Ancora da Reggio Emilia. Performance e presentazioni cantate alla Collezione Maramotti. E via alle visite all’installazione permanente di Jason Dodge…

Mentre in città imperversa Fotografia Europea, la Collezione Maramotti inaugura due nuove mostre e un progetto permanente. Sabato 4 maggio, per battezzare l’apertura della sua installazione vincitrice del Max Mara prize, Laure Prouvost sceglieva una presentazione recitata-cantata. Il botta e risposta in inglese tra l’artista e Melissa Gronlund, editor della rivista Afterall, veniva tradotto in […]

Iwona Blazwick

Mentre in città imperversa Fotografia Europea, la Collezione Maramotti inaugura due nuove mostre e un progetto permanente. Sabato 4 maggio, per battezzare l’apertura della sua installazione vincitrice del Max Mara prize, Laure Prouvost sceglieva una presentazione recitata-cantata. Il botta e risposta in inglese tra l’artista e Melissa Gronlund, editor della rivista Afterall, veniva tradotto in un italiano cantato da Cristina Zavalloni.

Nel frattempo Andy Cross dipingeva sotto gli occhi del pubblico all’interno della sua casa fatta letteralmente di dipinti. Domenica 5, prime visite all’installazione permanente di Jason Dodge. Accompagnati a gruppi secondo un rituale stabilito dall’artista, i visitatori arrivano in un edificio dismesso vicino alla Maramotti, per fare esperienza della Permanently open window posta in cima a una torretta e del vuoto della stanza sottostante, esposta alle variazioni degli agenti atmosferici. Il tutto, lo ritrovate nel video e nella fotogallery…

– Stefano Castelli

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.