Un ritorno al tempo presente. Agostino Arrivabene vive questo ossimoro, abita l’antitesi di una ricerca, di uno studio e di una tecnica provenienti da un mondo lontano, trasposti nel pensiero e nell’immaginazione del contemporaneo.
In un antico casale, nel cuore della Pianura Padana, ha unito studio e abitazione: un luogo surreale, una modernawunderkammer, attuale e bucolico Vittoriale dannunziano.

In questi luoghi Agostino mette in atto la sua rappresentazione pittorica, in un continuo confronto metamorfico con il mito greco, la filosofia e i grandi maestri rinascimentali. Leonardo, Caravaggio, Michelangelo, per poi passare nei Paesi Bassi ed incontrare Remabrandt e i Fiamminghi, fino a immergersi nella spiritualità Simbolista, spingendo il reale verso una dimensione sognante. L’artista conduce così incontro a una natura altra, capace di compiere una metamorfosi della visione e della conoscenza, oltre la contemplazione terrena.

 Alberto Mattia Martini

  • Wilmer Bottini

    Con le distanze e il rispetto dovuti, il video mi sembra un po’ troppo ridondante e compiaciuto: come se gli autori, per far ‘bella figura’ e risultare all’altezza del personaggio intervistato, abbiano finito con lo strafare — musica ed effetti audio invadenti, inutili bianco e neri ‘artistici’…
    L’opera di Arrivabene è già complessa ed evocativa di suo; non ha bisogno, secondo me, d’imbellettamenti, d’iniezioni di mistero artificiale — magari il diretto interessato la pensa in tutt’altro modo, e ovviamente il parere che conta è il suo, ma come mi mancano certe interviste senza fronzoli eppure ingegnose degli anni sessanta e settanta!
    Utile la seconda parte per chi, come me, si interessa degli aspetti tecnici della pittura.

  • Egisto

    Video un poco ruffiano, ma è sempre bello sentir parlare un maestro e vederlo all’opera. Mi piacerebbe poi sapere quali sono i punti di contatto di Agostino Arrivabene con Michelangelo, menzionati dall’intervistatore nell’articolo. Non mi pare che nulla di quanto detto (o dipinto) da Arrivabene collimi con la conclamata poetica del divino, se non a livelli estremamente sottili, e dunque ignorabili.

  • angelov

    Spesso gli artisti sono i peggiori critici del proprio lavoro; le sue opere che, secondo me, ricordano molto Blake, Dalì o Bosch, sono state accostate a quelle di Leonardo o Caravaggio; la sua affinità con Leonardo mi sembra soggettiva, e lo è senz’altro in via spirituale, ma non traspare nei suoi quadri. Intervistare un personaggio come lui, penso che si sia trattato di una impresa incredibile, e forse irripetibile.

  • albertoagazzani

    Chissà chi gli ha fatto conoscere le Wunderkammer?
    Chissà chi gli ha fatto conoscere Nerdrum?
    Chissà chi lo ha difeso quando nessuno se lo filava.
    Io me lo sono dimenticato. Ed anche lui.

    • Mirco Baroso

      Caro critico….
      Ma chi se ne frega del tuo pensiero…..
      Uno dei soliti venduti….
      Si certo….. Meglio dimenticati….
      I collezionisti non hanno bisogno di gente come te…
      Continia a fare le tue mostre e lascia a chi si merita il successo….
      Se tu non ci sei… Evidentemente non te lo meriti!

      • albertoagazzani

        Ahahahahah!!!

  • albertoagazzani

    Ricordo ancora quando il Vecchio Sgarbone, che oggi millanta di averlo scoperto giovanissimo, vide i suoi lavori, a Piacenza nel marzo 2002. Fu ad una mostra da me curata per l’indimenticato ed indimenticabile Antonio Braga (altro personaggio capitale per Arrivabene, ma anche lui rimosso), al quale “imposi” amichevolmente Arrivabene, dopo l’antologica di Crema nel settembre 2001, ed al quale dedicò sorprendentemente (per lui che aveva deciso di occuparsi solo di artisti piacentini) la sua ultima mostra. Il Vecchio Sgarbone liquidò la pittura di Agostino come “roba da froci”! Se lo ricorda bene anche la vedova di Braga. Meno male che esistono i libri e che non tutti hanno la memoria corta…