La storia dell’arte raccontata con le emoticon. Su Twitter è in corso una gara a chi riesce a interpretare le opere dei grandi artisti usando solo i simboli delle chat

Un teschio e un diamante? Damien Hirst. Quattro televisori e un violino? Nam June Paik. Una spirale? Robert Smithson, naturalmente. Le opere degli artisti spesso sono talmente “iconiche” da poter essere raccontate usando pochi, ben selezionati, simboli. Allora perché non le emoticon? Da qualche giorno è in corso su Twitter una vera e propria gara […]

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Un teschio e un diamante? Damien Hirst. Quattro televisori e un violino? Nam June Paik. Una spirale? Robert Smithson, naturalmente. Le opere degli artisti spesso sono talmente “iconiche” da poter essere raccontate usando pochi, ben selezionati, simboli. Allora perché non le emoticon? Da qualche giorno è in corso su Twitter una vera e propria gara a chi riesce a riassumere i momenti essenziali della storia dell’arte usando i piccoli pittogrammi grafici che arricchiscono ogni giorno le comunicazioni telematiche come chat e sms. L’hashtag scelto è #emojiarthistory (“emoji” è un termine giapponese che significa pittogramma) ed è stato lanciato dall’artista americano Man Bartlett qualche giorno fa, seguendo l’idea del blog ladiesupfront.tumblr.com. Le risposte sono state centinaia, una più azzeccata dell’altra. E non c’è solo l’arte contemporanea: c’è chi si è anche cimentato con Ingres, Rembrandt e i manoscritti medievali, questi ultimi proposti nientemeno che dal profilo Twitter del Getty Museum di Los Angeles. Volete provare anche voi? Mandateci le vostre art-emoticons!

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.