Il minimo indispensabile per Steve Aoki. Vizi e capricci di una star della consolle. Che senza la sua bibita al cocco e uno spara caramelle, di suonare non ne vuole sapere

Il pensiero va a quello stuolo di dj e musicisti locali – a volte pezzi da novanta, sepolti nell’anonimato – costretti ad arrabattarsi per raggranellare qualche spicciolo, litigando con gestori e pr perché i 70 euro pattuiti non diventino 40, con la scusa che “stasera c’era poca gente”. Storie di ordinaria nigth life, tra gavette […]

Steve Aoki

Il pensiero va a quello stuolo di dj e musicisti locali – a volte pezzi da novanta, sepolti nell’anonimato – costretti ad arrabattarsi per raggranellare qualche spicciolo, litigando con gestori e pr perché i 70 euro pattuiti non diventino 40, con la scusa che “stasera c’era poca gente”. Storie di ordinaria nigth life, tra gavette infinite, standard qualitativi al ribasso, scarso rispetto per la categoria e una certa approssimazione organizzativa.
Poi succede che volti pagina, soffermandoti sullo star world, quello delle icone del mainstream (che prima erano, magari, icone dell’underground) e ti accorgi che la storia è tutta un’altra. Sempre di musica si parla, ma la parola approssimazione, in questi, casi, è bandita. Perché se l’organizzatore abbozza, la star piglia e se ne va. E con lei l’incasso. È il mercato, baby.
Tutta questa riflessione nasce da un fatto. O meglio, da due fogli di carta. “Steve Aoki, Technical & Hospitality Rider” c’è scritto nell’intestazione. Tradotto? Tutte le conditio sine qua non per un live del 35enne Steve Aoki, dj electro di grido e produttore discografico, papà della Dim Mak Records, ma anche fondatore di una rivista, proprietario di un ristorante e di un marchio fashion, membro di una band punk-hardcore (Rifoki) e pure pittore. Vero mito dei dance floor, il cui soprannome è Kid Millionaire. Nomen omen.
E a leggere c’è davvero da sgranare gli occhi. Al punto che il sospetto della bufala ti viene. E invece no, non è un fake. Tant’è che, candidamente, il nostro vip si difende così: “Io e il mio staff viviamo on te road ed è essenziale imparare a viaggiare con efficienza“. Trastullarsi nel vizio e nel vezzo? Ma no, è solo senso pratico, degno del miglior manager. Ora, lasciata da parte la questione dei cachet da favola, qui il punto sta nel “contorno”. Della serie: i capricci del divo in consolle. Ed è subito polemica sul web.

E allora Aoki non solo pretende, giustamente, un apparato tecnico da mille e una notte, ma va ben al di là della questione acustica e sonora. E richiede un (arrogante?) arsenale del superfluo, per lui e per il suo team. In scena, per esempio, devono esserci una barca o un canotto gonfiabile, 4 macchine spara caramelle e 1 bazooka spara CO2 portatile. Quanto all’hotel, dentro la suite (e che gli volevate dare una regular room?) non devono mancare: 3 magliette nere con il collo a V (i dj in t-shirt con scollatura tonda non si vedono dagli anni Ottanta!), solo American Apparel o H&M; 6 paia di slip e 6 calzettoni (non sia mai il calzino corto, per carità). Al fattore cibo Steve ci tiene e ha le sue fisime, non negoziabili. Perciò, in camera è indispensabile trovare: thè verde caldo, 1 pizza al formaggio grande, 1 limone intero, 1 ramoscello di zenzero, 1 bottiglia di miele organico, 4 frullati Odwalla Omega B (o simili), 1 vassoio di frutta organica, 1 vassoio di carne e formaggio avvolti nella farina di grano, 2 bottiglie di Cristal. Ah, senza collutorio i denti lui non se li lava. E che sia un “Listerine”.

Steve e il suo team, con l’arsenale di bevande in camerino

Veniamo al camerino. Stanza chiusa a chiave o con body guard piantonato per tutta la durata dello show. E del resto, roba da custodire ce n’è. All’interno sono fondamentali 2 torte di dimensione media con la scritta “DIM MAK”, ma che la glassa sia soffice: banditi i dessert densi o a forma di ciambella; acqua a volontà contro la disidratazione post-spettacolo: 48 bottiglie possono bastare; e ancora, yogurt organico, 4 bevande Vita Coco e 8 tipi di bevande proteiniche Orgai. Niente alcol? Figurati. Per la gioia di musicista ed entourage, pregasi far arrivare 2 bottiglie di Premium Vodka, 3 di Champagne, ma purchè provviste di tappo (se arrivano svitate succede un macello), 2 di Cristal o Don Perignon, 1 di vino rosso.
Infine, alla voce varie ed eventuali, che con nonchalance chiude la pergamena, si aggiungono una sedia da regista sul palco e una dose da 3,5 grammi di erba. Ma solo se c’è. Altrimenti Steve suona lo stesso, mica si sta qui a sottilizzare…

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • danielecastello

    …Mah…

  • Angelov

    E si, bisogna ammetterlo che i tempi sono cambiati.
    Una volta qualcuno in queste condizioni girava con la sveglia appesa al collo.
    Oggi basta prendere a martellate un orologio, per farti trascendere l’idea del tempo e sentire immortale, nell’attimo fuggente, ovviamente.
    Ma una cosa è senz’altro accertata: anche in Giappone esistono i cocchi di mamma.
    “Figli di papà” è politicamente scorretto, perché farebbe riferimento all’imponibile del genitore.

  • Raffaele

    Per la questione del tappo, è incorretto che lui vuole le bottiglie tappate e non stappate, lui esige i tappi di SUGHERO e non quelli che si svitano :)

    c’è scritto “no screw off top” must have “a cork”