Artisti che si danno da fare. Tira A.R.I.A. di nuovo movimento, nasce da Roma ma guarda oltre: e c’è anche il manifesto

Ancora a parlare di Roma, e dei movimenti di protesta nati sull’onda delle polemiche attorno alla gestione del Macro? No, non è propriamente così. Perché ora quelle energie all’inizio liberatesi d’istinto e senza una visione strutturale delle problematiche, cercano di instradarsi in una direzione univoca e propositiva, e soprattutto ecumenica. Se lo spunto infatti viene […]

La prima riunione di A.R.I.A.

Ancora a parlare di Roma, e dei movimenti di protesta nati sull’onda delle polemiche attorno alla gestione del Macro? No, non è propriamente così. Perché ora quelle energie all’inizio liberatesi d’istinto e senza una visione strutturale delle problematiche, cercano di instradarsi in una direzione univoca e propositiva, e soprattutto ecumenica.
Se lo spunto infatti viene ancora da quella che si definisce “Consulta per l’arte contemporanea”, ora nasce un gruppo che ha deciso di valorizzare un concetto contemporaneo di cenacolo, e che si propone col nome collettivo di A.R.I.A., acronimo di Artisti Romani In Assemblea. E che dopo una serie di incontri ha trovato naturale scrivere una sorta di manifesto, ma molto concreto: vi trovano spazio proposte anche semplici tese a risolvere temi come l’aggregazione e il luogo d’incontro. Un esempio? Secondo Aria ogni museo dovrebbe avere un “bar” per i creativi, un posto accogliente e stimolante al tempo stesso, che richiami quello che storicamente è stato il ruolo dei “caffè”.
Alla base del nuovo progetto c’è proprio l’emancipazione dal localismo, l’auspicio che a partire dalle riflessioni sviluppatesi all’interno della comunità artistica capitolina “si possa dare vita a un dialogo che coinvolga, anche a partire dalla Consulta, tutta la comunità artistica Nazionale”.
L’obbiettivo generale? “Riportare gli artisti, con le loro imprese ideali, le loro fragilità e le loro glorie al centro dell’interesse del dibattito artistico e del più ampio mondo”, si legge nell’incipit del primo documento redatto da A.R.I.A.. Il resto lo potete leggere nel testo integrale che alleghiamo, i vostri commenti invece gradiremmo leggerli qui sotto grazie…

Il primo documento di A.R.I.A.

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  • augusta

    il documento ARIA è interessante.
    Da meditare. I punti sono sintetici e lasciano grande spazio a quella che a me, ad una prima lettura superficiale, immediatamente, rimandano a due “bisogni”: Onestà e Libertà.

  • augusta

    Sì scusate il commento è penoso e non posso cancellarlo.

  • Luca Rossi

    ok, la necessità di riflessione. Però bisogna stare attenti ed evitare che l’artista sia un ruolo che punta i piedi e si ostina a perpetuare rituali romantici e staccati dal presente. Roma è già tanto bella, e offre già tanti scorci romantici. Quindi bisogna anche capire come rivitalizzare il ruolo di artista.

    L’artista deve tornare al centro, non pretendere che il centro sia dove si trova l’artista adesso.

  • Il testo del documento è molto propositivo ma manca di diretta dinamica dei propositori,.

    Questi “bisognerebbe” “potrebbe” “avviare un confronto” forse sarebbe meglio essere più realisti e attivi.

    Esempio il bar? createlo voi, cercate un posto, anche già avviato, e fate partire questo luogo d’incontro …

  • augusta

    @luca rossi. a me non pare che questo “manifesto”( mi pare un pò eccessivo definirlo così è solo un inizio) non sia così romantico. per certi versi un pò disperato.
    Scrivo a grandi linee un paio di ide.
    Un Inizio, come dire, frazionato e allo stesso tempo “diviso” tra il luogo fisico e il luogo interiore (2 Questi luoghi esisitono…” e poi segue l’elenco).
    Pare che ci sia una sofferenza, una necessità di riconoscimento dell’artista, Il pezzo “…Gli artisti con il proprio lavoro danno già indicazioni esplicite…tra cciando una inea di demarcazione….del loro lavoro da ogni atteggiamento genericamente “creativo” indica una necessità di riconoscere l’artista “faber”, effettivo.
    Interessante chi viene citato no? Marcuse. Lewitt, Bergman Vimo!!! I primi tre definiscono una direzione, a mio parere.
    Ok il bar potrebbe essere criticato, perchè potrebbe sembrare un pò: “torniamo al jamaica” ,per i milanesi. I luoghi ci sono, le persone li rendono fucine, atànor…
    Le mie sono rapide riflessioni a ruota libera senza alcuna analisi accurata.
    Hanno inserito un indirizzo mail, forse non aspettano altro visto che chiedono un confronto tramite un giornale on line ( questo no?).
    Sono d’accordo con il commento di doattime riguardo i “bisognerebbe”. Solitamente un manifesto decreta non ipotizza. Se è un inizio, letto così sembra un inizio impaurito.
    Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare? Spero solo un cappuccino!

    • augusta

      e poi si chiama ARIA!!!

  • Consapevolezza, Consapevolezza, Consapevolezza!!!

    • augusta

      Sati, sati, sati? Metta metta metta.

  • LorenzoMarras

    Ho letto il documento di presentazione. E’ un documento il cui contenuto condivido integralmente , per cui, eviterei di fare inutili banalizzazioni su termini come BAR per farci su una risatina di circostanza, che tanto rassenera gli animi.
    Il riferimento teorico che risponde al nome VIRNO piu’ che a Marcuse è quanto mai significativo perche’ indica un pensiero che meglio di altri ha saputo leggere le”ombre” nonche’ spiegare quelle ” luci” di quel nostro “tempo” che, aime’, molti si ostinano per amore di “”stabilita’ concettuale” a nominare “contemporaneo” e niente piu’, e NIENTE PIU’.
    E’ ovvio che, poi saranno le singolarita’ a farsi carico di quei percorsi delineati nel predetto documento e solo da questo se ne potra’ misurare il “”successo””” .
    Un ultima cosa : il luogo , fisico, è il luogo in cui le differenze si incontrano ma la vera battaglia, i confini del fronte , sono tutti dentro la singolarita’ . E qui che avviene il vero conflitto, non fuori; questo per dire che se , intendono la comunita’ come branco che va all’assalto , sono gia’ sconfitti, UNO PER UNO, in partenza.

  • hm

    i bar servono solo a bere .

  • augusta

    Io ritengo che l’opinione di Marras sia corretta.
    Eviterei di fare inutili banalizzazioni ( la mia frase relativa al bar era proprio per evitarle ma non sono riuscita a comunicare il mio intento, mi spiace).
    Non c’è nulla di romantico ( prima avevo scritto male).
    Interessante la sintesi di Marras: “Un ultima cosa : il luogo , fisico, è il luogo in cui le differenze si incontrano ma la vera battaglia, i confini del fronte , sono tutti dentro la singolarita’ . E qui che avviene il vero conflitto, non fuori; questo per dire che se , intendono la comunita’ come branco che va all’assalto , sono gia’ sconfitti, UNO PER UNO, in partenza”.
    Io però vedo anche la necessità del gruppo di rimanere compatto, di fare branco per riprendere il termine usato, proprio per sostenere le peculiarità e le relative singolarità. Perchè i confini del fronte sono anche all’esterno delle singolarità. Il luogo fisico, da loro descritto, allora diventa ricerca di un riparo per il luogo ” creativo-emotivo”.E questo è comune per tutti, di tutti, con tutti,
    Se si tratta di un battaglione all’assalto…bè, come ha detto Marras: sono già sconfitti uno per uno, in partenza.

    • LorenzoMarras

      Ho fatto strumentale menzione del termine “”branco”” per evidenziare la pecularieta’ dello stesso, ovvero il suo carattere di estemporaneita’.
      Ovvero ancora, il suo essere forma transitoria ai fini di un qualcosa di molto limitato nel tempo : linciaggio, aggressione verbale, rapina, tifo, goliardate e cosi via. Uso linguistico strumentale per isolare il termine di Comunita’… in cui affinche’ essa AVVENGA è necessaria non solo la presenza, fisica, ma la consapevolezza che aggregandosi non rinuncino alla loro singolarita’ abdicando, ad esempio , ad un leader , a delle convenzioni o peggio ancora ad una ideologia come ad avviene per un aggregato che puo’ essere rappresentato da un “popolo” riferentesi APPUNTO a quegli elementi di cui sopra.

      Per rispondere alla tua osservazione del fuori. Non ci sono Singolarita’ che lottano contro altre Singolarita’ perche’ si da Singolarita’ solo a patto di riconoscere altre Singolarita’. Esiste questa premessa. ecco perche’ ho parlato di conflitto all’interno di ognuno per DIVENIRE delle autentiche singolarita’ . Altrimenti in caso contrario una supposta Comunita’ si declina in branco con tutte quelle cosette ad effetto molto circoscritto nonche’ temporale.
      .
      C è tutto un dispositivo di neutralizzazione che lavora affinche’ non nascano SINGOLARITA’. è comunque questo il luogo dove avvengono le trasformazioni piu’ gravide di effetti.

      Ciao Augusta.

      .

      • augusta

        gravide di effetti e contenuti.
        grazie per la precisazione linguistica.
        ciao lorenzo.

  • hm

    alla fine poi quasi tutti i musei ce l’hanno il bar, o no? il bar nel museo fa molto bar dell’aereoporto, non credo che gli artisti si riunirebbero mai lì . si potrebbe fare un bel bar a casa di luca morsi a imola a base di tigelle, gnocco e piadine e cacciarlo fuori a dormire per terra .

  • geafrost

    “Vorremmo che le pratiche espositive e/o di tipo differente, possano godere del pieno appoggio da parte dei musei cittadini e statali presenti in città, anche qualora venissero dislocate all’esterno degli spazi museali stessi. ”
    Sembra molto interessante e vorrei capire come potrebbe avvenire una “rivoluzione” del genere. Avete un piano insurrezionale?
    Peace & love gea