E voi ve ne siete accorti? Al Padiglione Italia esponeva anche il clandestino art-raider Pino Boresta

Per tutta la prima giornata del vernissage nessuno se ne è accorto, e non c’è certo da stupirsi, visto il bailamme di targhette, imballaggi, opere appoggiate alla rinfusa che regnava e anzi – probabilmente – ancora regna. Nessuno si è accorto che al Padiglione Italia all’Arsenale, a un certo punto, è arrivato un signore con […]

Per tutta la prima giornata del vernissage nessuno se ne è accorto, e non c’è certo da stupirsi, visto il bailamme di targhette, imballaggi, opere appoggiate alla rinfusa che regnava e anzi – probabilmente – ancora regna. Nessuno si è accorto che al Padiglione Italia all’Arsenale, a un certo punto, è arrivato un signore con un rotolo sotto braccio, l’ha aperto e l’ha appeso ai famigerati “stendini” bianchi che infiorettano l’allestimento. E lì è rimasto, per tutta la giornata.
Un art-blitz in piena regola, ma chi era quel signore? Chi conosce alcune delle sue “imprese” passate, non avrà difficoltà a dire Pino Boresta. Un artista che ha fatto della provocazione e della dissacrazione l’oggetto stesso della sua creatività, con un chiodo particolarmente fisso per la Biennale di Venezia (si veda sotto l’”appello” lanciato nel 2009 a Birnbaum…). Insomma, quest’anno ha attaccato il suo bravo manifesto in PVC con su scritto “I want Pino Boresta to the Venice Biennial”, e senza bisogno di appelli…

  • hm

    sembra un po’ luchetto morsi quando si autoinvita nelle sue gallerie del cuore attraverso i comunicati mail artosi (ma anche un po’ merdosi) che lancia ai vari uffici stampa .

    • Gianleo Landin

      Mi pare corretta l’impressione di Hm:

      Rossi come critica è una riproposizone pop/grossolana/(untantinomeschina) di tesi sul livellamento/omologazione del sistema elaborate da Grimaldi quasi 10 anni fa.

      Come prassi non mi pare azzardato ricondurre il “presenzialismo differito” di Rossi a figure laterali come Boresta, Pesce a fore ecc.; (per non scomodare padri nobili come Cadere o l’artista sconosciuto che, durante l’ultima Documenta, ha cercato d’interagire con l’esposizione/sistema mediante delle preghiere quotidiane ed

  • Gianleo Landin

    Mi parecorretta l’impressione di Hm:

    Rossi come critica è una riproposizone pop/grossolana/(untantinomeschina) di tesi sul livellamento/omologazione del sistema elaborate da Grimaldi quasi 10 anni fa.

    Come prassi non mi pare azzardato ricondurre il “presenzialismo differito” di Rossi a figure laterali come Boresta, Pesce a fore ecc.; (per non scomodare padri nobili come Cadere o l’artista sconosciuto che, durante l’ultima Documenta, ha cercato d’interagire con l’esposizione/sistema mediante delle preghiere quotidiane ed altre azioni non meglio precisate _ descritte approssimativamente in un blog_ )

  • massimo

    Luca Rossi è proprio lo spauracchio del triste sistema italiano. Sia di quello alto che di quello basso. E tra i bassi HM e i suoi amici frustrati sono sicuramente decisivi. La forza di Rossi è di non presenziare proprio nel sistema e nei luoghi del sistema. Quindi mantenendo una distanza fisica da questi luoghi. Grimaldi mi sembra totalmente immanicato con il sistema “alto”, mentre la preghiera per Rossi è uno strumento come un altro: quante persone pregano? O sperano? Quindi? Dobbiamo dire “non vale perchè è già stato fatto”?

    Io invece credo sia interessante ricercare la traccia attraverso la lettura di internet; fondarsi su una casualità privata a cui bisogna credere (ma questo succede per ogni tipo di opera). Non a caso Alfredo Cramerotti ha rilevato subito questo, mi sembra in un articolo su questa testata. E Fabio Cavallucci definisce Luca Rossi il miglior artista italiano in questo momento. E mi sembra proprio così. Il problema è che il pubblico italiano è fatto da addetti ai lavori che non riconosceranno mai luca rossi, ma io penso che lui voglia proprio questo.

    Seguo il blog di Rossi e mi sembra l’unica cosa veramente interessante da qualche anno a questa parte, in italia e non solo. Ai posteri l’ardua sentenza.

    • Patrizio Massut

      “non presenziare proprio nel sistema e nei luoghi del sistema. Quindi mantenendo una distanza fisica da questi luoghi.”

      Uno spocchioso telelavoro in ambito artistico:
      Quindi non retribuito e contraddittorio:
      non è un caso che per validare il lavoro di R. si utilizza la “credibilità” di due operatori.

      (questa cosa della distanza fisica dal sistema è stata sviluppata alla fine degli anni ’60 negli usa, per essere poi ripresa da diversi artisti con i blog, molto molto prima del buon rossi)

      (comunque anch’io apprezzo la meschinità del lavoro di M.: l’autocelebrazione, la critica sguaiata e approssimativa, lo stalking per forum/blog, ecc.;
      trovo un tantino noiosi i dialoghi: invece di perdere tempo a messagiare con tizio o caio, potrebbe…)

      se rossi/m non è smart relativism
      è emblematicamente PETTY CRITICISM

  • che cose tristi…

  • Paola

    Il blog come sintesi di tutti i ruoli/livelli del sistema non esisteva negli anni 60. Tale strumento determina un cambiamento dal basso (vedi primavera africana, vedi caso ai Weiwei). Luca Rossi ha sviluppato una critica puntuale sul linguaggio (non solo italiano) e sul sistema italiano. Allo stesso tempo ha sviluppato una serie di lavori coerenti presentati dentro e fuori il sistema. Proprio perché il punto non e’ criticare il sistema ma lavorare su i contenuti.

    • hm

      sì ma i tuoi contenuti non sono pervenuti paola rossi, non basta inviare mail per autoinvitarsi nelle gallerie d’arte boresta style o scaricare le fotine di berlusconi o della macchia d’olio nel mare seguendo le ultime notizie sul giornale, così al massimo vai bene per far satira insieme a ghignetto travaglio . le foto che hai scaricato sono di un didascalico e di un egotismo imbarazzante, l’ascensore che rappresenta la tua attesa all’aeroporto mentre sei fermato dalla macchia d’olio ahaahahahah scusa ma a chi dovrebbe interessare questa tua piccola sfiga? paragonare tartaglia a cattelan era ok in quanto entrambi protagonisti di un sistema di informazioni fake, peccato che tu ti sia subito affrettato a smentire tutto e scrivere che quella era solo la mia interpretazione . ciò che è evidente a qualsiasi persona si sia imbattuta nel tuo blog è solo che la tua ‘arte’ per ora si basa esclusivamente sulle relazioni che fai tanto finta di disprezzare nella tua critica ma che in realtà coltivi in modo estenuante in gran segreto, quindi paoluca morsi critica bene e razzola malissimo, è per quello che ti dico di concentrarti sulla critica perchè tutto il resto non è pervenuto, e se perviene qualcosa è in manifesta contraddizione con quanto hai criticato .
      a me la storia di morsiani non convince del tutto, l’ha iniziata a spargere pesantemente la nota pittrice lorenza boisy (nota per non essere affidabile, basti pensare all’ultima sua mostra dove mentre faceva snorkeling alle mauritius ha rischiato di affogare con l’acqua che le arrivava alle ginocchia, e per suggellare l’evento ha intitolato la sua mostriciattola di dubbio gusto ‘water and me’) la nota boisy ha iniziato a scrivere morsiani morsiani ovunque, dal mio punto di vista luca rossi è un collettivo di cui fa parte anche morsiani, altrimenti l’estenuante lavoro da pr operato sul blog (l’unico finora pervenuto di rossi —> estetica relazionale con persone che già si conoscono quindi roba estremamente fake che si sintetizza nel fake nome rossi e nell’identità ostinatamente nascosta) non sarebbe molto credibile, cioè non si capisce perchè cavallucci dovrebbe dire in pubblico che rossifake è il migliore artista italiano se non per il fatto che sia già legato a rossi in una rete di relazioni DALL’INTERNO DEL SISTEMA, vorrei escludere abbia accettato tangenti quindi la penso così . non si capisce nemmeno perchè rossi dovrebbe scrivere su flash art o avere articoli dedicati se non per il fatto che è già il sistema, la realtà è che rossi è già il sistema quindi solo un minus habens può essere lo spauracchio di sé stesso . agisce in un’ottica da servizi segreti, ha informazioni in anticipo su quanto accade allo iuav di venezia, è il sistema che critica per autolegittimarsi a oltranza e razzolare ancora peggio .

    • La priorità da porre in atto non é sicuramente una critica ma una vera liberazione dal sistema dal momento che questo domina in ognuno di noi dalla interno. Detto questo, luchetto può essere preso come paradigma di perfetta sistematicità perché non si accorge di essere già assorbito dallo stesso in quanto Personaggio riconosciuto.
      Questo è il peccato che Lo avvolge e di cui fa finta di niente.
      È in jullare del re che fa finta di lavorare in proprio.

    • hm

      – Tale strumento determina un cambiamento dal basso (vedi primavera africana, vedi caso ai Weiwei). –

      la primavera africana è roba da servizi segreti, roba fake da identità fake (proprio come rossifake), non è un cambiamento dal basso ma dal superalto per far sì che tutto rimanga uguale . stessa cosa il blog di luca rossi/cesare pietroiusti/morsiani/cavallucci/politi/cramerotti e tutti quelli invitati sopra .

      – Allo stesso tempo ha sviluppato una serie di lavori coerenti presentati dentro e fuori il sistema. –

      i lavori presentati sono la stessa sbobba criticata, con l’aggravante di essere ancora più vintage e autoreferenziali .

  • LOS

    Secondo me invece ognuno è giusto che abbia le ossessioni che si merita, senza sapere che la vera tragedia avviene nel momento in cui queste ottengono dei vacui riconoscimenti…….

  • Antonio Micciché

    Io ho notato al padiglione/megastand “italiano”, un’opera che potrebbe esser presa come emblema della qualità di questa edizione veneziana. Il titolo dice tutto:”Il pensiero nel fuoco”! se trovo la foto la sottoporrò a questa redazione.
    Non ho ancora visto i padiglioni ai giardini, ma certo all’arsenale a parte Urs Fischer, il livello è veramente basso e sottotono. ora che ci penso, si salva anche la Senatore.

  • Los ciò che hai detto è assolutamente vero, ognuno della propria vita è custode e pastore. Il mio discorso ineriva non tanto alla scelta di una condotta quanto ad una intima trasformazione interiore rispetto a tutta la metafisica che qualsiasi sistema pone in campo : riconoscimento _ successo _ gloria _ piacerini _ celebrazioni e quantaltro. E. Vilmente inutile abbaiare contro se il desiderio di sistema lo porti già prima nella tua casa.
    Perché il problema del fare artistico oggi non è più fare del NUOVO , cadavere teorico che molti bestioni del ghetto agitano per impedire l ingresso, tra cui il ns amato luchetto MA il problema è fare solo mondo , FUORI dai musei, è chiaro.

  • los

    tu sei un saggio Lorenzo.. già lo so

  • Margaret

    Great!…

  • Esserci per scomparire
    Nuovo ArtBlitz di Pino Boresta
    Vernissage del 13 giugno 2011 del Padiglione Italia a cura Vittorio Sgarbi, all’Arsenale per la 54° Biennale di Venezia.
    Cronistoria:
    Ahooo!…. c’ero anch’io
    Cosa esiste di più bello che esserci a tutti costi per poi sparire in mezzo a tutte le altre centinaia di opere sparpagliate in ogni dove; sopra e sotto a destra e sinistra di qua e di la dentro e fuori e ovunque fosse possibile infilare qualcosa, ebbene io per il mio pubblico non mi tiro mai indietro e quindi anche questa volta ero lì. L’occasione l’inaugurazione del padiglione Italia alla Biennale di Venezia (del 13 giugno 2011) che nonostante le critiche aveva fatto il pienone e non poteva essere altrimenti visto il prestigio di cotanta mostra come quella di Venezia e visto i circa 300 artisti che esponevano. Il successo di pubblico era l’unica cosa assicurata del resto tutti noi abbiamo almeno un marito o una moglie dei genitori dei figli uno o più fratelli, cugini ed almeno un paio di amici stretti, e i conti son presto fatti. Del resto come si poteva far mancare la propria presenza in un giorno così importante a tanti artisti che la biennale se la sognavano anche di notte proprio come me, ma porca pupazza loro ci sono riusciti io no. Anzi si! Io c’ero nonostante tutto e tutti. Vittorio Sgarbi mi aveva pure telefonato ma dopo una breve chiacchierata mi ha detto che non lo avevo convinto, ma forse è un buon segno. Io nel partecipare non avrei di certo avuto nulla da perdere, che volete che me ne importi a me di attaccare la mia opera appiccicata ad altre mille, quando io come un parassita le attacco addirittura sopra le opere degli altri. Cosa volete che me ne importi a me di dover competere per accaparrarmi un po’ di attenzione del pubblico dell’arte tra centinaia e centinai di opere, quando da diciotto anni attacco nelle strade delle città i miei adesivi con la mia faccia alla merce distratta dei passanti cittadini e competendo tutti i giorni con la massiccia invasione pubblicitaria con la quale le città sono aggredite e violentate. Lì si che rischio di perdere la mia battaglia, e ogni giorno mi prendo la mia rivincita. Al padiglione di Sgarbi avrebbero dovuto partecipare solo artisti che fanno un certo tipo di lavoro che esce fuori anche nel caos più totale e che anzi del caos si nutrono. Pertanto approfittando dell’ulteriore confusione venutasi a creare per la presenza di Elio delle storie tese che si era travestito da frate per l’opera di un artista, ho srotolato il mio manifesto in PVC “I want Pino Boresta to the Venice Biennial” e l’ho appeso rimanendo lì in bella vista esposto abusivamente per tutto il giorno dell’inaugurazione. In molti lo hanno visto e possono confermare non ultima un’entusiasta Laura Palmieri.
    pino boresta