“Non riesco a pensare a due artisti più simili di Gianfranco Baruchello e Alessandro Bulgini. Il primo, nel 1973, fonda una S.p.A agricola occupando i terreni a rischio speculazione attorno al suo podere nella campagna romana, per poi intraprendere una profonda riflessione sul rapporto fra arte ed economia. Il secondo, da due anni vive dentro un bar che ha, nei fatti, “occupato”, alla periferia di Torino, dedicando la giornata a parlare con le persone e a mettere il bagaglio dell’artista a disposizione di una comunità di base”.
Con questo inedito, personalissimo parallelo tra un maestro dell’arte del Novecento e un giovane artista italiano, Gian Maria Tosatti introduce il quarto appuntamento del progettoLa costruzione di una cosmologia”,  di cui è in corso il primo ciclo – al Museo  Hermann Nitsch di Napoli – dedicato al ruolo dell’artista nella società contemporanea. Una serie di incontri vis à vis, in cui generazioni diverse di artisti si trovano a conversare, a guardarsi negli occhi e a mettere sul tavolo convincimenti, radici, speranze, suggerimenti, fragilità, desideri. Semplicemente la pratica del dialogo, troppo spesso obliata,  utile alla ridefinizione di un senso, di una direzione, di una identità per l’arte italiana.
L’urgenza, dunque, è quella di fare il punto sulla figura dell’artista, di investigarne l’incisività, la pregnanza sociale, la capacità di determinare il corso della storia e insieme di intercettarne i mutamenti, facendone materia creativa ed intellettuale. Tema cardine, declinato in vari sottotemi: la bellezza, esplorata da Giuseppe Gallo e Andrea Mastrovito; la politica, al centro del confronto tra Alfredo Pirri e Giuseppe Stampone; l’economia, con Stefano Arienti e Andrea Nacciarriti.
E proprio di quest’ultimo appuntamento pubblichiamo un riassunto video, testimonianza dei momenti più interessanti di un percorso a due, condotto a cavallo di memorie e riflessioni.

Oggi abbiamo un rapporto che è quasi esclusivo con tutte quelle che sono le dinamiche economiche, soprattutto e anche in funzione di quello che è successo, dalla crisi economica al crollo delle borse nel 2007. Ma non solo: tutto questo implica un aspetto teorico che all’inizio sembrava non avere effetti su niente e nessuno, e che poi è diventato reale. Ci siamo allora dovuti per forza confrontare con un mondo che ha a che fare fondamentalmente con il denaro, inteso come unità di misura del valore delle cose”. Così, Nacciarriti, nella sua libera circumnavigazione  intorno a un tema così complesso, fa il punto sulla centralità quasi ossessiva, esclusiva, del fattore “denaro” nella nostre esistenze. Una dimensione di vincolo, che ha visto la speculazione teorica tramutarsi in condizione fisica, in malessere concreto, in tensione avvertita al livello del corpo, delle relazioni, delle disillusioni, degli spostamenti.  Ma gi artisti, in questo stritolamento generale, in questa accelerazione dei processi sociali, in questa caduta connessa all’economia e alla cultura di massa, che fanno? Cosa dicono? Come si muovono? Quanto contano?
Ho sempre pesato che gli artisti non dovrebbero avere a che fare con i sensi di colpa della società”. È la posizione lucida di Arienti. Che prosegue: “Magari  ne parlano, ne sono portavoce, cercano di dire la loro, possono influire; però io penso che i giochi veri si facciano da un’altra parte. Anche perché gli artisti fanno l’arte, e l’arte in qualche modo è fatta di cose, più che di  un sapere condiviso”. E si torna a punto: gi artisti e il loro ruolo, nella débâcle economica degli anni dieci, e poi ancora dopo, ad osservare – e costruire – una delle fasi più critiche (e dunque potenzialmente più fertili) per l’Occidente della post-modernità o della ultra-modernità.

Alessandro Bulgini, B.A.R.L.U.I.G.I
Alessandro Bulgini, B.A.R.L.U.I.G.I

Il prossimo incontro de “La costruzione di una cosmologia” è eccezionalmente organizzato a Roma, anziché a Napoli. Ad accoglierlo è lo studio di Giuseppe Gallo, coinvolto nuovamente, ma in veste di padrone di casa. Qui, in uno spazio di lavoro e di giornalieri rituali creativi, si discuterà di “Utopie del quotidiano”. Un concetto che ritorna, continuamente, nella ricerca degli artisti di tutti i tempi; un concetto che si declina in molti modi possibili e che si connette al problema del limite: necessario, travalicato, contraddetto, spezzato, prolungato, imposto, modificato, interiorizzato ed esteso, tra lo spazio della vita e la linea della morte.
Baruchello e Bulgini, due artisti diversissimi, hanno entrambi proiettato questo sentire utopico entro una dimensione della routine – dal miracolo regolare della pratica agricola, ai tempi morti trascorsi in un bar – facendone sostanza di riflessione intorno al reale, al tempo, all’economia, alla storia, alla natura delle relazioni, ai cicli dell’esistenza. Una maniera per cercare di allungare i limiti consueti del quotidiano, tramutando la forma comune in forma eccentrica, utopica, magica, persino eversiva.

Helga Marsala

Martedì 12 novembre, ore 19
Studio di Giuseppe Gallo presso il Pastificio Cerere
Viaia degli Ausoni 7, Roma

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Alessandro Bulgini

    grazie :)

  • ullallà

    Che peccato che il video si interrompa così proprio nel bel mezzo della discussione. Chiedo se è possibile rieditarlo più completo, perchè le parole di Arienti sono parole interessanti, semplicemente incisive e utili, portatrici di uno sguardo più maturo e ampio, seppur interessante anche Nacciarriti, il suo punto di vista mi risulta più un atteggiamento di perdita, classico dell’italiano di oggi. Invece l’interessante ora stava nelle parole di Stefano che forse provano a rivalutare l’artista, appunto non vedendolo come un prete, un saggio, un distributore di parole e verità, ma un creatore di… Insomma il video così mozzato è un pò una truffa e perde il senso che sembrava avere.

  • Eva

    Inaccettabile la chiusa che non può essere una scelta stilistica soprattutto nei confronti dei non presenti all’incontro.
    Ne vien fuori una totale chiusura data da una posizione assoluta da parte di Arienti che sfocia in un citazionismo incomprensibile come D&G, Prada ecc..ahh forse voleva essere qualcosa di ironico in riferimento alle Fondazioni?? Ed Armani?? Ed ancora Giorgio Strehler oltretutto scomparso nel 1997, come un periodo per il quale continuare in un crogiolo senza fine..Andare avanti e vivere in proprio tempo, apportando al proprio tempo..non saprei i pareri opinabili logori e datati che non si mettono in gioco, che in qualche modo non si sporcano le mani, che non si pongono domande, posizione invece che vedo in Nacciarriti in una messa in dialogo che non era “cantata” ma atta ad un confronto che non c’è stato.
    Siamo proprio lo specchio trito di un Paese che non guarda al futuro..
    Eva

    • ullallà

      Eva, non ha molto senso continuare la tua discussione, onestamente la trovo decadente e unificata al sistema che prevale oggi nelle menti di noi “senzasoldi”. C’è solo una cosa che vorrei ribadire, se la redazione ci potrà leggere. METTIAMO IL VIDEO COMPLETO, così almeno ognuno può trarne le conclusioni che desidera, nella libertà dei propri interessi. ED EVITA DISCORSI RETORICI.
      grazie
      Giulio

  • Alessandro Bulgini

    ciao Giancarlo, il B.A.R.L.U.I.G.I. BASE, dove ci sono io è in via Brandizzo 31 Torino :)

  • Eva

    Signor Giulio Ullallà,
    di sicuro non c’era pretesa di comprensione da parte sua,
    tantomeno sono solita dialogare con chi non ha strumentazioni atte alla comunicazione e, per questo, in altro non riesce, se non a denigrare.
    Pratica abusata anche al talk in riferimento.
    Concludendo,
    avrei gradito un approfondimento sulla tematica posta da Tosatti piuttosto che intorno al nulla,
    superare l’oggetto Duchampiano per arrivare ad un’altra operazione di non radicalizzazione del pensiero dell’arte sulle cose, portando il luogo deputato all’arte ad essere assorbito da un nuovo sistema comunicante, vedi il lavoro della Senatore portato ad esempio da Nacciarriti,
    l’arte non può essere un processo logico, quanto, invece, un processo inespresso e, sarebbe stato interessante sentir qualcosa di consequenziale a questa premessa di Nacciarriti, da legare al mondo dell’economia per il quale Arienti si è estraniato.
    L’utilità è tradotta nella finalità, il perno del ragionamento etico e, la sua diretta applicazione, comparabile a seconda del livello di utilità generata, intesa come aggregazione del grado di utilità raggiunto dai due artisti in questione.
    Eva