A ognuno il suo museo virtuale. Intel trasforma il vostro profilo di Facebook in una mostra…

In gergo tecnico si chiama “data visualization” e le sue applicazioni ormai non si contano. Si va da quelle di taglio più pratico, che servono a interpretare velocemente grandi quantità di informazioni, a quelle artistiche, che cercano di formalizzare esteticamente i flussi di dati digitali. In questo caso, l’obiettivo è il marketing, ma l’esperimento resta […]

In gergo tecnico si chiama “data visualization” e le sue applicazioni ormai non si contano. Si va da quelle di taglio più pratico, che servono a interpretare velocemente grandi quantità di informazioni, a quelle artistiche, che cercano di formalizzare esteticamente i flussi di dati digitali. In questo caso, l’obiettivo è il marketing, ma l’esperimento resta interessante, soprattutto per la scelta del “museo” come interfaccia.
Immaginate una mostra tutta dedicata a voi, che racconti la vostra vita online tramite fotografie, parole, video e mappe. È quello che fa Museum of Me, un’applicazione online sviluppata dalla Intel, colosso statunitense dei processori per computer. Basta collegarsi al sito web del progetto, dopo aver effettuato l’accesso a Facebook, e autorizzare l’elaborazione dei propri dati. In pochi secondi, un video generato in tempo reale vi farà passeggiare attraverso le sale di un museo personalizzato. Il trionfo del narcisismo 2.0…

– Valentina Tanni

www.intel.com/museumofme

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Pincopallino

    La scelta del “museo” come interfaccia mi pare tutt’altro che “interessante”… mi pare invece un’enorme fesseria! Perchè dovrebbe esistere un “museo” in cui accatastare le idiozie che quotidianamente sbattiamo nei social network? I social network sono fatti per questo, per dire cose che il giorno dopo saranno già perse, per mostrare immagini di cui la settimana dopo nessuno si ricorderà, per spammare e fare marketing di basso livello.

    Perdonatemi ma un “MUSEO” per me è ancora qualcosa di diverso. E mi piacerebbe davvero tanto che un sito come il vostro, che parla di ARTE, fosse in grado di sensibilizzare il pubblico su COSA vada in un museo e cosa non abbia senso mettere in un museo. Se avessi un portfolio di immaigni, una galleria online, mi piacerebbe molto presentarla con un’interfaccia del genere… ma le foto degli amici su facebook? Ma dai siamo seri… un po’ di qualità ogni tanto non guasterebbe. Anche nel Web 2.0!

  • SG

    @ la redazione
    Perché non fare un articolo, magari aggiornabile, con un elenco delle migliori applicazioni itunes relative al mondo dell’arte?

  • Redazione

    Otimo, suggerimento. Ci lavoriamo su!