“Sono sul piede di guerra”. A Los Angeles continua la MOCA saga: Jeffrey Deitch replica a modo suo alle voci di una sua cacciata per sedare le polemiche

“I vostri lettori medi pensano che io abbia distrutto il museo, che abbia smontato tutta la ratio dei programmi, che noi non stiamo facendo niente di serio, che stiamo mostrando solo ritratti di celebrità o esposizioni blockbuster, che nessuno dello staff del museo vada d’accordo con me: ma questo non è ciò che sta accadendo […]

Jeffrey Deitch

I vostri lettori medi pensano che io abbia distrutto il museo, che abbia smontato tutta la ratio dei programmi, che noi non stiamo facendo niente di serio, che stiamo mostrando solo ritratti di celebrità o esposizioni blockbuster, che nessuno dello staff del museo vada d’accordo con me: ma questo non è ciò che sta accadendo realmente”. Non perde tempo, Jeffrey Deitch, a ribattere alle ultime prese di posizione e soprattutto ai riflessi giunti sui media, circa la situazione in cui versa il MOCA di Los Angeles, che lui dirige da un paio di tormentati anni. Per chi non l’avesse seguita passo passo, rimandiamo alla puntualissima corrispondenza della nostra collaboratrice LA-based Giorgia Mannucci, uscita su Artribune nei giorni scorsi: parlavamo di MOCA saga, e non esageravamo, visto che il gioco delle parti prosegue.
Quello che stiamo facendo adesso, sarebbe il meglio possibile per qualsiasi museo del paese”, ribadisce stizzito Deitch nell’intervista subito affidata al Los Angeles Times. Tornando a ripetere la tiritera della partecipazione del pubblico, che lui ha incrementato a livelli record, con decine di migliaia di nuovi visitatori giunti alle mostre del MOCA. E sulla situazione finanziaria, da lui risanata dopo anni di cattiva gestione. Eppure le cose più interessanti dell’intervista sono quelle che non dice, piuttosto che quelle che dice: niente sulla sorte di Paul Schimmel, la cui defenestrazione dopo 20 anni da capo curatore ho scoperchiato la pentola delle polemiche; e niente – anzi, solo un significativo “sono sul piede di guerra” a microfoni spenti – sull’uscita dello Chief Executive David Young, che come soluzione ai problemi del museo losangeleno ha proposto la cacciata proprio di Deitch…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Giovanni

    Penso che Deitch ha dalla sua i risultati. Le persone affollano il museo a dispetto dei 20anni precedenti quando,forse,l’autoreferenzialita’dei critici e del capo curatore la faceva da padrone.
    Il resto sono chiacchiere vuote.
    Il giorno in cui Mr.Deitch organizzerà brutte mostre e la gestione del museo sara’ in deficit le critiche saranno corrette e doverose se nel merito.

  • Giovanni

    Sono d’accordo