Ecco come si presenta un nuovo museo d’arte contemporaea! I polacchi quindici anni fa lavavano i vetri ai semafori, oggi ci pigliano culturalmente a ceffoni ogni giorno

Una conferenza stampa, uno slide show, una bella presentazione powerpoint? Archeologia, se non proprio paleontologia! Oggi la presentazione di un nuovo museo si fa così: con un mini-video affidato a un’artista, ma non una roba documentaria, proprio un’opera d’arte – la vedete qui sotto -, realizzata dall’eclettico creativo Wojciech Bąkowski. E dove accade tutto ciò? […]

Una conferenza stampa, uno slide show, una bella presentazione powerpoint? Archeologia, se non proprio paleontologia! Oggi la presentazione di un nuovo museo si fa così: con un mini-video affidato a un’artista, ma non una roba documentaria, proprio un’opera d’arte – la vedete qui sotto -, realizzata dall’eclettico creativo Wojciech Bąkowski.
E dove accade tutto ciò? Ma in quel paese che continua a fare di tutto per far vedere al resto dell’Europa che vuol dire fermento vitale, idee in azione, adesione alla contemporaneità. Ovvero in Polonia, dove la direzione del Museo d’Arte Contemporanea di Varsavia ha rivelato altri dettagli sulla sua nuova sede permanente. Con il filmato – 15 secondi – che mostra un modello digitale dell’edificio progettato dall’architetto svizzero Christian Kerez.

Il museo che sorgerà su una superficie di 35mila metri quadri – capito che intendiamo, quando diciamo che la spirale di Libeskind a Milano, 5mila mq di spazi espositivi, è proprio piccolina? – è destinato ad ospitare anche il prestigioso teatro TR Warszawa. Costo complessivo del progetto? Intorno ai 270 milioni di zloty, come dire circa 70 mln di euro.
Tra le acquisizioni ufficializzate opere di big come Magdalena Abakanowicz, Katarzyna Kozyra, Artur Zmijewski – curatore della prossima Biennale di Berlino -, dei pittori Marek Sobzyk e Andrzej Wroblewski, di Zbigniew Libera, al quale sarà anche intitolato un archivio dedicato alla produzione polacca alternativa degli anni ottanta.
Il museo lascerà definitivamente la sua sede provvisoria di ulica Panska nel 2016, anno in cui è prevista la conclusione dei lavori del nuovo edifico nella centralissima Piazza Defilad, ai piedi del Palazzo della Cultura e della Scienza.

Giuseppe Sedia

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Giuseppe Sedia
Giornalista e reporter freelance nato il 6 luglio 1982 a Montreuil (Francia). Scrive di attualità, politica, cultura e spettacoli. È redattore del ‘Krakow Post’. I suoi articoli dedicati a cinema, videogiochi e arti visive sono apparsi su numerose riviste e web magazine italiani e stranieri (‘Warsaw Business Journal’, ‘Il Manifesto-Alias’, ‘Cafe Babel’, ‘Cineforum’, ‘Exibart’, ‘Film International’, ‘Asia Express’, ‘Sentieri Servaggi’). Attualmente vive in Polonia.
  • Emilio

    premetto che probabilmente non è colpa dell’autore della news ma della redazione centrale, ma è ovvio che i polacchi “ci pigliano culturalmente a ceffoni” se anche una testata di arte contemporanea che vorrebbe fare tendenza (o peggio sistema come ho sentito dire) pubblica degli abstract che sembrano striscioni dello stadio.
    in polonia, per esempio, non avrebbero mai pubblicato una cosa così.
    “i polacchi 15 anni fa lavavano i vetri ai semafori, oggi ci prendono culturalemente a ceffoni”.
    fate paura, siete veramente ignoranti, rozzi ed irrispettosi. ma credete che la polonia 15 – 20 o 200 anni fa fosse un paese di lavatori di vetri? solo perchè alcuni sfortunati emigrati dopo il periodo comunista sono venuti in italia e visto che facevano la fame chiedevano i soldi ai semafori in cambio di un servizio anche un po’ umiliante?
    è assurdo e per niente ironico l’inizio di questo articolo.
    siete delle bestie, e poi chiedete via newsletter di far abbonare i nostri amici.
    fate prima a far abbonare quelli di azione studentesca o forza nuova, il livello culturale è lo stesso, solo che voi andate alle mostre e loro allo stadio.
    almeno fate a cambio così può essere che vi divertite tutti di più.

  • Rosa

    un giorno assolato d’agosto ero ferma al semaforo e un giovane STUDENTE ITALIANO, gentile, riservato, mi ha chiesto con gentilezza, dopo avermi augurato buon giorno, se mi poteva lavare il vetro, spiegando che avrei guidato meglio. Non c’era nessun altro automobilista: ho atteso e mi ha lavato il vetro davanti, dietro e perfino i laterali con una perfezione che non dimentico.
    Volentieri gli ha lasciato il denaro, perchè lui mi ha lasciato un gran sorriso e un ricordo che non dimenticherò mai.

  • Redazione

    Alle volte i titoli vengono fatti per testare il quoziente di perbenismo di certi lettori. Che puntualmente ci cascano.

  • Lidia

    Ma quando mai i polacchi hanno lavato i vetri ai semafori?
    Culturalmente non sono mai stati dietro nessuno, semmai sono stati relegati in periferia, come accade oggi per l’Italia!

  • Giusy Lauriola

    Sono stata invitata in Polonia a Lodz a partecipare come artista ad un festival internazionale di fotografia e sono rimasta affascinata dal loro elevato livello culturale artistico. Ho pensato che il passato comunista ha permesso a questo popolo di rimanere sempre intelletualmente impegnato. Noi siamo alla preisoria rispetto a loro. Non ho letto come offensivo il titolo ma come provocatorio anche perchè molto spesso gli italiani pensano ai polacchi e ad altri appartenenti a popolazioni che spesso vengono ad lavorarre da noi, come persone di secondo ordine proprio come pensavano di noi, per esempio, i tedeschi o gli svizzeri ai tempi della nostra grande emigrazione.

  • Rosa

    La Polonia ha una forte tradizione d’arte. Il muovo museo ne è testimonianza.
    Un solo esempio di come l’Italia riconosce la creatività polacca:
    TRA POLONIA E ITALIA. GRAFICA POLACCA NELLE EDIZIONI DI VANNI SCHEIWILLER IN MOSTRA ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI CRACOVIA
    MARTEDÌ 12 SETTEMBRE 2006 21:34
    CRACOVIA\ aise\ – Apre il 15 settembre, alle ore 18.00, presso la Galleria dell’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia, la mostra “Tra Polonia e Italia. Grafica polacca nelle edizioni di Vanni Scheiwiller. 1984-2006”. L’evento si inserisce nel programma ufficiale del 40º anno della Triennale della grafica di Cracovia 2006 e rappresenta un contributo specifico voluto fortemente da Alina Kalczynska e dall’Istituto Italiano di Cultura a testimonianza dei legami tra la scuola di grafica di Cracovia e il mondo dell’arte e dell’editoria italiana di settore.
    La mostra, che sarà aperta al pubblico sino al 14 ottobre, si compone di incisioni originali di artisti polacchi, pubblicate in una serie di piccoli libri d’artista; è allestita da Ryszard Otreba ed accompagnata da un catalogo, a cura di Laura Novati.
    Come scrive Alina Kalczynska, nella sua introduzione, si tratta di “Una piccola serie preziosa”, che attraverso le opere di alcuni artisti documenta l’affermarsi una serie di opere, di tecniche, di linguaggi di insospettata ricchezza e ricostruisce il percorso che ha permesso che tale vasta produzione grafica e forma d’arte, a lungo confinata in un ambito nazionale polacco, sia stata progressivamente conosciuta all’estero e segnatamente in Italia grazie anche all’interesse che l’editore milanese Vanni Scheiwiller. (aise)
    da: http://www.aise.it/cultura/mostre/8554-.html?quot;tra-polonia-e-italia_-grafica-polacca=

  • francesco

    la risposta della redazione ai commenti sul titolo della news rimarca ulteriormente il livello di imbecillità della redazione stessa. ma d’altronde il livello umano e culturale della redazione si commenta da sè.

  • E’ un peccato che invece di parlare della forza propositiva di questo formidabile paese, che sta dando lezioni a tutta la vecchia Europa, si debba parlare del titolo.
    Ma visto che il titolo è responsabilità mia, mi toccherà di spiegare. In primis di spiegare che solo chi ha poco sale in zucca o ha tanta cattiva fede può vedere, in quella provocazione, un attacco o un offesa al popolo polacco o alla nazione Polonia. Tutto il contrario. Si cerca, infatti, di sottolineare, sferzando anche con titolazioni rudi, la vulgata europea (non solo italiana, pensiamo a cosa non fece la Francia quando la Polonia entrò in Europa, con i governanti del civilissimo paese d’oltralpe a far terrorismo sugli “idraulici polacchi”…) che per lunghi anni ha guardato certi paesi dall’alto in basso.
    Oggi questi paesi dimostrano capacità organizzative, sociali, antropologiche, economiche e, non ultimo, culturali, che noi, semplicemente, ci sogniamo. Oggi questi paesi dopo aver inviato da noi manodopera non specializzata, attirano a loro i nostri cervelli (come il buon Giuseppe Sedia che ha scritto il pezzo qui sopra. E migliaia di altri).
    Il titolo immagino sia utile a pensare noi stessi nei confronti dei popoli, soprattutto del’est. Ed a comprendere e digerire quanto prima il fatto che, andando avanti così, condanneremo non le nostre nipoti, ma le nostre figlie a far da badanti ai vecchietti rumeni.

  • hm

    – ma credete che la polonia 15 – 20 o 200 anni fa fosse un paese di lavatori di vetri? –

    sì . e anche di muratori .

  • Giusy Lauriola

    scusate ho notato che sono l’unica che ha un volto in questa discussione.. mi sapete dire perchè? Da dove è stata presa la foto da FB? sarebbe più reale vedere anche le altre “faccie”…… alcune le conosco altre no…

    • Lila

      purtroppo anche nel 2011, ci sia un livello culturale del genere….comprendo qui’ non solo Giuseppe Sedia, ma anche la redazione del giornale stesso. Che vergogna!!!

    • Lila

      purtroppo anche nel 2011, scrontriamo un livello culturale del genere….comprendo qui’ non solo Giuseppe Sedia, ma anche la redazione del giornale stesso. Che vergogna!!!