile sempre è più apprezzata.

– Vito Calabretta

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.