Coi vecchi codici penali e civili, 10mila origami. Accade in Belgio, complici il designer Charles Kaisin e i detenuti del carcere di Bruxelles

Sembra di assistere a una pena che segue la legge del contrappasso dantesca, a vedere dei carcerati intenti a realizzare 10mila origami con le pagine di vecchi codici civili e penali. È in realtà l’idea del designer belga Charles Kaisin, per l’allestimento dell’immensa sala dei pas perdu del Palazzo di Giustizia di Bruxelles, realizzata in […]

Sembra di assistere a una pena che segue la legge del contrappasso dantesca, a vedere dei carcerati intenti a realizzare 10mila origami con le pagine di vecchi codici civili e penali.
È in realtà l’idea del designer belga Charles Kaisin, per l’allestimento dell’immensa sala dei pas perdu del Palazzo di Giustizia di Bruxelles, realizzata in occasione del bicentenario della città. Supera anche le mille gru di carta della tradizione nipponica che, se realizzate da una sola persona, consentirebbero l’avverarsi dei suoi desideri. Kaisin moltiplica per 10 la quantità di origami, arte che lo stesso designer ha appreso in Giappone in un anno, e per 15 le persone impiegate nella piegatura della carta, in questo caso i detenuti. Il risultato è sorprendente un campo di fiori di iris sospesi, a diverse altezze, da fili rossi.
Il vento interviene sulla stabilità dell’installazione e il passaggio sotto questo cielo di origami è suggestivo. Non è un caso che lo stesso designer sia noto per oggetti in carta e materiali riciclati (Hair Chair e K-Bench). Come i grandi maestri del passato, ha trovato la sua materia prima d’elezione e ora la plasma in tutte le sue forme.

Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • carmen

    Poesia e leggerezza.

  • leo

    Almeno non dovranno venire annaffiati!