Scintille contemporanee a Londra. Tre serate di aste, svettano Basquiat e Bacon

Dopo il break di Art Basel e il primo round di aste di Arte Moderna, a Londra è la volta delle aste di arte contemporanea. Ad aprire le danze è Phillips de Pury, che lunedì 27 giugno totalizza 16.9 milioni di dollari per 27 lotti su un totale di 31 presentati, raddoppiando la vendita dell’anno […]

Francis Bacon – Crouching nude

Dopo il break di Art Basel e il primo round di aste di Arte Moderna, a Londra è la volta delle aste di arte contemporanea. Ad aprire le danze è Phillips de Pury, che lunedì 27 giugno totalizza 16.9 milioni di dollari per 27 lotti su un totale di 31 presentati, raddoppiando la vendita dell’anno precedente che si era arrestata ai 5.9 m (+189%!). Due i record segnati per gli artisti, sei i lotti che hanno oltrepassato il milione di dollari, e Basquiat che ha brillato su tutti, con un Self-portrait che raggiunge i 3.2 m, dopo essere stato venduto nel novembre 2003 per 647.500. Il secondo posto se l’è guadagnato Mark Tansey con il dittico Library (of Babylon), venduto al telefono per 1.8 m.
Il successo della vendita si può attribuire al fatto che le 5 opere più clamorose erano coperte da garanzia, fatto che ha assicurato opere di qualità, e dalla nuova sede al Claridge’s Hotel, il posto preferito di molti super ricchi, che ha ospitato la vendita nella sfarzosa sala da ballo. Da Phillips de Pury si ha l’opportunità di comprare giovani artisti, come ad esempio Jacob Kassay, che con la sua opera Untitled del 2009 ha più che triplicato la stima. Beatriz Milhazes continua a veder crescere il proprio mercato, con la vendita di O Moderno a 1.1 milioni di dollari, battendo il suo record precedente di 900mila del 2008. La tendenza registrata da Phillips de Pury è comunque il richiamo a collezionisti con budget limitato ai “soli” 2 milioni, con opere che rientrano in questa categoria pur mantenendo un’offerta di qualità.
Il 28 giugno è la volta di Christie’s, che vede il dipinto di Francis Bacon, Study for a Portrait del 1953, raggiungere i 28.7 milioni di dollari, il secondo prezzo più alto mai pagato per un’opera venduta dalla casa londinese. La vendita ha totalizzato 125.7 milioni di dollari, superando la stima prevendita, diventando la seconda vendita maggiore in Europa in questa categoria, battuta solamente dalla vendita di giugno 2008, alimentata dal periodo di bolla.
5 artisti segnano il proprio record personale, sono aggiudicate 53 opere su 60, 25 sorpassano il milione di dollari e i protagonisti della serata restano i compratori europei (59%), seguiti da USA, Medioriente e Asia. Tra i lotti della serata, la collezione di Kay Saatchi che totalizza 6.2m. Nella collezione, cinque dipinti di Lucian Freud, tra cui Rabbit on a Chair del 1944, venduto per 1.6 m, oltre il triplo della stima minima, e Woman Smiling del 1958-59, venduto 7.5 m, anch’esso raddoppiando la stima.

Sigmar Polke

Peter Doig segna il suo record con Red Boat (Imaginary Boys) del 2003-04, per 9.8 milioni di dollari, così come Miquel Barcelo con Faena de Multeta del 1990, venduto per 6.3 m e il gruppo scultoreo Esquina Positiva di Juan Munoz, aggiudicato per 5.4 m.
Scintille anche la vendita da Sotheby’s il 29 giugno, che totalizza 174 milioni di dollari, ben al di sopra delle aspettative, stabilendo il totale più alto mai raggiunto a Londra per un’asta di contemporaneo. 45 opere sono battute oltre il milione di dollari, tra cui il top lot di Francis Bacon, Crouching Nude, aggiudicato per 13.3 m, mentre al secondo va posto un autoritratto di Jean-Michel Basquiat battuto per 8.6 m. Durante la serata presentata la collezione Duerckheim che totalizza 96.6 milioni di dollari, composta da arte tedesca degli anni ‘60 e ‘70 con artisti come Gerhard Richter, Georg Baselitz, Blinky Palermo, e Sigmar Polke.
Nuovi record sono segnati per gli artisti Blinky Palermo, Sigmar Polke, Eugen Schönebeck, Markus Lüpertz e Georg Baselitz. Il grande collezionista greco Mavrommatis, che la settimana scorsa ha fatto numerosi acquisti alle aste di Arte Moderna, questa volta si presenta come venditore di due lotti. L’opera di Christopher Wool è aggiudicata a Larry Gagosian per 3.3 m, mentre un altro Basquiat viene venduto per 2.4 m al gallerista parigino Belchatowski che afferma: “Basquiat è difficile da trovare nel mercato, e in mani private i prezzi sono folli, quindi  questo è un ottimo investimento”.
Vista la sempre maggiore volatilità del mercato azionario, l’arte di qualità in questo mese ha dato la conferma di essere uno strumento di investimento prediletto dai collezionisti europei, mettendoli al riparo dalle fluttuazioni improvvise dei prodotti borsistici.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • asia

    tra duecento anni Bacon e Basquiat ci saranno gli altri boooooh

  • Cara Martina ho l’impressione che tu abbia copiato a man bassa i pezzi del grande collega Judd Tully. Sono desolato ma mi corre l’obbligo di evidenziare che quasta non sia una buona cosa per il giornalismo italiano. Meglio sbagliare ma imparare a pensare sempre con la propria testa. Scusate il disturbo. Buon lavoro a tutti.

    • martina gambillara

      caro Paolo,
      prendo atto della tua osservazione, ti informo però che io lavoro esclusivamente con i comunicati stampa che mi arrivano dalle case d’asta, come penso faccia sicuramente il grande Tully.

      • cara Martina devo ancora una volta dissentire dalla tua opinione. La mia sensazione del copia-Tully-incolla (per altro da noi avvisato) sembra supportata da alcune evidenze. La prima: viene citato il gallerista parigino Belchatowski col quale Judd (noi presenti) ha parlato di persona al termine della vendita. Mentre il comunicato stampa Sotheby’s mi sembra non lo citi (o sbaglio?). Seconda: il tuo pezzo riporta addirittura alcuni errori (di scrittura) commessi da Tully. Forse non sai che il piccolo grande Judd era presente in sala a Londra in tutte le Evening Sale. E che, per la cronaca, appena terminate le aste è corso -come fa sempre- a scrivere. Il suo pezzo è stato pubblicato on line molte ore prima dei relativi comunicati stampa. Questa è la sua forza. Non voglio polemizzare inutilmente. Tu scrivi a mio parere molto bene. Solo credo sia necessario esercitare l’onestà intellettuale e il diritto di critica per migliorarci. Nessun problema a utilizzare i comunicati o gli articoli di altri. Sarebbe però auspicabile nel primo caso interpretarli con la nostra testa e magari arricchirli di commenti e valutazioni personali. Nel secondo, a mio avviso, correrebbe (almeno) l’obbligo di citare la fonte. Alla lunga l’autorevolezza di un giornale non si fa fotocopiando. Grazie ancora. Buon lavoro

        • martina gambillara

          se il motivo del suo intervento è la frase di Belchatowski, beh si certo che mi devo rifare a giornalisti presenti in sala. ma io non trovo la ragione di tutto questo allarmismo. Nei miei articoli sulle aste ho sempre inserito riflessioni che mi sorgevano osservando i risultati, non vedo il motivo di paragonare l’articolo e l’intero giornale ad una fotocopiatrice. nemmeno nel vostro sito vengono citati come fonte i cs delle case d’asta, di cui fate copia incolla,non vedo perché dovremmo inventare questa nuova consuetudine.
          a me sembra che queste osservazioni servano solamente a punzecchiarsi tra concorrenti, evidenziandone gli errori piuttosto che stimolarsi a vicenda.
          Nonostante ciò, faccio tesoro delle sue osservazioni data la sua esperienza e ne terrò sicuramente conto nel mio futuro.
          Buon lavoro

  • Ma no Martina, ma quali concorrenti…si vede che non mi conosci… Mi occupo dal 1984 di economia dell’arte ma il nostro sito è nato solo nel 2007. Nulla rispetto alla grande esperienza di Mr. Tonellix. Ma ti pare che mi metto a polemizzare e punzecchiare per togliersi o conquistarsi lettori?? Guarda io credo che ogni lettore in più di Artribune sia un lettore in più per ArsLife e viceversa! Quello che voglio difendere a tutti i costi è la crescita della professionalità dell’informazione italiana sull’arte e il suo mercato. Altrimenti facciamo delle figure barbine (come accade per altro in moltissimi altri ambiti) con i colleghi esteri. Allora vedi è giusto e saggio inserire delle riflessioni personali, dei commenti, delle analisi (giuste o sbagliate che siano) delle opinioni (che come dice la parola stessa sono “opinabili”). Fai benissimo a farlo. Continua così. Così come è assolutamente plausibile pubblicare per intero i comunicati stampa. Come, è vero, spesso facciamo anche noi, come tutti quanti. Trovo invece ben poco chiaro e assai scorretto (nonchè poco qualificante per qualsiasi testata) firmare un pezzo che si distingua pochissimo da un comunicato o da un articolo di qualcun’altro. Tutto qui. Ma questa è solo la mia “opinione”. Buon lavoro ancora con sincerità e l’augurio di crescere tutti insieme.

  • Massimiliano Tonelli

    Se davvero Manazza avesse voluto tutelare la crescita dell’informazione italiana, come dice, avrebbe agito davvero diversamente. Può anche essere ammesso e non concesso che noi si sia sbagliato e sia siano inserite in un articolo delle considerazioni di un giornalista senza citarlo. Facciamo conto che sia così.

    Ma in un caso simile quale sarebbe stato il normale e civile (civile!) comportamento di un collega che vuole il bene della categoria? Scriverci una mail per avvertirci dell’errore invitandoci a correggerlo o far polemica nel commentario e addirittura avvertire con delazione conclamata la presunta vittima del nostro errore?

    Incivile è l’unico aggettivo che mi viene in mente non volendo scendere nel turpiloquio. Per carità, capita, ma restiamo qui ad attendere le scuse di Manazza.

  • Spiace constatare che Tonelli, anziché figurare d’esempio per i suoi collaboratori, presta il fianco a un modo troppo incontinente di esprimersi, sia nei toni che nei contenuti. Me ne dolgo innanzitutto con la collega Gambillara, con la quale ho avuto uno scambio acceso, ma sempre misurato, di opinioni. Evito per ora di considerare persino le conseguenze delle volgari accuse di inciviltà e di delazione. Respingo al mittente l’inconsistente minaccia di turpiloquio (che dalle mie parti non si fa da remoto ma sempre de visu). E vengo al punto. Gli unici veri padroni di un libero giornale sono i lettori. A loro soltanto, nel caso si compiano sbagli, dobbiamo le scuse. Tonelli che mi pare non sia un giornalista professionista, evidentemente non conosce le basi deontologiche della professione (con regole precise e sanzioni anche dure). Al primo posto vi è la trasparenza. Non la casta. Per questo tutte le volte che è accaduto di trovare nei nostri commenti (ArsLife) la segnalazione di un errore o di un comportamento superficiale non solo abbiamo pubblicato il post (da noi sono moderati e quindi escludibili) ma abbiamo prontamente chiesto scusa e soprattutto abbiamo ringraziato il lettore. Perché mai avrei dovuto segnalarti segretamente la mia opinione? Perché mai i nostri eventuali errori dovrebbero essere nascosti sotto il tappeto? Lo ripeto i veri padroni sono i lettori. A loro dobbiamo sempre il più grande e autentico rispetto. Perciò, caro Tonelli, se hai sbagliato le scuse devi darle tu a loro. Mica io a te. Te capì?

  • Massimiliano Tonelli

    Nessuna segretezza, semplice rapporto civile tra colleghi che si rispettano. E non per celare i nostri errori ai lettori che sono tanti, copiosi e rispetto ai quali chiediamo scusa ogni tre per due.

    Molto banalmente, se io avessi riscontraro un errore o una mancata citazione sull’ArsLife di Manazza non avrei di certo, come si è soliti fare nei peggiori asili infantili della nostra categoria, cercato di fare il possibile per sputtanare Manazza chiamando la vittima della mancata citazione e intervenendo, con fare sanzionatorio, nei commenti del sito di Manazza. Avrei semplicemente alzato il telefono, contattato Manazza e fattogli presente l’anomalia, suggerendogli di correggerla.

    Questo è civile. Il resto a mio modestissimo parere è inciviltà, o cattiva fede.

    Forse la stessa cattiva fede che ha animato Manazza nel pubblicare, tempo fa (ma me ne sono accorto solo in questi giorni e per caso), una intervista che non ho mai autorizzato e che mi è stata estorta, con fare provocatorio, da una giornalista che mi aveva dichiarato di rivolgermela addirittura per un’altra testata. L’altro ieri, per combinazione, mi ritrovo la medesima intervista -da me interrotta a metà perché inutilmente e stancamente provocatoria- pubblicata sul sito di Manazza. Condita da mostruosità nei mei confronti, mostruosità che arrivano al punto di somma ridicolaggine di addebitare a “gente come me” il motivo per cui i professionisti italiani non riescono ad affermarsi a livello internazionale.

    Davvero ritieni che questa sia deontologia, Paolo? Sono convinto di non averti mai fatto nulla per meritarmi un trattamento simile (tra l’altro, ripeto, più ridicolo che altro e dunque infamante per chi lo pone in essere, non per me che lo subisco), ma se qualcosa ho fatto di così grave, io sì, ti domando perdono a prescindere. Sempre nell’attesa, però, delle tue sincere scuse per il susseguirsi di atti incivili che hai ultimamente posto in essere contro di me.

    Poi, se ritieni di essere nel giusto, vai pure avanti così. Anzi, come minacci, fai pure causa, così un giudice o un magistrato ti spiegherà ciò che non sono riuscito a spiegarti io.

  • CVD

    Accidenti Tonelli quante bacchettate che stai ricevendo ultimamente! Evidentemente c’è più di una persona che ritiene che i tuoi – e di molti tuoi collaboratori – atteggiamenti verso l’interlocutore (lettori compresi) siano sempre spocchiosi e, come sostiene giustamente Manazza, “incontinenti”.
    Peraltro nell’ultimo tuo commento si raggiunge il più radicolo dei paradossi quando scrivi che ai vostri lettori chiedete scusa “ogni tra per due” : )) ma dai, Tonelli, su, credi davvero che siamo tutti scemi?!
    E ora evita di mandare qualche galoppino in borghese a tessere le lodi tue e della redazione tutta. I collaboratori mascherati da semplici e disinteressati lettori si riconoscono subito, sai… : )

    • Massimiliano Tonelli

      Le bacchettate sono ben gradite, anche le tue caro CVD: dimostrano l’attenzione dei nostri lettori. E poi quale rivista al mondo ha la goduria di avere sempre collegati sul proprio sito (aho, rispondi proprio al volo tu eh?) anche chi dimostra di disprezzarne lo staff come te? A mio modo di vedere è un grande privilegio guarda.
      Voglio dire tu pensi che qui siamo spocchiosi, incontinenti, che trattiamo male i lettori, che addirittura diamo loro degli “scemi”, che facciamo tramutare collaboratori prezzolati da lettori per difendere la testata. Insomma tu pensi che siamo il peggio della feccia di sto mondo e nonostante tutto hai una prontezza clamorosa nel rispondere ai commenti quando l’argomento ti sembra propizio per metterci il tuo simpatico carico da undici. Cioè se riusciamo a fidelizzare chi ha questa opinione di noi, figurarsi chi ha stima. Il successo di Artribune è ben spiegato, non credi?

      • CVD

        Ahahah : ) mah, rispondo al volo?, rispondo quando sono connesso; in altri orari non sono quasi mai connesso e non rispondo prontamente.
        Per quanto riguarda il disprezzo… bah… io non disprezzo nessuno, rilevo ciò che non va, tutto qui. Mi pare che tu sia una persona spocchiosa e poco rispettosa dell’opinione del lettore quando questa non è conforme alla tua. Allo stesso modo ritengo siano alcuni tuoi collaboratori, su tutti – come già detto – Giacomelli.
        Dopodiché, ribadisco (spero di non doverlo fare a oltranza, capirai questa volta?), che sui contenuti del vostro sito e della vostra rivista, ossia sugli aspetti strettamente legati all’attività giornalistica, mai mi sono espresso in modo negativo. Alla luce di ciò, dunque, non vedo dove possa risiedere lo stupore (tuo) nel rilevare la mia permanenza su questo sito.

        Dai che hai capito questa volta, vero? ; )

        • Massimiliano Tonelli

          Si, questa volta sei stato più chiaro e ho meglio compreso la tua posizione. Cercherò dunque di essere meno spocchioso e di arginare la veemenza del mio staff. Ma renditi conto, semplicemente leggendo gli “atti”, che alle volte la spocchia è colpa anche di chi la induce, non solo di chi la palesa. Buona permanenza su Artribune.

  • Massimiliano Tonelli

    “Cara Martina ho l’impressione che tu abbia copiato a man bassa i pezzi del grande collega Judd Tully. Sono desolato ma mi corre l’obbligo di evidenziare che quasta non sia una buona cosa per il giornalismo italiano. Meglio sbagliare ma imparare a pensare sempre con la propria testa. Scusate il disturbo. Buon lavoro a tutti.”

    Dopo aver scritto il commento qui sopra mi sono andato a rileggere, e ve lo rimetto qui sopra, quanto scritto da Manazza qui nel nostro commentario. E ancora una volta mi sono detto che parlare di “inciviltà” è davvero troppo poco. No, ma leggete, leggete…

    Manazza accusa una nostra redattrice di “copiare a man bassa”. Una accusa scomposta e volgarissima, anche se fosse -e non lo è- vera. La qual cosa, poi, secondo la visione di Manazza, sarebbe una cosa cattiva addirittura “per il giornalismo italiano”. Cioè il nostro povero piccolo sito sarebbe responsabile di infangare tutto un intero settore di un intero paese. Inoltre, a chiosa, la nostra giovane e bravissima Gambillara, che tanto dà fastidio a Manazza forse perché fa informazione sul mondo dell’economia dell’arte con una tempestività che il sito di Manazza può tranquillamente sognarsi (caro Paolo scusami tanto, ma per giustificare il tuo comportamento solo questo posso pensare, anche se so bene che non sei il tipo), secondo Paolo Manazza sarebbe una che non pensa con la sua testa. Una mammola, una plagiata, una clonatrice di contenuti altrui. Una che pubblica, ogni giorno, una media di due aggiornamenti sull’economia dell’arte in tutto il pianeta, per aver dimenticato (forse) di citare una fonte, diventa una lobotomizzata.

    Chiedere le scuse, rispetto a tutto ciò, è troppo?

  • Cristiana Curti

    Mi intrometto forse a sproposito e solo perché IO, invece, scrivo su Arslife e ne sono contenta (mentre proprio qui ho avuto di recente una gradita testimonianza della correttezza fra “colleghi” anche se non posso certo onorarmi di far parte della categoria). Ma non sono interessata a tessere le lodi di alcuno, godendo di una libertà (operativa) che credo sia concessa a pochi in questo settore (compresa quella della lunghezza eterna dei miei articoli che sono del tutto incompatibili con internet…) e che non credo derivi da piaggeria e complimentoni reciproci.

    Non esiste paragone fra le due “testate” on.line perché la loro “mission” è totalmente opposta. Una rileva alcune notizie e le commenta con approfondimenti e analisi redazionali (mostre e rassegne specifiche, ma, soprattutto, mercato dell’arte), l’altra è un commentario quotidiano, veloce e poco approfondito di qualsiasi accadimento sotto il cielo dell’arte della moda del design.
    La velocità (anche di metabolizzazione) di una notizia su Artribune è incomparabilmente più alta di quella che Arslife ricerca.
    Arslife non pretende di “occupare” tutti posti delle news come Artribune e ha una linea editoriale piuttosto distinguibile pur rimanendo – nei limiti delle umane possibilità – in giusti equilibri di opinioni. Anch’io non sempre condivido qualche analisi di Arslife (alcune, non tutte, di una firma in particolare), ma ciò non mi impedisce di considerare la testata come buona, anzi forse proprio per questo la considero buona.
    Artribune non è interessata alla precisione formale dei contributi prediligendo la velocità a scanso di qualche imperfezione nei rapporti. Ciò che Artribune ama suscitare è il commento della “piazza” nella quale anch’io con gusto ogni tanto mi ritrovo insieme ad altri.
    E’ per me evidente però che né il numero dei commenti né la loro qualità fa di questo o quel sito un vincitore sull’altro. Non vedo competizione, ma registro in Tonelli la propensione a considerare il numero dei commentatori come un indice di qualità o successo. Anche il Sun (o Cronaca Vera) ha tanti lettori, ma voglio sperare che sappiamo bene che cosa stiamo leggendo.

    Mentre Arslife non intende competere con il “campo d’azione” di Artribune, Atribune – in questo preciso momento – compete con il “campo d’azione” di Arslife. La notizia di mercato che è stata riportata qui è una news simile ad altre sulle ultime battute d’asta a Londra, redatta con un occhio (attento) verso ciò che già era scritto altrove.
    Per me non è un problema: è un costume usuale e corrente, a patto che si possa individuare la fonte. Manazza ha inteso sottolineare QUESTO aspetto su qualsiasi altro e l’ha potuto fare perché di certi argomenti egli se ne occupa personalmente seguendo le aste in sala o personalmente o attraverso inviati per poter scrivere di fatti accaduti, compresa l’aria che si respira – che in certi casi è davvero unica… -. Ad altri la mancanza segnalata da Manazza potrebbe sfuggire. Ma a me pareva che fra Paolo Manazza e l’articolista Martina Gambillara, fatta salva qualche umanissima rintuzzata, la questione fosse chiusa e anche piuttosto elegantemente da entrambe le parti. Segnalo l’ultima frase del direttore di Arslife alla giornalista: “Buon lavoro ancora con sincerità e l’augurio di crescere tutti insieme.” Ometto il precedente per tema di “santineggiare”…

    Affermare ora che Manazza ha redarguito la collaboratrice (dove sarebbero le minacce? e a chi? Mi sfugge, forse non ho letto bene) perché si sogna di avere la prontezza di segnalazione che ha Artribune in merito a questioni di mercato dell’arte è proprio dove non si doveva andare a parare.
    Non solo perché l’evidenza è lampante sul genere di approfondimeti di una testata rispetto l’altra in merito a quest’ambito, ma anche perché questo sì che è scorretto e dal Direttore di Arslife nemmeno lontanamente messo in campo.

    Anch’io penso che chi “copia-incolla” e non lo dice non è buon giornalista, anch’io penso che chi utilizza la pancia – e magari omette informazioni per non permettere al lettore di avere un’opinione fondata su più voci – per costruire una non-notizia non è buon giornalista, anch’io penso che chi non conosce ciò di cui scrive non è buon giornalista… ma da qui a farne una questione personale (questo giornale è meglio del tuo, io sono più bravo di te, ecc.) che arriva velocemente al “lei non sa chi sono io”, “non si azzardi, sa…” ce ne corre, eccome.

    Non sono la persona giusta per questo genere di cose, e potrei senz’altro essere accusata d’imparzialità benché io conosca Paolo poco, e quel poco mi è sufficiente per capire che è persona corretta al punto che rinuncia a difendersi SEMPRE dagli attacchi personali che pur ogni tanto riceve per non rischiare di entrare nel merito di opinioni che, pur estreme, potrebbero far pensare a un “conflitto d’interessi”. Non so, invece, quanto Tonelli conosca e frequenti Manazza, quindi non vorrei permettermi di giudicare un rapporto di cui non so nulla.

    Ma so che ne ho abbastanza – e ora parlo da LETTRICE – di giornalisti che sparano uno contro l’altro perché si accendono per ogni appunto come fosse una questione di vita e di morte, e per far questo impiegano assai poco a giungere al fatidico: tu ti sogni di essere come me.
    Ed è vero che le uniche scuse dovute, se mai, sono al lettore, ma Artribune, e spero che non si pensi di contraddirmi, non è propriamente in linea con questa regola aurea (padronissimo…).
    Manazza avrebbe potuto rilevare le incongruenze dell’articolo della Gambillara sotto un altro nome, per non avere le noie che ora – inevitabilmente – il suo intervento ha procurato. Del resto, se ho ben capito (e per me è davvero difficile capire queste cose) qui e altrove sul web è semplicissimo impossessarsi dell’identità altrui o cambiarla quando fa comodo. Ma ha preferito non farlo. Se invece di firmarsi correttamente si fosse identificato in Gino Meneghetti, che ne sarebbe stato del prosieguo tonelliano della vicenda?

    A “bocce ferme”, il Direttore Tonelli riparte e sembra capire che non aspettasse altro che quest’occasione per ricacciare in gola al collega un’intervista infelice riportata da una sua ex-collaboratrice su Arslife. E’ questo il punto? Se è questo, allora è Tonelli che doveva – al tempo – prendere la cornetta e chiarirsi (o insultare, dipende dal mood). Altrimenti, sarebbe meglio chiuderla qui, questa faccenda.

    • Los

      La simpatia di un direttore non è richiesta o sbaglio per dirigere un grande giornale?
      La Curti mi è parsa invece “tanto” simpatica quando dice che che Artribune ha sempre contenuti veloci e pressapochisti”, e quando dice cose anche peggiori.
      E il signor Paola Mannazza, che tra parentesi non avevo mai sentito nominare, e che ora ha invece un po’ di notorietà in più, si permette di tessere giudizi di ogni genere, per poi scoprire che sul suo sito si pubblicano interviste estorte e diffamatorie.
      Ma perché attaccate così? Lo so, Tonelli è riuscito in un’impresa pressapoco impossibile, e i suoi fedeli amici e collaboratori lo hanno seguito, e sono molto in gamba, e mi dispiace che questo vi disturbi oltre ogni limite.
      A volte si risponde con ironia? Solo gli stolti non riescono a riconoscere l’ironia, è propria delle persone intelligenti.
      Fatevene una ragione, Tonelli è così, e resterà così, è un capo, è un leader, e difende i suoi collaboratori e la sua testata oltre ogni ragionevole dubbio.

      • Cristiana Curti

        C’è qualcosa che non quadra: dove sarebbe la mia affermazione sui contenuti pressapochistici dei pezzi di At, cosa c’è di “antipatico” sulla velocità dell’informazione (che io trovo, guarda un po’, positiva e caratterizzante in questo contesto, esplicitato anche altrove?) quali sarebbero le “cose anche peggiori”? Solita storia: fazioni, guelfi, ghibellini, occasioni per rifarsi senza mezzi (e senza metis) contro chi ti sta sulle croste (sono antipatica a LOS? Acciderba, stanotte non dormo). Paolo Manazza ha bisogno di pubblicità, perché tu non lo hai mai sentito nominare? Tonelli disturba perché tutti sono invidiosi di lui? Ironia? Stolti?
        Ma stai scherzando o pensi che parliamo di Corona e Belen?
        Obiettività ZERO. Palla al centro, per favore.

  • Massimiliano Tonelli

    Curti forse non mi sono spiegato alla perfezione o forse non dai credito alle mie parole. Potessi cecarmi un occhio se non mi sono accorto di quella intervista di cui parlavo solo ieri e mai prima di ieri.
    Dunque come si fa a dire che non aspettavo altra occasione per togliermi un sassolino che in realtà non avevo? Se lo avessi avuto lo avrei rinfacciato a Manazza subito dopo il suo intervento, scomposto, su Artribune, senza aspettare una settimana. Come avrei potuto dunque alzare -al tempo- la cornetta? Mai e poi mai mi sarei sognato che uno smozzico di intervista non autorizzata e estorta via Facebook (ci sono le testimonianze di tutto il mio disappunto alla intervistatrice, che mi scrisse per provocare con domande fuori dalla grazia di dio che tutti possono andarsi a leggere su ArsLife visto che Manazza le ha ritenute pubblicabili a differenza del giornale per cui erano state confezionate), sarebbe stata pubblicata da un professionista come Paolo. E mai mi sarei sognato di trovarvi sopra commenti così diffamatori della mia professionalità, perdipiù gratuiti. Ti garantisco: ho scoperto il tutto solo nella giornata di ieri.

    Ho premesso che, per quel che conosco Manazza, so non esserlo invidioso e rancoroso verso alcuno. Ma in qualche modo debbo pur spiegarmi una infilata di comportamenti che, fino a prova del contrario e fino alle sue scuse che gli ho richiesto, non posso che considerare incivili e dunque, vista la professionalità e il ruolo di Manazza che persona incivile non è, inspiegabili.

  • Ciascuno di noi scrive e pensa liberamente, nel rispetto dei temi (oltre che dei lettori) trattati. Caro Tonelli, non ho nulla contro di te e se ti abbiamo offeso anche noi chiediamo scusa “a prescindere”. Non ho mai saputo che quell’intervista fosse “inventata” come dici tu. Le interviste estorte non esistono. Comunque sia se lo desideri e me lo chiedi ufficialmente la faccio togliere subito. Tanto per dimostrarti che non ho nessun pregiudizio nei tuoi confronti. Sono d’accordo perfettamente con le tesi sostenute di CVD. Sei antipatico Massimiliano, fattene una ragione. Sarai anche bravo, anzi lo sei, ma sei arrogante. Non sei capace di ascoltare e quindi di imparare. Nel giornalismo e nell’arte sono due doti (alla lunga) fondamentali. Te ne accorgerai. Nel merito della questione di cui sopra, a questo punto giudichino i lettori cosa e chi sia professionale o meno. Avvisare di soppiatto o esternare pubblicamente. Tanto per farsi un’idea di come viene gestito un giornale. Infine prendi nota: non ho bisogno di piantar grane per difendere il mio onore. Se vuoi continuare così accomodati pure. Nessun problema. Se invece desideri un amichevole e onesto rapporto di collaborazione meglio ancora.

  • LorenzoMarras

    Mi spiace dott. Tonelli ma in quanto lettore non sono d’accordo con la sua intepretazione al commento di Paolo Manazza. Mi spiace veramente , ma non trovo leggendo con la dovuta attenzione l’intervento del medesimo nessun atto di incivilta’ perche’ non ha messo in discussione la professionalita’ dell’autrice dell’articolo ma , gli ha fatto notare, che aveva (presumo in parte) copiato l’articolo del Judd, NON citando le Fonti.
    Aggiungo, che con il secondo intervento, Paolo Manazza è ancora piu’ preciso e circostanziato nei dettagli sulla “formazione” della notizia con la relativa diffusione del testo da parte di judd e i suoi toni non sono per niente inquisitori e moralistici ma richiamano l’autrice ad un maggior coinvolgimento personale nella intepretazione della stessa o, in difetto, appunto la dovuta citazione delle fonti.
    Dott. Tonelli io apprezzo Artribune e la apprezzero’ ancora di piu’ se sara’ in grado anche in occasioni come queste riconoscere che non sempre si è completamente dalla parte della ragione senza che si debba criminalizzare questo e quast’altro comportamento.
    distinti saluti.

    • helga marsala

      Gentile Lorenzo,

      ma sa quanti (veri) copia e incolla vedo io, sulla stampa web o cartacea? Ma sa quanti articoli trovo (a volte che riguardano anche me in prima persona, come recensioni di mie mostre, etc.) che sono sciatti, scritti male, imprecisi, superficiali o appunto, copiati? Ebbene, non mi è mai saltato per l’anticamera del cervello di dirlo o peggio di scriverlo pubblicamente, mortificando un collega davanti a tutti. E nel caso in cui i pezzi parlavano di me ho, civilmente, ringraziato per l’attenzione rivoltami. Anche se i suddetti pezzi facevano pena.
      Ma, ancor peggio, mai e poi mai mi verrebbe in mente di chiamare, chessò, un curatore amico al telefono e dirgli “uè, guarda che quello ti ha fatto una recensione che secondo me è copiata”. Trovo dunque che questa cosa fosse del tutto evitabile. Si parla qui di bon ton, di buone norme che regolano i rapporti tra colleghi. Altrimenti, il gesto di Manazza, certamente mosso da un fine onesto, finisce con l’apparire come una inutile ostentazione delle proprie competenze. Cosa che, conoscendo un po’ Manazza, sono certa che non sia.
      La Gambilara, da parte sua, ha risposto con grande educazione, dimostrando stile. Immagino però come possa sentirsi ora, essendo stata rimproverata come una scolaretta di copiare a volontà e di non saper elaborare un pensiero critico. Credetemi, tutto questo non è piacevole, a maggior ragione non essendoci alcun clamoroso, gravissimo errore: mi pare proprio triste essere messi alla gogna per una presunta eccessiva aderenza a un comunicato. E non credo che il salvataggio del giornalismo italiano passi per queste vie o c’entri con articoli come quello della brava Martina.

      • :-o

        Concordo con Helga e, soprattutto, col suo decoltè

        • helga marsala

          mò che c’entra il mio decolletè?! più che come un complimento la devo prendere come una presa per i fondelli? se concordi argomenta, mi fa piacere.

          • :-o

            Una presa per i fornelli, magari! Del resto un uomo va preso per la gola, no?
            Dunque, quando mi inviti a cena, ma chere?

          • :-o

            (ma hai capito chi sono? ; )

          • helga marsala

            no, non l’ho capito e poco mi interessa in verità. chiusa la questione, direi. e andrei oltre questa scivolata gratuita, decisamente off topic.

          • :-(

            Ma come nemmeno tu?! Non lo capisci tu, non lo capisce – a quanto pare – Cristiana C. Urti, non lo capisce nessuno!
            Santi Numi com’è faticosa questa precarietà identitaria cui sembro essere destinato!

            Posso essere Lorenzo Marras, almeno? (inizialmente avevo pensato di essere Tonelli, ma tenuto conto del fatto che, attualmente, il suo grado di popolarità pare proprio essere ai minimi storici, ho preferito optare per qualcun altro…).
            Marras, ritirati pure in sabbatica meditazione a Forte dei Marmi, per un po’ di tempo alla tua identità ci penso io…

            Un saluto.

            PS: voglio ubriacarmi di Marsala!

      • LorenzoMarras

        Signorina Marsala io non conosco il Manazza. Ad essere sinceri la prima volta che ho letto non mi ero reso conto che era un Giornalista perche’ avevo l’attenzione rivolta su quel : “””” ho l’impressione che quel pezzo tu l’abbia copia dal GRANDE judd tully… ecc ecc ecc ecc … “”””.
        Poi in un crescendo scambio dialettico , dove una cosa tira l’altra (ad infiammare il Manazza credo sia stata la locuzione della Sig.na Gambillara : “””pero’ ti informo che io lavoro esclusivamente con i comunicati stampa dalla casa d’aste ecc ecc ecc “””” in cui appunto si è dipanato il resto della faccenda ,con l’epilogo che tutti sappiamo.
        Guardi Helga, da questa vicenda la sua collega avra’ solo il modo di fare tesoro della discussa vicenda e con questo Le dico che sicuramente cio’ non avra’ effetti sulla serieta’ del suo ruolo; tra l’altro pochi giorni fa, ho avuto personalmente l’occasione di leggere un articolo riguardante la liquidazione Finarte scritto molto bene e che ho tranquillamente commentato . Errori si fanno in tutte le professioni e per giunta di gran lunga piu’ gravi per cui NIENTE croci addosso a nessuno.

        P.S. : AL PERSONAGGIO :-( – volentieri e di gran cuore ti offro l’involucro identitario Lorenzo Marras dal momento che ultimamente sono alle prese con pratiche di divorzio con la mia ex moglie che mi sta facendo un culo grande come una casa ai miei beni. Lorenzo Marras è tuo. contento ?

  • martina gambillara

    faccio un breve intervento visto che l’oggetto iniziale della discussione è il mio pezzo. vorrei dire che non si può valutare l’intero lavoro di una persona su due righe di un articolo, mi sembra un po’ miope e penso stia passando un messaggio sbagliato.
    se sono qua a parlare di mercato ci sarà un motivo, ma soprattutto c’è la mia passione per questo settore. ci sono articoli in cui sono più riflessiva e faccio ragionamenti che provengono esclusivamente dalla mia testa senza farmi influenzare da altri se non dai dati oggettivi d’asta, e ci sono articoli più veloci e tempestivi che fanno un riassunto dei dati salienti di un’asta.
    infine parlo da LETTRICE, spero che i prossimi interventi riguardino solamente la notizia pubblicata.

  • Massimiliano Tonelli

    Lorenzo evidentemente ti devo una spiegazione ulteriore visto che quanto ho detto sino ad ora non è sufficiente. Io non sto negando il nostro errore, se lo abbiamo fatto (come, credimi, ne facciamo tanti visto che come ci ha ben spiegato la signora Curti siamo una armata brancaleone, una sorta di turisti mordi e fuggi dell’editoria…) e non sto dicendo che questo errore non andava corretto e che non richiedeva scuse. Non ho alcun problema a scusarmi e a cospargermi il capo di genere. Tra l’altro una eventuale news in cui un giornale fa pubblica ammenda di un qualsivoglia errore fa il doppio dei click di qualsiasi altra news, dunque ben venga ogni tanto qualche ammissione di colpa. Non mi crea alcun imbarazzo.

    E’ imbarrazzante, e anzi è incivile, vedere che di fronte ad un collega che sbaglia, un giornalista si prenda la briga non solo di farlo notare ai quattro venti via commento (quando sarebbe stato sufficiente, tra colleghi, segnalare l’errore via mail invitando alla correzione), ma di avvertire la pretesa vittima dell’errore stesso. La trovo una cosa raccapricciante, che non mi verrebbe mai in mente di fare. Ammenoché io non sia in cattiva fede o ammenoché, e a quel punto me ne scuserei, io non mi sia fatto pigliare la mano.

    Mi sono spiegato ora? Non sto dicendo che noi non possiamo sbagliare, sto dicendo soltanto che se non basta un piccolo errore per essere trattati come vermi. Sto dicendo che Martina Gambillara, che è una studentessa dal talento più che evidente e che ha scritto in tre mesi di vita di Artribune 100 articoli, non può essere additata come una senza cervello, che copia “a man bassa” dai colleghi e che firma ciò che in realtà è un comunicato stampa. Questo è inaccettabile e ingiusto e io preferisco essere antipatico, piuttosto che essere incivile e accettare ingiustizie prive di qualsivoglia senso di questo tipo.

    La storia della mia intervista -chiedo a Manazza di lasciarla sul suo sito, se ce l’ha pubblicata significa che non la riteneva pura immondizia intellettuale, quale è: anzi andatela tutti a leggere- è una storia accessoria, di cui ho preso visione solo ieri e che mi ha fatto fare due più due e mi ha fatto affermare “ue, ma cosa gli ho fatto a sto Manazza?”.

    • LorenzoMarras

      dott. Tonelli sa bene che quando ognuno di noi legge l’unico orientamento di cui dispone sono le parole scritte. Ora, nelle parole di Manazza , e lo dico a titolo personale (posso sbagliare) non intravedo niente che mi faccia pensare ad un atto di “INCIVILTA'”. Nelle PAROLE.
      Poi nel merito delle stesse , nella loro chiamiamola cornice ( gli intenti per chi non è ferrato nelle metafore) il discorso è un altro ed allora sul loro peso occorre avere PAZIENZA perche’ il tempo è sempre galantuomo.
      dott., glielo scrivo da lettore non sono assolutamente suo concorrente o per dirla breve addetto ai lavori i cui discorsi possano adombrare un che’ di partito preso.
      Lei poi non mi deve assolutamente niente , la direzione di questa Rivista compete esclusivamente a lei, ci mancherebbe che mi permettessi pretendere a lei una dichiarazione di discolpa. Ho solo scritto di prendere atto , tra Voi, che non sempre la ragione sta completamente da una parte.

      Tutto qui, da parte mia continuero’ a leggere con piacere solo ARTRIBUNE a nulla rilevando le osservazioni del Manazza, perche’ , parliamoci chiaro dott. Tonelli i suoi lettori NON sono dei fessi, sanno esattamente quali piccole esigenze si nascondono dietro alle parole piu’ delicate e diplomatiche.

      Con rinnovata Stima
      Marras

  • Cristiana Curti

    Ha proprio ragione, Signor Tonelli. E visto che anch’io dal “tu” sono passata a “Signora Curti”, farò qualcosa di davvero sconveniente (per me) e riporterò qui la chiosa di “sto” Manazza al pezzo da Lei considerato “immondizia” (e che a me non interessò particolarmente essendo questione che riguardava due persone che non conoscevo, come ebbi modo di dire nel mio, scandalosissimo, unico commento in calce su Arslife):

    “Abbiamo dato voce al lavoro svolto da Maya per due motivi. Primo per rispetto al tempo da lei dedicato a quest’intervista senza finale. Secondo perché crediamo nella necessità di aprire un vero dibattito sui temi affrontati. Nessun intento polemico ed anzi gli auguri e un abbraccio a Tonelli e ai colleghi di Artribune. Ci uniamo però al disappunto di Maya sulle modalità che Massimiliano ha di relazionarsi. Forse un pochino di maggiore considerazione verso gli altri male non gli farebbe.”

    Naturalmente il dibattito, che evidentemente non interessava quanto il commentare la postura della terzultima fidanzata di Sgarbi durante l’inaugurazione del padiglione italia alla coop di trebaseleghe, non si aprì mai veramente.
    Questo è il massimo del veleno che si può cogliere da quella nota che Lei ha invitato con disprezzo a verificare di modo che ci si renda ben conto che razza di latrina è Arslife.

    I temi affrontati non erano “il caratteraccio di Tonelli”, beninteso.

    E mentre qui si apostrofa piuttosto pesantemente una Sua collaboratrice, Lei ben si guarda dal bacchettare ciò che evidentemente accetta come giusta esternazione del “maschio italiano”. Benché Helga sia del tutto in grado di cavarsela da sola, noto una certa disparità di trattamento fra la Marsala e la Gambillara e non per questioni relative alla loro professionalità, ma per questioni relative alla Sua personalità.
    Ma forse mi sbaglio anche qui e se mi sono sbagliata, mi scuso subito e con estrema, proschinetica, umiltà.

    In quanto all’armata brancaleone, non ho mai, neppure per un momento, pensato ad Artribune in questi termini. Ma noto che Lei ama molto, con falsa capitis de minutio, presentare la Sua testata in tal modo. MI chiedo davvero perché, dato che ha attestati di stima da ogni dove e non poteva dubitare di ottenere successo a causa del Suo lungo e proficuo lavoro nel campo dell’editoria sul web. Continuo a non comprendere quest’irrisolvibile conflitto che mostra nel travisare ogni giudizio altrui come un affronto (peraltro distorto) personale.
    Non si riesce a farle capire che non esiste una parola che apostrofi la Gambillara come senza cervello, non si riesce a farle intendere che nessuno ha definito Lei e i Suoi collaboratori “vermi” o trattati come tali.
    Se non lo intende, c’è solo una risposta: o ci è o ci fa.

    • Massimiliano Tonelli

      La Curti ciurla nel manico con una abilità sconvolgente. Quello che è stato scritto, è qui sopra, disponibile alla disamina di chiunque, dunque non dobbiamo essere noi a interpretarlo salvo risultare ulteriormente ridicoli.

      Quanto al “lavoro” (lavoro???) della Maya Pacifico, la Curti ci vuole far credere che su un organo di stampa si può pubblicare qualsiasi porcheria e qualsiasi nefandezza e qualsiasi diffamazione e qualsiasi dileggio e qualsiasi denigrazione, basta condirla con una bella postilla distensiva (pur diffamatoria anch’essa). E’ del tutto evidente quanto questo sia incredibilmente fuori dalla grazia di dio.

      Anche in questo caso viene da chiedersi, e io da ieri me lo chiedo ovvero da quando ho scoperto la pubblicazione di questo riprovevole materiale: perché Manazza quando ha ricvuto quella immondizia non mi ha chiamato (lo ha fatto per molto meno e lo ha fatto per chiedermi informazioni, tempo addietro, su altre parti della stessa inchiesta su di me); perché ha ritenuto di credere ad una unica campana senza sentire la mia versione, versione che avrei potuto avvalorare riportando gli scambi di messaggi (ho tutto conservato) tra me e la Pacifico che avrebbero saziato la curiosità di Manazza e gli avrebbero fatto scoprire che esistono anche interviste estorte ed esistono anche vere e proprie aggressioni mascherate da interviste?

      Perché non lo ha fatto? Ma ancora di più: per quale assurdo motivo -salvo l’autocompiacimento nell’ascoltarsi- la Cristiana Curti continua a difendere l’indifendibile? E’ del tutto evidente che, in cuor suo, la Curti considera una follia bella e buona aver pubblicato quel letame sul pur serio e professionale sito di Manazza, eppure tiene il punto indomita. Perché? Why? Pourquoi? Sulla questione aleggia il più fitto mistero. Il tutto sarà chiarito nella prossima inchiesta di ArsLife?

      • Cristiana Curti

        Complimenti, altro cambio di registro. Adesso sono “La” Curti.
        Non mi interessò quel pezzo, quindi non ho interesse a difenderlo in modo particolare. Non mi interessavano le Sue vicende in relazione a Maya Pacifico; non sono interessata alla Sua persona, ma, se mai, a frequentare Artribune per il servizio – che ho sempre ritenuto utilissimo – di informazione “a tappeto” su tutto ciò che concerne arte e d’intorni. A Lei dovrebbe bastare, o ha la necessità di sentire anche una claque in loop? Ho SEMPRE asserito che, sotto la Sua direzione, anche Exibart aveva lo stesso taglio ed era una buona novità (almeno per me) nel campo della divulgazione dell’arte e dei fenomeni “collaterali ad essa”. Mi diverto volentieri, quando posso, a dare un piccolo contributo anche qui, pur poco importante che sia. Ho trovato qualche persona interessante, a qualcuno piaccio ad altri no. Esattamente come accade a tutti coloro che qui intervengono. Tutto nella norma.
        Non ho la minima intenzione di considerare “follia” la pubblicazione su Arslife di un articolo di una giornalista (Sua ex-giornalista) accolto dal Direttore Paolo Manazza, perché non faccio parte della Redazione e non ho alcun diritto di pontificare su ciò che gradisco o ciò che gradisco di meno. E anche se pensassi di avere un qualsivoglia potere in merito, non lo eserciterei mai, perché quella testata non è mia. Io sono solo ospite. Vorrei poter fare di più, ma non riesco ultimamente, perché scrivere è difficile. E me ne dispiaccio.
        Non mi riguarda affatto il rapporto che Lei ha (o non ha) con Paolo Manazza o su cosa vertano i vostri rendez-vous telefonici: non me ne deve dare alcuna spiegazione.
        Ciò che Lei definisce porcheria (solo perché La concerne – e che a me non ha interessato, tantomeno per qualificarLa moralmente se ne capaciti) è – secondo me – comunque ben sotto la linea che qui, ogni tanto, si varca e ce ne si vanta.
        Ma il mio giudizio non importa, perché in definitiva, ciò che importa è il modo che Lei ha di trattare i Suoi lettori, sia con l’insulto reiterato e il disprezzo più profondo, sia con la giustificazione di “errori” che tali non possono essere (e mi pento ora di dire certe cose, perché, al contrario di Lei con me, ho comunque rispetto per Martina Gambillara che non posso definire collega perché non sono giornalista).

        Le inchieste di Arslife si occupano d’altro che di compiacerLa (o di offenderLa), altrimenti mai sarei arrivata a quel sito. Nessuno si prenderà la briga di procedere in questa solenne sciocchezza che La qualifica per quel che è. Persona irascibile e fuori misura. E non cerchi ora di ripiegare, dopo aver detto di tutto e di più su una testata “concorrente”, tentando di far apparire me come pasionaria de noantri, perché io devo nulla a nessuno e nessuno deve alcuna cosa a me.

        Lei è libero di esercitare il Suo disprezzo nei confronti di chi Le pare, ma non può ritenere – in tutta onestà – che un giorno questo comportamento Le si ritorcerà contro.

        Ed emulando il Direttore Manazza (che ora mi piace più di prima), Le auguro un proficuo avvenire, un sereno lavoro che ci aiuti a crescere tutti insieme e soprattutto, buona notte.

        • CRI sei tutti noi!

          Ha ragione Cristiana, era un “la” maschilista!

          • ipazia

            Ma se tonelli è irascibile fuori musura, cosa che non penso risulti a chi lo conosce e lo frequenta assiduamente, lei Cristiana, che cos’è? Ossessiva compulsiva? Stizzosa e puntigliosa? Insopportabile ed egocentrica? No ma ci dica.. anzi faccia una cosa .. si suoni un bel pezzo, che ieri sera mentre rimembrava i suoi 40 anni di fuoco sembrava quasi normale e simpatica…

        • helga marsala

          Cara Cristiana,
          devo dirle che stavolta mi ha delusa. Non capisco come faccia a difendere l’indifendibile, e mi riferisco a quella sgangherata intervista della Pacifico, sfilacciata, confusa, stramba e infarcita di commenti personali, inutilmente velenosetti. Una roba dilettantesca, per forma e per contenuto, che mai vedremmo sul Corriere o su l’Espresso.
          E poi lei difende anche il gesto di Manazza, che con questa uscita non ha certo guadagnato punti in quanto a stile. Io penso che se un’intervista come quella l’avesse pubblicata Tonelli, o se avesse scritto un commento di quel genere sotto l’articolo di un collega, su un’altra testata, sarebbe stato crocifisso.
          Al di là delle antipatie personali, occorrerebbe rimanere lucidi. E qui vedo solo molto rumore per nulla.
          Concludo dicendo che se Tonelli evesse disprezzo per i suoi lettori, come dice lei, non starebbe qui a dialogar con loro, non darebbe loro tutto questo spazio e non costruirebbe il suo giornale nel tentativo, costante, di renderlo interessante, completo, puntuale, diversificato, chiaro, diretto. E tutto questo per chi, se non per i lettori?
          Posso assicurarle che il ritornello in redazione è sempre stato: qui si lavora per il lettore. Mai scrivere per se stessi, mai sbordare, mai fare una cosa perchè ci piace e basta. Un insegnamento fondamentale, che riguarda il gironalismo, ma anche l’arte, come tutte le forme di comunicazione. Occorre saper dare un imprinting personale forte, ma nella consapevolezza di rivolgersi all’esterno, di parlare con la gente.
          Non esiste buon artista, buon scrittore o buon giornalista che abbia disprezzo per il proprio pubblico.
          Guardi oltre Cristiana. E si renda conto che la professionalità e la cura di un prodotto sono il primo attestato di stima nei confronti di un lettore. A cui per altro, in questo caso, viene dato ampio spazio ed ampio ascolto.
          Spero abbia compreso.
          Saluti

  • Nessuno

    C’è una bella differenza tra un errore e quello che ha fatto Art Tribune. Un errore capita perchè un pezzo è pieno di frasi dalla sintassi sbagliata, oppure perchè si sbaglia a dare il prezzo di un’opera, oppure perchè ci si confonde con una data o, anche, perchè l’articolo è tutto basato su una notizia fasulla: la nostra fonte era sbagliata e, se in buona fede, ecco che commettiamo un “errore”. In questo caso, di errore appunto, è opportuno e corretto avvertire l’amico, l’avversario o il concorrente in sede privata. L’errore viene così corretto (la frase riscritta, il prezzo ricalcolato, la data cambiata, l’articolo rivalutato) e a trarne guadagno è l’informazione giornalistica. In altre parole l’errore è casuale e involontario; l’errore si cerca di evitarlo perchè danneggia, non beneficia, la propria parte.

    Il comportamento della Gambillara è del tutto diverso. Il suo non è stato un errore. Nel suo modo d’agire vi è presunzione di volontà. Anzi, vi è volontà: per trovare la citazione che Judd Tully ha raccolto durante l’asta ha dovuto sedersi alla scrivania, accendere il computer, digitare il nome del sito nella barra degli indirizzi del proprio browser, aprire il link all’articolo e leggerlo per intero. Credo che un questo non vi sia alcun elemento di casualità o di involontarietà. Il gesto è stato deciso e, sebbene sciocco e superficiale, voluto. A differenza di quello che sarebbe successo commettendo un errore, il comportamento della Gambillara ha cercato di portare vantaggio alla propria squadra: sapeva infatti che seguire la struttura, prendere spunto fin quasi ad arrivare a una copia dell’articolo di Judd Tully (errori compresi) avrebbe portato lustro e guadagno alla propria testata. In parole povere il suo articolo che, non essendo lei in sala, poteva basarsi solo sui comunicati stampa ufficiali, sarebbe stato più bello prendendo a prestito (rubando) il lavoro già fatto da qualcun altro.

    Al liceo si impara che un compito copiato è irrispettoso, ma che copiare un compito sbagli compresi è mortificante. Nel pezzo di Judd Tully c’è un errore di battitura che la Gambillara ha ripreso in modo identico.

    Questo tipo di comportamento – che non concerne l’errore – credo sia giusto denunciare pubblicamente. 

    • ipazia

      Va bene, lo hai denunciato. Contento?
      Spero che ora tu possa riposare bene.
      Alla fine dei conti l’unica cosa evidente è che avete tempo da perdere.
      Gambillara sarà lapidata non appena la Curti si renderà disponibile a scagliare la prima pietra.

      • Cristiana Curti

        Impossibile. Le pietre le scaglio per questioni che possono mettermi nei guai, non per far dispetto ad altri.

        • ipazia

          Le scaglieresti se sopra potessi scriverci il tuo nome e poi aver la certezza che qualche sito lo riporti.

          • Cristiana Curti

            Fatto, più di quanto tu non creda. Ma non tiro pietre “firmate” per vendetta personale, quanto per cercare, se mai ci si riesce, di cambiare qualcosa. E qualche sito, hai proprio ragione, lo riporta. Non è un vanto personale, è sempre una cosa triste doverlo fare, perché è una sconfitta di tutti, anche mia. Fai onore al tuo nome e rifletti almeno tu.

          • ipazia

            Allora Cristiana, lei non ha neppure idea di quanto io ami riflettere..amo pensare e poco parlare quindi sarò breve e non tornerò sull’argomento.
            Se un cambiamento a questo punto dovrebbe esserci, e dico questo con grande rammarico, è il seguente..
            Tonelli dovrebbe cambiare atteggiamento solo limitandosi a non considerarvi, perché il suo errore è quello di dare fin troppa importanza a persone che hanno dimostrato troppe volte di non saper capire.
            Io al suo posto avrei già lasciato perder da tempo. Ma lui ha troppo rispetto di chi spende tempo prezioso sul suo sito e risponde sempre, a volte con veemenza, ma si rende disponibile subito, con puntualità con chiarezza e sincerità.
            Non siete in grado di apprezzare questo e vi trincerate in posizioni assurde e insostenibili. non fate mai lo sforzo di guardare con un po’ più di tolleranza e sana comprensione, sebbene poi la pretendiate come dovuta..
            Ma non lo è. Sono pochi che hanno il coraggio di mettersi così in gioco. Di essere presenti, di esporsi in tempo reale.
            Ci sono direttori trincerati dietro insormontabili poltrone e stuoli di uffici stampa, che mai si degnerebbero neppure di leggere il suo epitaffio, Cristiana.
            Ma si calmi e cerchi di ragionare e di allargare le sue vedute.

  • Redazione

    Chiediamo a tutti di interrompere la serie di commenti. Non ci costringete a disattivare la possibilità di commentare per questa notizia. Grazie.

  • Cristiana Curti

    Sono calma, gentile Ipazia, e procedo perché Lei ha ragione. Il Direttore Tonelli ha di buono che si mette in gioco personalmente, esagerando nei toni per me e trascendendo non poco, ma si mette in gioco, tant’é che poi raccoglie insulti (non da me). Se solo questo cambiasse la sua onestà e la sua chiarezza sarebbero più evidenti e davvero cosa notevole. E quante inutili discussioni evitate. Io però non conosco direttori di giornali e non aspiro a che nessuno di loro si periti di leggere il mio epitaffio (che brutta cosa!). Tromboni sono ovunque. Non solo nel giornalismo. Se non pensassi così e fossi solo una insopportabile egocentrica avrei già mollato il colpo qui da mo’. Ma anche Lei non mi conosce, quindi Le chiedo di non qualificarmi se non pensa davvero di essere sicura di ciò che dice perché io a Lei non ho niente da chiedere e il riferimento al nome che si scelse (è un nome de plume? sarebbe un peccato) era solo un omaggio alla figura che lo portò.

  • …probabilmente fuori tempo massimo (ma prima mi era impossibile farlo) Non credo che Tonelli disprezzi i suoi lettori (sarebbe davvero buffo!) penso che abbia una “autostima” fortissima (ma se non fosse cosí non sarebbe mai riuscito a fare ciô che ha fatto) ed un’atteggiamento “iperprotettivo” nei confronti dei suoi collaboratori (e questa è certamente una cosa che giova al “gruppo”) purtroppo nei suoi commenti è spesso sprezzante, spocchioso, spesso al limite dell’offensivo, limite che a volte pure travalica (e gli è sempre stato fatto puntualmente notare). Sarebbe bello che non fosse cosí … ma tant’è … Ha “messo in piedi” qualche cosa di eccezionale : Artribune, teniamoci Artribune e subiamoci il Tonelli com’è, per il resto se e quando rileveremo “copiature” o “errori” negli articoli (che ció capiti a Manazza di ArsLife o a SerenoVariabile che è un nessuno) continueremo a scriverlo nei commenti, pubblicamente, perché è giusto cosí: fa “crescere” il giornalista, insegnandogli ad essere piú “accorto” e fa crescere i lettori informandoli e dando loro modo di approfondire e formarsi una migliore opinione e, alla fin fine, fa crescere Artribune a cui teniamo tutti, perchè se è questa bella realtà e se diventerà sempre mgiiore e piú importante, dobbiamo si dir grazie a Tonelli ma dobbiamo anche, un poco, dir grazie a tutti noi.

  • CVD

    Concordo, in parte, con SerenoVariabile. Artribune è un buon prodotto, sicuramente migliorabile (soprattutto, a mio parere, evitando di assecondare una certa deriva gossipara che sembra prendano molti articoli).
    Il problema principale, tuttavia, è che la proverbiale spocchia – che anche tu rilevi (ormai non si contano coloro che ne hanno parlato, ultimamente) – di Tonelli, pare acquisire quasi lo statuto di “linea editoriale” alla quale, pertanto, molti collaboratori si conformano (in un circolo vizioso).
    Io credo che quel “giovare al gruppo” di cui parli sia piuttosto rischioso; perché quello che vedo è una “famiglia” in cui le dinamiche principali sono quelle di protezione a prescindere (del padre-Tonelli) in cambio di un asservimento e identificazione verso il protettore (dei figli-collaboratori): tanti piccoli tonelli legittimati dal grande Tonelli ad ostentare la stessa spocchia di quest’ultimo.

    Non credo che queste siano dinamiche sane e vantaggiose per nessuno, né per la redazione né per noi lettori.

    • Caro CVD, per onestà debbo dire che non mi è sembrato di riscontrare nei collaboratori di Tonelli sa sua medesima “spocchia” ricordo qualche “ri-commento” dell’autore un po’ risentito ma per la maggior parte (vedi per tutti i commenti di Helga Marsala) mi pare che in genere siano molto aperti alle critiche e né presuntuosi né spocchiosi. Dicevo che “l’iper protezionismo” di Tonelli puó far bene al gruppo solo nel senso che, certamente, da’ loro la sensazione di “essere coperti” ( non nelle marachelle, s’intende!! Ma nelle polemiche si) poi ciascuno “reagisce” con il suo carattere e la sua personalità (alla fin fine son giovani ma mica bimbetti!!) e per fortuna il carattere e la personalità media non è né spocchiosa né presuntuosa. Concordo con te nel fatto che Artribune possa migliorare (e chi non potrebbe migliorare!) e, sopratutto nell’invito a comprimere il piú possibile la “deriva gossipara” come la chiami tu.

      • CVD

        Io continuo a ritenere, invece, che “l’iperprotezionismo” faccia sempe e comunque male. Un direttore (così come un genitore, riprendendo la metafora) dovrebbe essere protettivo (mai iper-) unicamente quando i propri collaboratori vengono “attaccati” ingiustamente. Dovrebbe, altresì, essere capace di redarguarli (anche pubblicamente) qualora essi non mostrassero l’onestà intellettuale e la maturità professionale di ammettere spontaneamente i propri errori.
        La realtà, invece, è che quando qualcuno sbaglia e ciò viene fatto notare, o non si risponde o – se lo si fa – si assumono toni piccati (e comunque raramente si ammette l’errore) come se la questione fosse da personale resa dei conti tra giornalista e quel-particolare-lettore. Viceversa, io ritengo che il giornalista sia responsabile di ciò che scrive nei confronti del lettore generico, non solo del singolo che fa notare l’errore – anche, eventualmente e poco elegantemente, in modo inappropriato nei toni – e che, in virtù di questa responsabilità generale, egli sia tenuto ad ammettere serenamente i propri sbagli anziché tirare per le lunghe la questione personalizzando la querelle.
        Tutto qua : )

  • ipazia

    Ma per favore!!
    Lei è fortemente miope e secondo me decisamente in malafede..
    La sottoscritta vive a Torino, Tonelli a Roma, avrò parlato con Tonelli de visu 3 volte per una totalità di circa 15 minuti.
    Ma la smetta di rendersi ridicolo, guardi questa è la prima volta che avrei voglia di palesare la mia identità..non ci sono interessi, non ci sono padri che dicono come e quando agire: è semplicemente un condividere ideali, sogni e interessi…

  • CVD

    Gent.le Ipazia, come – se si vuole – si può facilmente notare, nel mio commento precedente non c’è alcun riferimento a Lei – di cui non so nulla (dunque nemmeno se sia collaboratrice di Artribune). Né, tantomento, si parla della totalità dei collaboratori, bensì di “molti collaboratori”.
    Pertanto, che Lei sia o non sia collaboratrice di Artribune, può serenamente non sentirsi chiamata in causa. Se, tuttavia, dovesse continuare a ritenere opportuno farlo (sentirsi chiamata in causa), posso assicurarLe che la responsabilità sarebbe unicamente sua.

    Un saluto

  • ipazia

    Può essere che lei abbia ragione, io mi sono sentita tirata in causa perché ho partecipato al dibattito, e perché collaboro ad Artribune (molto poco purtroppo ultimamente), sarei curiosa invece di sapere come mai lei si sente continuamente in dovere di puntualizzare sempre le stesse cose, sminuendo il valore del direttore T.,
    mi sorge il dubbio, ma non sarà sicuramente fondato che lei sia qualcuno che ha interesse a farlo, come mai quindi le chiedo?

  • CVD

    Gent.le Ipazia, non trovo che i miei interventi siano tra loro identici. Mi risulta, invece, di interloquire rinnovando costantemente l’apporto critico; anche qualora la questione di riferimento non muti.
    Per quanto riguarda l’interesse, beh, ognuno di noi ha interesse a fare ciò che fa, diversamente saremmo spinti dalla casualità del fato, non trova? Ovviamente esiste interesse e interesse; nel mio caso esso è identificabile unicamente con la speranza che uno dei pochi (e forse il migliore) sito d’informazione legato al mondo dell’arte, nel quale oltre leggere è possibili intervenire, migliori la propria qualità laddove essa latita.
    Spero che tale interesse non sia da Lei ritenuto “vergognoso”.

    Un saluto

  • ipazia

    Allora condividiamo un interesse. Grazie.
    Un saluto

  • carlo rivera

    … dopo questo dibattito sulla deontologia professionale, incuriosito, sono andato a leggere l’intervista di Maya Pacifico a Tonelli. Che è effettivamente una porcheria. Sono consapevole che ormai basta NON aggredire Tonelli (che avrà anche un brutto carattere e tante volte è sopra le righe, lo è stato anche in questo caso) per essere accusati di partigianeria, ma quell'”intervista” non è certo un modello per nessuno. La signora Pacifico (spero vorrete perdonarmi se non ho il coraggio di chiamarla “giornalista”) infarcisce la sua intervista con giudizi sommari, trasuda livore ad ogni battuta. Mitraglia contro Tonelli e i suoi collaboratori, accusati di “omertà”, manco fossero gente da 41 bis. Non rendendosi probabilmente conto di ciò che scrive, la suddetta reitera il proprio disprezzo dei confronti dei collaboratori di Exibart, accusandoli di essere un branco di pivellini opportunisti, dimenticandosi di essere stata lei stessa in quella schiera o, a questo punto, ribadendo con forza di sentirsene infinitamente al di sopra. Insomma, certe ramanzine da gente che pubblica articoli simili sono alquanto fuori luogo. La Gambillara ha indubbiamente commesso un errore (credo non meritasse di essere messa alla gogna così, ma è un’opinione personale), di sicuro farà tesoro della lezione. Però non capisco in base a quale logica solo Tonelli è un direttore brutto e cattivo e i redattori di Artribune sono pessimi, mentre gli altri sono bravi e belli e chi li difende è imparziale.

  • pino

    Chiedo scusa, leggo solo ora tutto quanto sopra riportato – Mi dite dove sono pubblicate le dichiarazioni di Maya Pacifico in merito a Tonelli di cui parla Helga Marsala nel suo commento?
    Vorrei farmi un’ opinione! Grazie