La scomparsa di Maria Virdis. Fu lei alla fine degli anni Novanta a governare la parte editoriale del caso Papesse

Quarantatre anni e una malattia più forte di te. Così è finita l’esistenza di Maria Virdis, nome che ad alcuni non farà ricordare alcunché visto che da molti anni era fuori dal mondo dell’arte, ma che agli osservatori più attenti richiamerà l’esperienza per certi versi eroica del Palazzo delle Papesse, centro d’arte contemporanea di Siena […]

Quarantatre anni e una malattia più forte di te. Così è finita l’esistenza di Maria Virdis, nome che ad alcuni non farà ricordare alcunché visto che da molti anni era fuori dal mondo dell’arte, ma che agli osservatori più attenti richiamerà l’esperienza per certi versi eroica del Palazzo delle Papesse, centro d’arte contemporanea di Siena che a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila segnò un momento di forte innovazione nel panorama museale italiano di allora. Maria Virdis fu il braccio operativo di un settore, quello editoriale, “che era particolarmente strategico per quella peculiare tipologia di museo che mettemmo in piedi” ricorda Sergio Risaliti che delle Papesse fu inventore e direttore. In effetti la particolare impostazione del centro d’arte senese (le mostre non avevano catalogo: tutto veniva veicolato tramite una rivista, ad esempio) rendeva l’attività editoriale decisamente centrale e proprio da quella esperienza ne gemmarono molte altre, direttamente o indirettamente.
Con i cambiamenti di staff al museo senese e con la diaspora del gruppo che si era aggregato attorno a Risaliti (c’erano anche Gianfranco Maraniello, Stefano Chiodi…), Maria continuò a lavorare nel mondo dell’editoria, per Einaudi, allontanandosi però dai progetti legati all’arte contemporanea. La sua città diventò Bologna, fino alla scorsa settimana.

  • C.

    la nostra Maria.

  • ch.rindler

    Non ci sono parole, ne userò il meno possibile.
    Non c’è nemmeno la possibilità di comprendere un dolore così forte, provato dai suoi e da lei.
    C’è solo un ricordo, lei che scende per le scale delle Papesse, che non sono “un caso”, ma anch’esse un ricordo, lei che scende con i sandali rossi, il vestito verde smeraldo, che strizza gli occhi nella penombra dell’androne come se, una luce non vista da altri, l’investisse all’improvviso in quella penombra. Poi c’era il sorriso di Maria Virdis.

  • Sergio Risaliti

    Ci sono persone che allontanandosi da noi lasciano un ricordo che non si spegne, forte è la luce che hanno emanato nei luoghi che frequentarono e animarono.
    Maria sorrideva anche nei momenti difficili. Era un’anima bella e comprensiva. Un attimo e ogni questione si risolveva, tornava serena come prima. Ora il ricordo di questo suo raro modo di essere allievi la pena dei suoi cari.

  • l’Universo ha da oggi una Stella in più…solleva lo sguardo ed osserva…

  • Natascia Alberani

    L’ho respirata…ed ora la trattengo…