Un grande direttore di museo annusa i trend, creativi e anche finanziari. E Nicholas Serota punta il timone della Tate Modern verso Africa, Brasile e Medio Oriente

“Non parlerei di crisi nell’arte britannica ed europea: oggi però siamo più consapevoli di ciò che si fa altrove, in aree che nel corso del XIX e del XX secolo consideravamo periferiche”. Se poi questa aree un tempo “periferiche” sono anche, casualmente, quelle dalle economie oggi più galoppanti, e quindi potenzialmente più aperte a partnership […]

Nicholas Serota

Non parlerei di crisi nell’arte britannica ed europea: oggi però siamo più consapevoli di ciò che si fa altrove, in aree che nel corso del XIX e del XX secolo consideravamo periferiche”. Se poi questa aree un tempo “periferiche” sono anche, casualmente, quelle dalle economie oggi più galoppanti, e quindi potenzialmente più aperte a partnership e sponsorizzazioni, non lo dice, il superdirettore Nicholas Serota, tratteggiando in conferenza stampa le linee di indirizzo dei prossimi anni della Tate Modern.
Africa, Brasile e Medio Oriente: questi i bacini a cui attingere per diversificare ed internazionalizzare ulteriormente la collezione d’arte contemporanea. A cominciare da una serie di acquisizioni annunciate nella stessa conferenza, opere del belga – ormai Mexico based – Francis Alÿs, della peruviana Sandra Gamarra, del libanese Saloua Raouda Choucair, dell’egiziana Hala Elkoussy, tutti coinvolti in occasioni espositive del museo fra il 2013 e il 2014.
Sempre sulla base del nuovo trend, la Tate Modern ospiterà una serie di iniziative in collaborazione con la Pinacoteca do Estado de Sao Paolo, in Brasile, che prenderà il via con una mostra dell’artista svizzera Mira Schendel, che aprirà a Londra nell’autunno del 2013 ed a San Paolo nel 2014. Sul versante africano, il museo apre proprio a novembre il progetto biennale Across the Board, con mostre del nigeriano Otobong Nkanga e dell’angolano Nàstio Mosquito, mentre per il prossimo anno sono già programmate esposizioni di Meschac Gaba (Benin) e del sudanese Ibrahim El-Salahi.

www.tate.org.uk